Il Pincio di Vergato – La storia, le cartoline e le foto

2013/06/18, Vergato – Il Pincio tra storia e memoria raccontata dal prof. Dario Mingarelli con le cartoline di Amleto Gardenghi e Alfredo Marchi e le foto di Umberto, un pronipote di Nanni Raffaele lo scalpellino ripreso  nella foto in un momento di pausa, mentre conversa con il postino (dalla lunga barba).

VN24_Vergato_Pincio-06Per chi percorre, dalla Stazione Ferroviaria di Vergato, via G. Marconi che porta in Piazza Capitani della Montagna, scorge in fondo alla strada una balaustra in pietra che delimita l’ampia visuale del viale e costituisce una componente di un “monumento”di pregio: il Pincio. Si tratta di un complesso architettonico in arenaria, che assolve diverse esigenze sia di carattere estetico che funzionale. Costruito sullo sfondo della strada dedicata a G. Marconi, la più ampia e la più importante dell’abitato di Vergato, ne suggella e completa con effetto scenografico molto ben riuscito, la sua importanza. Tale “monumento” è costituito da vari elementi che uniscono perizia tecnica, armonia compositiva e, soprattutto, come vedremo, costituisce un riferimento storico importante alla nostra storia risorgimentale. Le varie componenti che l’opera muraria evidenzia, sono state progettate con perizia e  con una precisa intenzione celebrativa e di memoria. Molte città italiane infatti, compresa Bologna, all’inizio del ‘900 si dotarono di complessi architettonici e parchi pubblici che richiamavano nel nome il Pincio della Capitale e ne riproducevano le caratteristiche principali: panoramicità, scalinate e fontane; rievocare l’omonima struttura romana con gli elementi ricordati; serviva a festeggiare un avvenimento lungamente atteso: quello di Roma che finalmente (1870) diventa capitale. Ebbene, anche Vergato ebbe il suo Pincio rievocativo! Tutte le caratteristiche ricordate sono presenti nel “monumento” di Vergato.

VN24_Vergato_Pincio-25Dalla balaustra panoramica, intervallata da 4 piccoli obelischi molto eleganti, si osserva il Parco della Rimembranza che circonda il monumento ai caduti con impianti geometrici delle aiuole; le scalinate sono due che portano alla strada porrettana, delimitata da eleganti balaustre in pietra arenaria; anche la fontana è presente, di buona fattura, collocata quasi al centro della costruzione: portava, oltre a emblemi del fascismo, un’iscrizione latina dettata dall’arciprete di Vergato, Monsignor Ettore Mattioli: “Sitientes venite ad acquas” Tutto ciò non penso possa essere casuale a cominciare dal nome dato al complesso, ma deve necessariamente ubbidire ad una progettazione d’autore destinata a proporre, con forza rievocativa, tutto il significato storico che assunse la vicenda legata al Pincio di Roma. Ma chi poteva essere questo progettista d’autore? Non abbiamo documenti in proposito da indicarcelo con sicurezza ma, una circostanza documentata, ci porta alla formulazione di un’ipotesi molto suggestiva. Durante un colloquio da me avuto, recentemente, con il Dott. Franco Fini (classe….) autorevole storico professionista di Vergato, partecipe e animatore per lungo tempo della sua vita sociale, mi ha con sicurezza indicato il nome del progettista: sarebbe stato il geometra Armando Corazza attivo a Vergato negli anni 30, che lo stesso Fini vide occuparsi e dirigere gli operai e gli scalpellini nel cantiere non lungi da casa sua, in Via Marconi. Ora, la testimonianza del Dott. Fini, confermata anche da una fotografia (sicuramente datata agli anni trenta) in cui si vedono gli scalpellini che preparano i blocchi di arenaria destinati al monumento, risulta perfettamente calzante per l’attribuzione del progetto al valente Corazza, quanto mai pertinente dato anche il suo incarico comunale di responsabile dei lavori pubblici. Anche la datazione del monumento appare certa, confortata dalla testimonianza e dal documento fotografico; ma ciò che non trova esauriente spiegazione è il nome dato al complesso architettonico: Pincio. Perché mai il Corazza avrebbe dovuto chiamarlo così?… Si affaccia a questo punto un’ipotesi che qui avanzo con buone motivazioni, anche se nessun documento a tutt’oggi può confermarlo. L’architetto Tito Azzolini (1837-1907) bolognese, professore di Architettura all’Accademia di Bologna, nonché consigliere comunale della stessa città (carica esercitata assieme a G. Carducci), progettò la fontana, le scalinate che portavano al parco della Montagnola e le balaustre del monumento chiamato Pincio. Questo complesso di Bologna presenta una tipologia molto simile e identità onomastica al Pincio di Vergato. Quest’ultimo, infatti, con le dovute proporzioni, contiene le balaustre, le scalinate ed anche la fontana. Sappiamo poi che l’Azzolini, ai primi del ‘900, venne a Vergato e progettò la facciata del Palazzo dei Capitani, sede municipale del paese. Che lo stesso architetto non abbia lasciato disegni e progetti di un Pincio vergatese che poi divennero realtà sotto la direzione del solerte Corazza? L’ipotesi appare ben confortata e quasi sicura, anche se non è possibile, fino ad oggi, dimostrarla documentalmente. Nell’attesa di poter, con sicurezza, dimostrare tale ipotesi, godiamoci il nostro monumento che cela i riferimenti che sopra ho descritto, mentre lo osserviamo con occhio diverso e più attento alla memoria storica e artistica del nostro paese. Facciamo in modo che venga restaurato, conservato, e fatto conoscere in tutta la sua rilevanza architettonica, anche perché, recuperato il riferimento storico, non si perda l’oggetto stesso del riferimento. (Dario Mingarelli)

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Pincio 1945

Pincio 1945

Pincio 1945-46

Pincio 1945-46

Pincio - Processione 1958

Pincio – Processione 1958

Pincio - Processione 1958

Pincio – Processione 1958

 

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