Gli “Sdaleen” di Carboni Enrico – Nr.7 – I Tabernacoli arborei e le Croci

2013/02/24, Veragato – Continua con la 7° puntata il viaggio di Enrico Carboni sulle nostre terre, questa volta alla ricerca dei Tabernacoli arborei e delle Croci.

I tabernacoli arborei o lignei rappresentano la tipologia di sdaleen più antica, probabilmente la struttura originaria, elementare, dalla quale si sono poi sviluppate tutte le forme successive più complesse come le edicole votive, i piloni, i pilastrini e le cappelline. Sono anche quelli che danno conto in modo chiaro del rapporto quasi esclusivo con il mondo contadino. Realizzati in forma di piccole casette di legno, appesi sugli alberi alla prima biforcazione (foto 1) od a volte su di un palo conficcato nel terreno al limite dei campi(foto 2), rappresentavano la richiesta di protezione ultraterrena sui raccolti e più in generale sui protagonisti della vita dei campi, cioè gli uomini, le donne e gli animali. Per costruirli bastavano le abilità esistenti all’interno della famiglia contadina: qualche assicella inchiodata, una reticella metallica ed una latta ritagliata e verniciata a protezione dal vento e dalla pioggia e all’interno della casetta una targa in ceramica della B.V. o più spesso l’immagine di un santo protettore dei vari aspetti della vita dei campi: S.Antonio Abate (gli animali da cortile e da stalla), S. Vincenzo Ferreri (i raccolti), S. Antonio da Padova (il santo del pane), S. Rocco e S. Sebastiano(le epidemie e le malattie); nelle situazioni più povere una immagine su lamiera, su carta, o un semplice santino. E’ la forma più semplice di richiesta di protezione, artisticamente poco significativa, ha invece importanza storica perché rappresenta appunto la forma più antica. La sua presenza nel paesaggio rurale è documentata almeno dal 1400. Il tabernacolo arboreo rappresenta l’esposizione di un’immagine sacra in una architettura naturale spontanea, in un organismo vivente che richiama l’albero sacro presente in tutte le religioni. Nel caso evidenziato nella foto 3, è addirittura l’albero che si è fatto tabernacolo, la targa devozionale è stata inglobata dal tronco diventando un tutt’uno con l’olmo che la ospita. Alberi quasi sempre posti su linee di confine, possibilmente perenni per garantire nel tempo l’esposizione, per lo più querce, olmi, faggi, aceri, attorno ai quali spesso si sono sviluppate devozioni così importanti e nel tempo crescenti da diventare veri e propri santuari con dedicazione mariana includente la dedicazione arborea (Madonna del Faggio, dell’Acero, dell’Olmo, del Melo, del Piratello, del Bosco). Ma tornando ai tabernacoli arborei, quei pochi trovati nel corso della ricerca, danno conto della difficoltà a durare nel tempo, data la deperibilità dei materiali con i quali sono costruiti, (Foto 2 e 4 )e quindi anche del perché sono quasi tutti scomparsi e di loro si sta perdendo anche la memoria. Per fortuna non del tutto, se ancora qualcuno ne costruisce dei nuovi (foto 5). Discorso analogo vale anche per le grandi Croci di legno che troviamo sulle cime dei monti come elementi di sacralizzazione di luoghi che essendo sopraelevati sono considerati più vicini al cielo e quindi a Dio. Anche in questo caso si tratta opere devozionali molto antiche che attraverso la croce richiamano la passione, la morte e la resurrezione di Cristo quali elementi fondanti la religione cristiana. La croce è quindi diventata il simbolo della religione cristiana ancorché sia presente in tutte le religioni che fanno riferimento al simbolismo biblico dell’albero della vita piantato nel mezzo del Paradiso terrestre. 

Si tratta sempre di grandi croci in legno senza la figura di Cristo e che presentano al centro un tabernacolo in legno simile a quelli appesi agli alberi, con all’interno targhe devozionali raffiguranti la Madonna o i Santi. La prima che presentiamo è quella che si trova sulla cima del Monte di Salvaro a quota 826, restaurata alcuni anni or sono dal gruppo Alpini di Vergato e da Alfredo Marchi, conserva ancora, all’interno di un minimale tabernacolo in legno, alcuni frammenti di una pregevole targa in terracotta della B.V. con il bambino.(foto 6) La seconda croce si trova sulla cima del Monte Croce di Tolè e questo la dice lunga sulla sua età che ha evidentemente determinato il toponimo del monte sul quale si trova, a quota 808. La croce benché eretta in epoca molto antica, si presenta in ottimo stato di conservazione, reca affisso all’incrocio dei bracci un tabernacolo ligneo con all’interno una targa in ceramica raffigurante S.Vincenzo Ferreri riconducibile alla seconda metà dell’ottocento.(foto 7). La terza croce si trova sul Poggiolo di Prada, in Comune di Grizzana, a quota 543, sulla cima di un rilievo che domina la valle del Reno all’ombra del Montovolo. Si presenta molto deteriorata ed inclinata su un fianco, prossima a cadere, ( foto 8), non vi è più traccia del tabernacolo e dell’ immagine sacra che erano certamente presenti quando venivano organizzate annuali processioni che partivano dalla chiesa di Prada per raggiungere la croce e che ancora oggi qualcuno ricorda per la grande partecipazione di fedeli. Si rende pertanto necessario e urgente un intervento di restauro per evitare che questo antico segno sacro  vada perduto.

1°  Foto di copertina  TAB. ARB. Gaggio Montano

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