Luciano Marchi; Nwl n° 22 – Ricorrenze fotografiche

 

NEWSLETTER DEL 03/01/2014
2014, RICORRENZE FOTOGRAFICHE E NONdi Luciano MarchiL’anno che sta arrivando tra un anno passerà; io mi sto preparando, è questa la novità”. Così cantava Lucio Dalla ne “L’Anno che Verrà”. In effetti,  altro non possiamo fare se non guardare avanti, preparandoci; magari facendoci aiutare da quelle ricorrenze che ci riporteranno a ciò che era, per comprendere meglio quanto sarà.

175 ANNI DI FOTOGRAFIA

Iniziamo con la fotografia: nel 2014 compirà 175 anni. Auguri. E’ stata annunciata il 7 gennaio 1839 e presentata a metà agosto dello stesso anno. Si trattava di un dagherrotipo, ma poco conta. Iniziava un mondo nuovo, per ricordare, raccontare, comunicare, emozionarsi; cose che facciamo ancora oggi.

50 ANNI DI CALENDARIO PIRELLI


Calendario PIRELLI 2014. Giugno, ph. Helmut Newton

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Cos’è il calendario Pirelli? Certamente non “un sistema adottato dall’uomo per suddividere, calcolare e dare un nome ai vari periodi di tempo” (Wikipedia). I fortunati che riceveranno l’edizione 2014 (non è in vendita) eviteranno di appuntarci sopra le scadenze o i compleanni degli amici. “The Cal” (così gli inglesi chiamano il Pirelli) rappresenta un privilegio, che si porta dietro alcuni desideri esclusivi di chi può: l’estetica (donne belle e famose), l’erotismo, la firma blasonata. E proprio da qui vogliamo partire: tra gli autori che hanno dato vita alle varie edizioni (Richard Avedon, Annie Leibovitz, Herb Ritts, Bert Stern, solo per citarne alcuni) vi era un grande assente, quell’Helmut Newton che a nostro avviso sarebbe dovuto entrare di diritto quale maestro del genere. Il tempo comunque insegna, ed ecco che la mancanza viene risolta proprio nel cinquantenario, riesumando dagli archivi gli scatti che il fotografo tedesco aveva dedicato al calendario: nel 1986, in Toscana; e nel 1985, a Montecarlo. Pare che fu proprio l’alta dirigenza della società a censurare il lavoro di Newton, definendolo adatto a “un calendario di puttane”. Subentrò Bert Stern.

 

“The Cal”, comunque, non ha sempre avuto vita facile. Il “numero zero”, firmato Terence Donovan, non venne mai stampato. Era il 1963, ma il fotografo ebbe modo di rifarsi nel 1987, esigendo, quale modella, una Naomi di soli sedici anni. Il Pirelli nel 1967 non è uscito, così come negli anni che vanno dal 1975 al 1984. Per il resto, si è trattato di un trionfo di aneddoti e curiosità, autentiche golosità per i collezionisti: tre soli autori donna (Sarah Moon, Annie Leibovitz, Inez van Lamsweerde), un unico numero con una modella sola (Laetitia Casta), Sophia Loren quale soggetto più attempato (aveva 74 anni quando ha posato), uno stilista quale fotografo nell’edizione del 2011 (Karl Lagerfeld).

 

GINO BARTALI NASCEVA 100 ANNI FA

 

Gino Bartali nasce a Ponte a Ema (FI) il 18 luglio 1914. Campione del ciclismo vero di una volta, Gino Bartali non può essere immaginato se non di fianco a Fausto Coppi. Insieme hanno spaccato l’Italia in due, scrivendo, con le loro battaglie, alcune delle più famose pagine della storia del ciclismo. Coppi e Bartali: due rivali; sul loro rapporto c’è una famosa fotografia, quella del discusso passaggio della borraccia al Tour de France del 1952: un’immagine che ancora troviamo nei bar di periferia.

 

 

Bartali e Coppi al Tour de France del 1952

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Tutto si tiene il 4 luglio 1952 al Tour de France, la più importante corsa ciclistica del mondo. Nella tappa Losanna- Alpe d’Huez i primi in classifica stanno scalando il passo del Galibier. Due corridori si scambiano una bottiglia: un gesto molto comune tra i ciclisti. I due però, sono Fausto Coppi e Gino Bartali: il primo in maglia gialla in quanto leader della classifica, il secondo pronto a rimettersi in gioco. Sono i più forti corridori di quel momento: la loro rivalità è già storica e divide l’Italia in due fazioni distinte. L’antagonismo toccò anche aspetti sociali: si contrapponevano infatti due modi di essere. Coppi era di sinistra, Bartali democristiano e cattolico; Coppi teneva una relazione extraconiugale, Bartali rappresentava la famiglia.

 

Quando Bartali salvò l’Italia dalla guerra civile

 

Il 1° gennaio del 1948 l’Italia saluta il primo giorno della Costituzione repubblicana. E’ un paese più spaccato che mai. La rivalità è “politica” e riflette al suo interno due visioni contrapposte: da un lato la Democrazia Cristiana, dall’altro il neonato Fronte Democratico Popolare costituito da socialisti e comunisti. E’ l’Italia di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, di un giovane Giulio Andreotti e di Pietro Nenni, dei personaggi di Don Camillo & Peppone creati dalla fantasia di Guareschi.

Le prime elezioni politiche si tengono il 18 marzo 1948, fra mille tensioni.

I risultati elettorali segnano una schiacciante vittoria della DC che ottiene il 48,5% dei suffragi a fronte del 31% raccolto dal Fronte; Alcide De Gasperi diventa capo del Governo. Le cose si complicano quando alle 11.30 del 14 luglio Antonio Pallante, un giovane siciliano legato ad ambienti dell’estrema destra, attenta alla vita di Togliatti in piazza Montecitorio a Roma, ferendolo gravemente. Scoppiano tumulti e rivolte. Sono giorni di altissima tensione. L’Italia è sull’orlo della guerra civile.

Alpi francesi, Luglio 1948. Gino Bartali al Tour de France

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Ma cosa c’entra Gino Bartali con tutto questo? La delegazione ciclistica italiana che a fine giugno 1948 si presenta in Francia per prendere parte al Tour è priva di due atleti importanti: Fausto Coppi e Fiorenzo Magni restano a casa, l’uno per scelta personale e l’altro perché politicamente sgradito al di là delle Alpi.  La squadra diretta dall’ormai leggendario Alfredo Binda punta tutto su un Bartali già trentaquattrenne, che ben pochi considerano in grado di ripetere l’impresa di dieci anni prima. Il 13 luglio, praticamente a metà Tour, Bartali si ritrova con 21′ di ritardo da Bobet.

Buona parte dei giornalisti e dei fotografi italiani al seguito della corsa fanno rientro in patria.

 

La sera di quel giorno il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi telefona ai corridori italiani, pregando Bartali di vincere “perché qua c’è una grande confusione”. Il giorno successivo la carovana si muove da Cannes verso Briançon, ad un passo dal confine con l’Italia. Sull’ultima salita, il Col d’Izoard, Ginetaggio riduce il proprio svantaggio a poco più di un minuto.

Il 16 luglio è in programma un altro “tappone”, Anche in quest’occasione Bartali è invincibile, e nessuno riesce a tenere la sua ruota. L’Italia è in estasi per queste imprese. Lo stesso Togliatti si compiace per quanto sta accadendo al Tour, e questi trionfi sportivi permettono al nostro paese di uscire gradualmente da una situazione drammatica.

 

Parigi, 25 Luglio 1948. Gino Bartali vincitore del Tour de France

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Quando il 25 luglio Ginettaccio sale sul podio parigino, la situazione nel nostro paese si è definitivamente sedata. L’Italia era a un passo dal baratro, e Bartali l’ha salvata pedalando.

 

100 ANNI FA, LA GRANDE GUERRA

Il 28 luglio del 1914, con la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia, iniziava uno dei più grandi e dolorosi bagni di sangue della storia europea e mondiale. La Grande Guerra è giustamente definita mondiale, perché vide schierati innumerevoli Paesi: dal Giappone agli Stati Uniti, con un teatro di battaglia che, sebbene in misura minore, coinvolse anche territori extraeuropei, fino al Kilimangiaro, nelle cui vicinanze (nel novembre del 1914) avvenne un epico scontro tra tedeschi e inglesi.

 

LA TOUR EIFFEL A QUOTA 125

L’identità di Parigi è talmente legata alla Tour Eiffel che è difficile rendersi conto che non sempre è esistita. Costruita nel 1889 per l’Esposizione Universale di Parigi, era destinata a sopravvivere per non più di 20 anni. La salvò soltanto il fatto di essere un’utile piattaforma per le antenne radiofoniche. Noi l’abbiamo conosciuta anche con i fotografi. Eccone due esempi.

Frank HorvatShoe and Eiffel Tower, Paris, 1974

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SU E GIÙ PER L’APPENNINO, DA 150 ANNI

Un po’ di campanilismo (quello di chi scrive) non guasta. La Ferrovia Transappenninica compie 150 anni. Entrata in attività nel novembre del 1864, per volere del Re Vittorio Emanuele II, la linea Porrettana valica l’Appennino tosco-emiliano da Bologna a Pistoia e fu il primo collegamento ferroviario nord – sud, in un’Italia appena nata (1861).

La fotografia, all’epoca, era molto giovane; ma, nonostante ciò, l’archivio è imponente. Tra l’altro, vi sono molti volumi dedicati all’argomento, ancora reperibili in rete.

La fotogenia della linea ha potuto esprimersi anche di recente, quando Gianni Berengo Gardin ha prestato il suo sguardo per una mostra con alcuni amici. La stessa si è tenuta nel 2009, seguita da un volume pubblicato nell’agosto del 2011. Il volume è in via di esaurimento, ma le copie rimanenti sono disponibili nel negozio di Foto Marchi.

 

 

 

 

 

Locomotiva a Sasso Marconi  Luciano Marchi, 2008.

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AUGURI

Gli auguri? Ancora qualche minuto. L’emozione è tanta, perché parlare con voi è stato bello. La speranza è quella di aver confezionato una rubrica piacevole, curiosa, magari anche stimolante. Continueremo su questa strada, nella certezza che sarà la fotografia ad aiutarci: con quel racconto che è capace di evocare.

Rimane la fotografia e la nostra storia: sì, perché dentro ogni accadimento ci siamo noi, con tutti i sentimenti del caso. Facciamone buon uso: ritratti, paesaggi, racconto, ricordo. Conserviamo le vecchie opere, divulghiamole. E poi: regaliamo fotografie; ci saranno altre ricorrenze e noi possiamo (dobbiamo!) dire la nostra.

Auguri a tutti.

 

Luciano Marchi

www.lucianomarchi.com

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