M5S di Vergato – Massimo Gamberi sul Referendum del 17 Aprile

VN24_160402_Massimo Gamberi_0018_022016/04/02, Vergato -Riceviamo e pubblichiamo, da;

Massimo Gamberi capogruppo Movimento 5 Stelle di Vergato

REFERENDUM DEL 17 APRILE

(richiesta di ABROGAZIONE delle CONCESSIONI SENZA LIMITI DI TEMPO alle compagnie petrolifere e di Idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa)

Si chiede agli italiani se vogliano cancellare la norma che consente alle società petrolifere e di idrocarburi, per le piattaforme già in funzione entro le 12 miglia dalla costa, di estrarre SENZA LIMITI DI TEMPO.

160402_Gamberi Massimo_M5S_Logo URL nuovo 2016_01Infatti, se la norma oggetto del referendum contenuta nello “Sblocca Italia” non verrà abrogata, le compagnie petrolifere potranno continuare il lavoro di estrazione “per la durata di vita utile del giacimento” ovvero per un tempo potenzialmente illimitato, dal momento che le compagnie petrolifere avranno la possibilità di sospendere o limitare l’attività per tutto il tempo che desiderano, (magari perché in quel momento il prezzo del petrolio o del metano è troppo basso, o perché questo gli consente di evitare il costo dello smantellamento e smaltimento dell’impianto), senza più alcun potere di inten>ento o di contrattazione da parte pubblica.

Non è vero che le estrazioni non hanno conseguenze negative sull’ambiente: secondo gli unici dati fomiti, che riguardano 34 piattaforme, resi noti da Ispra (l’istituto superiore per la ricerca ambientale, ente pubblico e sotto la vigilanza del Ministero dell’ambiente) su richiesta di Greenpeace, è emerso che nell’86% dei campioni analizzati (sono stati analizzati acqua e sedimenti, le cozze, bioaccumulatori per eccellenza) tra il 2012 e il 2014 la concentrazione del mercurio era superiore ‘agli standard di qualità’, derivante -spiega Greenpeace-, ” ..dalla corrosione degli anodi sacrificali in prossimità delle piattaforme per proteggerle dalla corrosione…”.

Ma le conseguenze dannose e i rischi legati alla permanenza illimitata in mare entro le dodici miglia dalla costa sono anche altri: il rischio di incidenti viene minimizzato dai sostenitori della diserzione del referendum, governo Renzi in testa, (allo scopo di farlo fallire dal momento che è previsto un quomm) sostenendo, come recita il testo dello Sblocca Italia, che le estrazioni avranno luogo “… nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

Scrive Alessandro Gianni, direttore delle campagne di Greenpeace Italia: “Tutti ci assicurano dal Ministero dell’Ambiente in giù, che questi impianti sono monitorati e sono strasicuri, e quindi noi abbiamo chiesto di vedere questi dati. Ci hanno dato i dati riguardo a 34 piattaforme, considerate che in genere ce n’è 135 se non erro, quindi ne mancano un centinaio. Di questo centinaio il Ministero dell’Ambiente non ha dati di monitoraggio, oppure non ce li ha voluti dare e questo sarebbe un reato.

Quando poi siamo andati a vedere questi dati abbiamo scoperto che sono dati che sono stati pagati da ENI che affida a qualcuno l’incarico di prelevare dei campioni, di fare delle analisi chimiche, poi questi dati vengono riaffidati a ENI che li gira al Ministero dell’Ambiente e poi li fa valutare all’Istituto superiore per ricerche ambientali Ispra. Però abbiamo scoperto che Ispra è il soggetto pagato da ENI per prendere campioni e per fare le analisi. Ora noi non abbiamo niente da eccepire sul lavoro tecnico svolto da Ispra, però è abbastanza curioso che sia contemporaneamente controllato da ENI e poi sia il soggetto pubblico che deve valutare queste analisi.”

In queste condizioni il rispetto di questi fantomatici standard di sicurezza e di salvaguardia ambientali è impossibile da rilevare seriamente, e anzi, farebbe ragionevolmente pensare a una forte spinta lobbistica contraccambiata dal governo.

A questo proposito è notizia recente che si sia aperto un filone di inchiesta riguardo al centro Oli di Viggiano che coinvolge dirigenti dell’ENI per smaltimenti truccati, ovvero rifiuti pericolosi classificati come non pericolosi con (ad oggi) 37 indagati.

Queste cose non avvengono per caso o perché c’è una mela marcia, ma perché è stato costruito un meccanismo che glielo consente, e per la stessa ragione noi non possiamo sapere con trasparenza e certezza quale sia lo stato reale degli impianti e quali rischi comporti o abbia comportato o comporterà, però sappiamo che il ruolo pubblico è fortemente compromesso nella sua imparzialità dal suo ruolo privato, privato a cui ovviamente non interessa la salute dei mari, il declino deH’economia della pesca o il danneggiamento di quella del turismo e non è chiaro infatti come mai, non si voglia tener conto di queste realtà economiche, che sostengono molti cittadini italiani che non inquinano come una piattaforma petrolifera, ma solo di quelli che lavorano per le piattaforme, che sono una quantità esigua e che oltretutto avrebbero benissimo il tempo, di ricollocarsi, magari in un impianto di energie rinnovabili, che si potrebbero e si dovrebbero incentivare.

E’ da considerare anche il fenomeno della subsidenza, ossia l’abbassamento del suolo, in particolare l’abbassamento delle coste, che, anche se l’estrazione degli idrocarburi non è Tunica causa, secondo Legambiente “… resta il principale fenomeno antropico che causa la perdita di volume del sedimento nel sottosuolo generando un abbassamento della superficie topografica”.

Il governo Renzi nonché una serie di comitati, tra cui i sedicenti Ottimisti e Razionali, sostengono la diserzione del referendum, allo scopo di farlo fallire per mancanza di quorum. Inoltre il governo Renzi ha stabilito come data del referendum il 17 aprile invece di accorparlo alle elezioni amministrative, come richiesto da promotori del referendum, dando poco tempo ai cittadini per informarsi e quindi facilitando la diserzione dal voto. Non è interessato al governo Renzi che tenendo il referendum separatamente dalle amministrative si sprecano soldi pubblici e che inoltre si costringono i cittadini che vogliono votare a recarsi al seggio elettorale due volte.

Questo comportamento da parte del governo Renzi va nella direzione di un’esortazione all’inciviltà, e perciò invitiamo le persone a votare, innanzi tutto per difendere e affermare il proprio diritto civico, e poi, se condividono le nostre ragioni a votare SI, ovvero per l’abrogazione della legge che consente lo sfruttamento illimitato degli impianti di estrazione degli idrocarburi già esistenti a meno di 12 miglia dalla costa.

Massimo Gamberi capogruppo Movimento 5 Stelle di Vergato

il documento in pdf; M5S_Referendum 17 aprile

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