Nerino Puccetti, il Conte Verde e il battaglione italiano in Cina

Cartolina propr. Ferri Alfonso

2017/07/12, Vergato – Nerino Puccetti (Vergato 1918 1988) nel 1938 era in Cina

Che il Conte Verde fosse un piroscafo che solcava i mari tra l’estremo oriente e l’Italia, è puntualmente dimostrato da un libro della prof. Daniela Calanca “BIANCO e NERO l’istituto nazionale Luce e l’immaginario del fascismo” la parola nero del titolo non si riferisce al colore politico, ma associata al bianco, attiene ad una delle attività del Marchese Giacomo Paolucci di Calboli Barone che dal 1933 al 1940 fu presidente dell’istituto Luce.

Per il regime questo rappresentava un incarico di vitale importanza, non si poteva certo che assegnarlo ad un funzionario governativo di alto rango quale, appunto il Marchese del quale, con la collaborazione degli eredi, la Prof. Calanca ha potuto consultare l’archivio.

Il 17 febbraio 1938 una missione del partito nazionale fascista, capeggiata da Paolucci, partì da Napoli a bordo del Conte Biancamano con destinazione Giappone non trascurando i principali porti dell’impero nipponico tra i quali, quelli del Manciukuò.
Il 6 aprile dello stesso anno sul CONTE VERDE si imbarca il senatore Ettore Conti a capo di una missione analoga a quella di Paolucci, ma avente natura economica. Il lungo viaggio di andata terminerà il cinque maggio.
Ora, in casa mia (quando abitavo con i miei genitori) in via Monte Grappa, faceva bella mostra di se una fotografia appesa al muro che raffigurava il CONTE VERDE.
Perché?
Quanti racconti ho ascoltato? con quanta attenzione l’ho fatto? quali immagini avventuroso-piratesche potranno mai pervadere la mente infantile di un decenne?
La fuga dal corno d’Africa eludendo l’inseguimento inglese!
La descrizione degli arredi!
L’attraversamento dell’equatore!
Ebbene verosimilmente mio padre Nerino ha compiuto il suo viaggio di andata in Cina a bordo del noto piroscafo. Tutto questo riferendo fatti realmente accaduti a lui o anche originati dall’epopea della nave.

Nerino Puccetti (primo in basso a dx)

Dopo tutto l’iter premilitare del partito nazionale fascista, a diciotto anni dietro consiglio del sign. Attilio Ferri papà di Graziano e Milli, si arruolò volontario in marina.
Alla visita preliminare gli disegnarono le lettere E ed O sul petto, qualcuno poi gli spiegò che era idoneo per il trasferimento in Estremo Oriente.
All’inizio del 1938 fu arruolato nelle truppe da sbarco della marina, in qualità di marò (battaglione S. Marco con destinazione Tianjin (Cina).
Anche per lui si trattò di una sorpresa, qualcuno, forse sempre quello delle lettere E O lo informò che colà c’era una colonia italiana circa della grandezza del Vaticano.
Nel 1900 la Cina era un paese estremamente poco sicuro e retto da una dinastia imperiale in decadenza e completamente asservita agli interessi stranieri, in questo contesto si verificò la rivolta dei Boxers, le potenze europee, gli USA ed il Giappone col pretesto di difendere le loro rappresentanze diplomatiche intervennero militarmente sconfiggendo i signori della guerra ed occupando Pechino. La monarchia venne deposta a favore di una repubblica caldeggiata dalle potenze mondiali. Per effetto del trattato di pace, all’Italia venne assegnato un modesto lembo di terra che era però fondamentale per lo sviluppo dei commerci con un impero che se politicamente non era molto considerato aveva d’altro canto, una forte attrattiva economica.
Il battaglione S. Marco svolgeva compiti di polizia all’interno del settore italiano di Tienjin ed a favore delle rappresentanze diplomatiche in altre importanti città.

Testo e foto; Patrizio e Mario Puccetti.

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