Gli “Sdaleen” di Carboni Enrico – Nr.9 – I Pilastrini pubblici

 

2013/02/24, Vergato – Continua con la 9° puntata il viaggio di Enrico Carboni sulle nostre terre, questa volta alla ricerca de: Gli Sdaleen ”Pubblici”

Gli sdaleen fino ad oggi presentati sono tutti d’iniziativa privata, costruiti cioè  da un privato, da una o più famiglie e che solo per effetto della crescente devozione religiosa popolare che inducevano, diventavano nel tempo di fruizione pubblica, cioè oggetto di attenzione e devozione da parte di molte persone che si fermavano a pregare o a recitare il rosario nel mese di maggio o punti di riferimento sul territorio per le processioni che i parroci organizzavano in occasione delle rogazioni del 25 aprile (Rog. maggiori) o nei tre giorni precedenti l’Ascensione (Rog. minori).

Presentiamo oggi un gruppo di sdaleen che si distinguono da quelli già visti e che hanno le caratteristiche prima descritte, perché accanto alla funzione religiosa che comunque è sempre presente e prevalente, svolgono anche una seconda funzione che ha a che fare con il pubblico o quanto meno con la pubblica utilità.

Questo avviene per esempio quando gli sdaleen sono costruiti per ricordare e celebrare importanti opere pubbliche e sono quindi realizzati dalle amministrazioni pubbliche, con fondi pubblici. E’questo il caso della grande edicola di S.Vincenzo, a Campolo, che fu realizzata a conclusione del primo lotto dei lavori della strada che per la prima volta collegava il paese al Santuario di Montovolo a metà degli anni 50. In realtà, racconta Ottorino Gentilini, che ne fu il progettista e direttore dei lavori, nel suo libro Montovolo-Monte Sacro, si trattò della ricostruzione di un vecchio tempietto preesistente che si dovette demolire per allargare la sede stradale e renderla adeguata al traffico veicolare. Singolare la tipologia costruttiva caratterizzata da due grosse colonne in blocchi di arenaria, con capitelli che sostengono una grossa lastra di copertura a riparare una piccola nicchia che accoglie la statua di S.Vincenzo e la grande targa commemorativa. E’ la copia, più in grande, dell’edicola esistente a Castelnuovo, appena passato il borgo in direzione di Affrico, e che reca la data di costruzione 1732.

Un secondo esempio è rappresentato dai pilastrini della rinascita che venivano eretti a conclusione dei lavori di costruzione delle case UNRRA. Con questa sigla veniva indicata una organizzazione internazionale delle Nazioni Unite che nell’immediato dopoguerra raccolse fondi e finanziò lavori di ricostruzione nei paesi distrutti dalla guerra. In particolare in Italia furono costruite case ed a volte interi quartieri sulla base di una progettazione moderna e innovativa che prevedeva moduli abitativi a schiera, dotati di spazi per il giardino e l’orto e spazi comuni socialmente utili. In tutti i casi fu anche previsto ed eretto un pilastrino, in mattoni a vista, con una terracotta con l’immagine della Madonna della Rinascita, appositamente realizzata e la scritta: Signore! Benedici queste case risorte! che ben rappresenta e ricorda lo spirito di rinascita e ricostruzione di quegli anni.

Un terzo esempio di sdaleen pubblico è la cappellina che troviamo in prossimità del ponte che attraversa il torrente Orsigna in località Ponte Saltello in comune di Pracchia. Due targhe poste all’interno, sulle pareti laterali, ricordano che la cappellina fu costruita nel 1745 in occasione della costruzione del ponte che doveva facilitare i collegamenti fra Bologna, Firenze e Roma lungo l’antico percorso dei pellegrini che attraversava l’Appennino al valico di Porta Franca.

La seconda targa ricorda che dopo circa 200 anni, nell’anno 1932, quel ponte è stato ricostruito in ferro e cemento dalla Provincia di Pistoia.

Alla categoria degli sdaleen pubblici appartengono anche quelli che svolgono funzioni riconducibili alla segnaletica stradale. Collocati come sono all’inizio, a metà ed alla fine delle strade storiche (esemplare la tripartizione della vecchia strada comunale Vergato-Cereglio con un Pilastrino in uscita a Vergato(Crocetta), uno a metà percorso a Susano (Campiano) ed uno in arrivo a Cereglio (Suzzano) (sostituito ai primi del novecento dall’attuale cappellina della B.V. del Carmine), quasi a scandire uno spazio che si misurava allora in ore di cammino, ad indicare l’inizio della strada, la fine, la metà di essa; nell’esposizione del pilastrino è implicito il valore del messaggio, lo sdaleen diceva qualcosa al viandante, al pellegrino, al viaggiatore.

Un messaggio che nei punti critici e pericolosi del percorso: in un trivio, a cò di un ponte, in prossimità di un guado, entrando in un bosco, assumeva anche il valore di rassicurazione, di protezione, di conforto, recuperando in questo modo quel rapporto originario con le erme romane poste a capo delle strade, ai crocevia, ai confini delle proprietà per invocare la protezione del dio pagano Ermes sui viandanti. Volendo fare ricorso ad una citazione storica e colta per descrivere la situazione, meglio delle parole può servire l’immagine dei bravi di Don Rodrigo che aspettano D. Abbondio appoggiati alle spallette di un ponte proprio in quanto punto di  passaggio obbligato, ineludibile per il pavido parroco dei Promessi Sposi e non è per caso che sul ponte si erga a protezione dei viandanti un edicola votiva (Santella nel comasco) come si può vedere nell’illustrazione dell’episodio che ne fece Francesco Gonin nella edizione dei Promessi sposi avvenuta nell’anno 1827.

Altre volte il messaggio è molto più esplicito come nel caso del Pilastrino posto in fregio alla strada all’uscita dal borgo di Cavanne di Verzuno, nel quale nel 1893 un tal Paolo Rizoni, nella iscrizione, oltre all’invocazione religiosa ”viva Gesù viva Maria”, fa aggiungere, quasi ad anticipare la segnaletica verticale odierna, le parole “Strada di Verzuno”. Significativo anche il fatto che dopo alcuni chilometri all’arrivo della strada a Cà Montione si trovi un pilastrino analogo ad indicare la fine della strada. Tutto questo a significare che per secoli gli sdaleen sono stati considerati nel paesaggio rurale una presenza amica, rassicurante, davanti ai quali fermarsi in preghiera per chiedere protezione e conforto, ma anche un punto di riferimento territoriale conosciuto e condiviso in grado di svolgere funzioni di pubblica utilità.

1) Foto di copertina   Grande Edicola di S.Vincenzo – Campolo – Grizzana
2)     “                                Pilastrino della rinascita-Case UNRRA-Vergato
3)     “                                Pilastrino della rinascita-Case UNRRA-Castelluccio-Montese
4)     “                                Targa in terracotta della Madonna della Rinascita
5)     “                                Cappellina di Ponte Saltello-Orsigna-Pracchia
6)     “                        Pilastrino Ponte Verzuno
7)     “                                Edicola (Santella) D.Abbondio e i bravi
8)     “                                Pilastrino Cavanne-Verzuno

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