Il maestro Ontani incontra il maestro Croce

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2017/05/28, Vergato – Un’incontro virtuale dopo decine di anni, quello del maestro Luigi Ontani con il maestro delle elementari Luigi Croce, avvenuto nella sala mostre della ex banca dove erano esposte le opere del pittore abruzzese che visse a Vergato. La visita alla sala è stata accompagnata dal presidente di Vergato Arte e Cultura, Claudio Martinelli, Renato Barilli, Docente universitario e Mario Ambrosini, direttore artistico della manifestazione. Luigi Ontani si è soffermato ad osservare i quadri esposti e il materiale documentale raccontando alcuni aneddoti, episodi vissuti da alunno, ha poi concluso la visita con la firma del registro dei visitatori.

La mostra si è chiusa domenica 28 maggio.

LUIGI CROCE: Accademico della Tiberina e de « I 500 » di Roma.
Ha esposto a: Parigi. Bologna, Modena, Castel d’Aiano, Castiglione dei Pepoli, Cereglio, Gaggio Montano, Lizzano in Belvedere, Luzzara (RE), Montese, Pieve di Cento, Porretta Terme, S. Giovanni in Persiceto. S. Lazzaro di Savena, S. Matteo della Decima, Vldiciatico, Vergato, Bologna E.P.S.A. (quadri sotto i portici).
Suoi dipinti si trovano in molte collezioni private italiane ed estere.

E’ stato inserito nell’Antologia di pittura e poesia “L’Ippogrifo” e “Firmamento Artistico” degli autori italiani a cura di Mauro Donini e nel « Catalogo degli autori italiani – a cura di Luciano Pineschi . Hanno parlato di lui e pubblicato sue opere diversi giornali, tra i quali la Gazzetta di Reggio, Carlino Sera, Il Resto dei Carlino,  Notiziario di caccia e pesca. Via vai (Milano), Bologna e la scuola (Milano), Il Falco della Montagna, Il Giornale d’italia, La Mùsola.

Hanno scritto di lui Salvatore Pangareo, Sergio Donini, Bruno Benassi, Antonio Orsini, Lino Cava’

Più volte è stato citato nel Gazzettino Emiliano Romagnolo.

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Il mio incontro con la personalità pittorica di Luigi Croce è avvenuto a Luzzara, che è un po’ il centro artistico della bassa padana; una personale del pittore di Vergato mi aveva fatto riflettere molto sul significato di queste creazioni in cui una salda radice popolare si univa ad una antica fierezza quasi classicheggiante.
Venni cosi a scoprire, a conferma che ogni vero artista non può non riflettere la propria terra e il momento storico in cui vive, che nelle tele di Croce si verificava una originale sintesi tra la realtà emiliana, che tutti noi ben conosciamo, e il costume abruzzese, reso evidentemente attraverso i ricordi della infanzia che, come sempre, sono i più saldi nella memoria dell’uomo.
L’opera dì Luigi Croce si impone dunque non soltanto per quella perfezione tecnica che è evidentemente il frutto di lunghe ricerche e applicazioni, e che gli consente oggi una produzione qualitativa del tutto costante.
Direi si impone soprattutto perché i suoi quadri, oltre alla piacevolezza che deriva dalla equilibrata composizione e dalla armonia cromatica posseggono una carica umana che fa meditare, soprattutto in visi volutamente anonimi di figure femminili, che non riusciamo a convincerci siano fuori del tempo, e che in realtà sono ben presenti con quanto, di fierezza, di nobiltà e anche di dolore sappiamo esistere in larghe zone etniche mediterranee.

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Dietro quei volti che paiono pudicamente auto cancellarsi, sappiamo bene che non si nascondono statue o manichini, ma varie personalità in un singolare equilibrio tra una tradizione millenaria e l’incalzare delle ore contemporanee. Ecco allora qual’è il segno della pittura di Luigi Croce; un segno dei tempi, un messaggio di calda umanità, una rappresentazione di creature che sentiamo, tutto sommato, vicine. Come vicina a noi sentiamo nel suo complesso l’arte di Croce che ha il merito non indifferente di essere un artista che non ha perduto il senso del dialogo con gli uomini, e che ha superato quel profondo fossato che divide tanta parte del mondo artistico contemporaneo dalla realtà popolare.
Salvatore Fangareggi

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