Ettore Bortolotti di Vergato – Tragica storia di fede, di guerra e d’amore, parte 3°

VN24_20160416_Ettore Bortolotti_Ada Emma_0012016/04/07, Vergato – L’incredibile storia di Ettore Bortolotti, raccolta nelle sue carte e la drammatica lettera della cognata Emma, unica sopravvissuta alla strage. La terza parte della ricerca di Franco Gamberi e Alfredo Marchi. Dopo queste pagine già pubblicate a suo tempo su Nuetèr, seguiranno gli scritti e il materiale pubblicato successivamente da consegnare agli storici per un riesame del personaggio e del suo impegno civile.

Da Nuetèr (le foto sono tratte dal libretto commemorativo pubblicato dalla parrocchia di Vergato);

È di quei giorni l’inizio di un diario personale di Ettore che copre un arco di tempo di tre mesi fino a pochi giorni dalla sua morte.
Riportiamo il racconto di alcuni di quei suoi ultimi giorni di guerra vissuti accanto ad Ada inferma (12).

Ponzano, 9 novembre 1944
Pallido tramonto. L ‘animo mio triste si raccoglie in se stesso e contempla il panorama che gradualmente si opaca di grigio. Il cannone tace. Tutto intorno e i casolari sparsi evacuati rendono più triste il silenzio quasi sepolcrale. Ma quando lo spirito riesce a dominare le emozioni che la guerra suscita in ogni momento, penso alla mia eccezionale situazione. Mi trovo in un territorio occupato di fatto dalle truppe tedesche, ma in località così esterna che posso affermare, rispetto all’attuale guerra a grande raggio fatta in questa zona dalle sole artiglierie, di trovarmi nella terra di nessuno.

Ponzano, 14 novembre 1944
Gli eventi incalzano. Da domenica 12 novembre Ponzano è oggetto di bersaglio del cannone inglese. Una decina di granate sono cadute tutte intorno. Anche il fucile germanico si è fatto sentire.
Martedì scorso tre colpi di fucile, magistralmente tirati, colpirono un bersaglio curioso: una latta vuota di benzina che io avevo comprato per 40 lire ed alla quale avevo applicato un manico per usarla come secchio. Particolare interessante: la latta si trovava sotto ad una finestra a piano terreno alta da terra un metro scarso. Mia moglie, in linea di bersaglio si trovava dietro la finestra! Iddio grande donò al tiratore la precisione nel tiro! Sarebbe bastato un millimetro più alta nella mira ed io avrei perduto tutto! Iddio è grande!
Sia ringraziato ed esaltato in eterno!

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Ponzano, 17 novembre 1944
Mia moglie soffre come al solito per le sue artriti. Poveretta!
Quanta compassione mi fa! Eppure cosa posso fare privo di medici e di medicine! In condizioni di vita eccezionalmente disagiate, come è possibile curare le artriti e le nevriti? La sua resistenza è solo da attribuirsi a specialissimo intervento del Signore! Tutta la nostra vita di guerra può considerarsi possibile soltanto in questa luce!

Ponzano, 18 novembre 1944
Ieri sera, sull’imbrunire, quattro soldati germanici vennero in Ponzano. Io non li vidi. Dissero alprimo che incontrarono: ordine di sgombero! Andate dove volete! Domattina faremo una verifica e se troveremo qualcuno lo fucileremo. Fu loro risposto che trova- vasi una signora (mia mogliej molto malata nelle gambe, impossibilitata a muoversi. Risposero: può restare con altro civile che l’assista. Siamo rimasti soli io e mia moglie malata. Ho assunto la responsabilità di trattenere la sorella maggiore di mia moglie che farò considerare cuoca ed infermiera. Stamattina la verifica non è avvenuta. Penso che non è più il caso di prendere la cosa con la mia troppa faciloneria ed oggi farò testamento.

Nello stesso giorno fece infatti il testamento e lo accompagnò con alcune lettere indirizzate alla mamma, alla sposa, al fratello Giovanni e all’arciprete di Vergato. Eccone alcuni brani:

Mia adorata Mamma, quando ti perverrà questa mia, io non sarò più tra i viventi, ma avrò raggiunto il babbo, i miei fratelli Antonio, P. Angelo e Francesco e le mie sorelle Eleonora e Anna.
Scrivo questo non perchè pensi al suicidio.
Tutt’altro:penso di vivere e comunque aspetto la morte dalle mani di Dio. Questa mia che chiamerò testamento spirituale, vuol dirti queste poche cose:
1) Che muoio cristiano cattolico con gli atti di fede, di speranza e di carità con il credo sulle labbra.
2) Che ti ho sempre avuta nella mente e nel cuore con la massima intensità e tenerezza.
3) Che ti aspetto con tutta la famiglia in Paradiso a godere il Signore.
Ti chiedo perdono di tutti i dispiaceri che ti ho procurato e ti raccomando di continuare a pregare per me. Ti bacio e ti abbraccio con tutta l’anima.
tuo aff.mo figlio Ettore

Ada mia carissima,
questa vuol essere soltanto una precauzione. Viviamo una vita di guerra estremamente pericolosa. Ho quindi il dovere di sistemare le cose nella eventualità di una mia morte. Non dico a te come io voglio morire, perchè tu conosci l’anima mia interamente. Fedelissimo figlio della Chiesa Cattolica e del suo capo visibile al quale professo tutto il mio amore e tutta la mia fedeltà, muoio col tuo nome sulle labbra ed intimamente legato al tuo spirito che mi ricorderà, ne sono certo col pensiero, con la preghiera e soprattutto
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col suffragio. Ti prego di non piangere, di essere forte nel dolore e di accettarlo rassegnata!
Arrivederci in Paradiso.
Tuo aff.mo sposo Ettore.

Rev. mo Signor Arciprete,
Mi sono preso la Libertà di nominare Lei, insieme a mio fratello Giovanni, mio esecutore testamentario. Desidero che la mia sepoltura, anche se postuma, sia fatta nella forma più modesta possibile. Le chiedo la carità di dire a quanti le chiederanno di me che io sono morto col nome di Gesù e di Maria sul labbro, dopo aver fatto l’atto di dolore perfetto, la confessione di desiderio e la comunione spirituale. Mi ricordi nella Santa Messa.
Suo dev. mo Ettore Bortolotti.

VN24_20160416_Ettore Bortolotti_Ada Emma_003Il testamento vero e proprio che accompagnava le lettere sopra riportate era ben poca cosa, come ci conferma il nipote Mario Marchetti. La sua eredità fu soprattutto morale e spirituale, le poche cose che materialmente lasciò erano effetti personali, non aveva, come la sua posizione di lavoro potrebbe far supporre, depositi bancari o azioni del Credito Romagnolo, non possedeva neppure immobili. Da un foglio ritrovato durante la ristrutturazione dei locali della banca, risulta addirittura che ebbe dei debiti puntualmente pagati alle scadenze stabilite.
Il necrologio a cui abbiamo spesso fatto riferimento e lo stesso nipote spiegano questo distacco dai beni materiali come conseguenza della sua generosità nei confronti delle associazioni caritative cattoliche e della sua inflessibile e puntigliosa onestà. Riprendiamo la lettura del suo diario nei giorni che seguirono la stesura del testamento.

Boschi di Susano, 1 dicembre 1944
Il 19 novembre sera evacuazione da Ponzano, accolti fraternamente qui a Boschi in casa del colono. Lungo il viaggio da Ponzano ai Boschi (mezzo chilometro) un colpo di cannone sibila sul nostro capo. Mi inginocchio, sorreggo Ada e diciamo: Gesù mio misericordia! L’obice colpisce più alto sopra di noi. Siamo salvi. Deo gratias!
L’altra notte una pattuglia tedesca ci fece visita. Volle una guida per andare ad una casa distante un chilometro e nulla disse di evacuazione. Si vive sempre in grande angustia, sia per il cannone che tuona giorno e notte, sia per l’ordine di evacuazione che pende sul nostro capo come la spada di Damocle!
Ada non è in grado di muoversi: viviamo alla giornata abbandonati al Signore. Umanamente parlando la nostra vita può venire spezzata in ogni momento. Affido quindi Gesù nelle tue mani lo spirito mio!
Chiedo perdono a tutti dei miei peccati e, pur invocando da Dio la grande grazia di salvare la vita mia e dei miei, mi sottometto ed accetto rassegnato la volontà di Dio, qualunque essa sia!.

2 dicembre 1944 ore 16,30
Vergato bombardato da apparecchi. Ada ha avuto una crisi che mi ha spaventato. Mio Dio aiutaci!.

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VN24_20160416_Ettore Bortolotti_Ada Emma_002Con questa annotazione si conclude il diario di Ettore Bortolotti, ma il drammatico epilogo della sua storia viene narrato dalla cognata che aveva voluto condividere con Ettore ed Ada quei terribili giorni di guerra. Emma Marchetti scrisse la seguente lettera da Roffeno, ricoverata in ospedale poichè da Vergato era stata là trasferita.

Roffeno Musiolo, 17 dicembre 1944
Cara Angela, ti comunico la tragica scena avvenuta il 13 mattina u.s. ai Boschi vicino a Ponzano. Arturo, Paolina, Mario e Maria e tutti i contadini avevano avuto ordine di sfollare e partirono per passare al di là del fronte.
Speriamo bene, ma non abbiamo avuto nessuna notizia, come pure di Amedeo e Maria.
Essendo Ada tanto ammalata non potemmo allontanarla e ci fermammo ai Boschi dove non c’era l’ordine di sfollamento. In quella casa eravamo io, Ettore e Ada, la vecchia nostra contadina, due sfollati marito e moglie, i tre padroni di casa, due coloni, in tutto undici persone. I tedeschi sono venuti a requisire i maiali senza imporci alcun ordine di sfollamento.
Il 13 dicembre circa alle ore 7,30 sono venuti quattro tedeschi e senza alcuna motivazione a colpi di pistola ci hanno freddati tutti (12). Io semiviva dopo parecchie ore che giacevo nel sangue, con sforzi non umani, ma con l’aiuto divino, sono riuscita ad alzarmi e a recarmi nella cantina dove giacevano, ancora nel letto, ma freddi, Ada e Ettore. Li ho soltanto accarezzati perchè la mia bocca disfatta non è riuscita a dare loro l’ultimo bacio. Dopo parecchie cadute e riprese di svenimento mi sono incamminata passo passo verso il bosco, dove speravo di trovare una donna sfollata.
Fatti pochi passi mi sento chiamare e sparare addosso. Mi lascio cadere a terra di colpo come morta.
Coloro che mi avevno sparato contro, mi si avvicinarono, mi presero quanto avevo con me e mi lasciarono, convinti che fossi morta.
Non so dirti dopo quanto mi sentii la forza per alzarmi. Così col divino aiuto, giunsi ad una casa, trascinandomi a terra moltissime volte, sotto l’acqua, senza scarpe e presa da continui svenimenti.
Passai la prima notte in questa casa senza cure; la mattina dopo una donna sorreggendomi mi accompagnò verso il comando lontano quattro chilometri, ma a metà strada mi lasciò sola. Giunsi a stento, trovai cure e con la Croce Rossa fui portata all’Ospedale di Roffeno Musiolo, dove giunsi a sera irriconoscibile.
Cara Angela, ti prego se ti è possibile telefona alla Lodovica, perchè veda a mezzo della Croce Rossa di recarsi con due casse per seppellire Ettore e Ada. Se non si riesce con questo mezzo, essi devono marcire senza sepoltura e questo è per me il tormento più grande. Dopo tanto interessamento del parroco di qui si è potuto ottenere di mandare tre civili, ma questi non osano andare se non sono accompagnati da tedeschi, perchè temono il pericolo. Ti dico e ti ripeto che se per questo viaggio, la Lodovica dovesse incontrare pericolo, mi rassegno a non poter dare sepoltura ai miei cari.
Fatevi coraggio, io vi auguro ogni Bene.
Aff. ma Emma

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Emma Marchetti moriva il 5 gennaio 1945 con il volto sfigurato dalle gravi ferite riportate e così la sua lettera è l’unica testimonianza di quella strage e senza quella testimonianza tutto sarebbe apparso come la conseguenza di una bomba caduta sulla casa dei Boschi. I soldati che compirono quella impresa infatti tentarono, alcune ore dopo il massacro, di cancellare le prove del loro crimine, minando la casa e facendola crollare.
Ettore Bortolotti e i suoi rimasero insepolti per oltre quattro mesi, fino alla fine della guerra (13) e ritorna alla mente immediatamente la lettera testamento inviata all‘arciprete, dove Ettore fa espresso riferimento a una sepoltura postuma. L’eccidio di Ca’ dei Boschi continua la spirale di spietata e disumana violenza che aveva avuto il suo apice a Salvaro, San Martino, Casaglia, Pioppe, La Creda e così anche la drammatica fine di Ettore Bortolotti ancora una volta lo accomuna a quelle popolazioni di Salvaro, Sperticano, Pioppe con le quali egli aveva un tempo condiviso i problemi e le aspirazioni, svolgendo le funzioni di segretario della locale Cassa Rurale.
Quando i parenti, finita la guerra, andarono ad estrarre dalle macerie i resti di Ettore ed Ada li trovarono ancora abbracciati, come a suggellare la loro storia di fede e di amore, sublimata e spezzata dalla guerra.

NOTE
1) In memoria di Ettore Bortolotti, Ada Marchetti, Emma Marchetti – Scuola Professionale Tipografica  Sordomuti Bologna, Via Nosadella, 51.
2) Opera citata.
3) Opera citata.
4) Sorsero nel 1905 ben quattro Casse Rurali fra Vergato e Marzabotto: C.R. di Venola, C.R. di Panico,    C.R. di Calvenzano – S. Martino – Sperticano, C.R. di Calvenzano e Malfolle. Altre sorsero a Tolè e a  Grizzana.
5) Cassa Rurale Artigiana di Vergato 1905-1978 edizione unica pag. 28.
6) Vedi «Cassa Rurale Artigiana di Vergato» pag. 19-
7) L. GHERARDI, «Le querce di Monte Sole» ed. Il Mulino pag. 278.
8) Da G. VENTURI, «Il Credito Romagnolo fra storia e tradizione», pag. 70 edito in proprio.
9) La Banca dell’Appennino aveva sede a Riola e una filiale rilevante del Credito Romagnolo a Vergato e     Porretta.
10) «Nuèter» n. 18 pag. 1 dicembre 1983
11) In memoria di Ettore Bortolotti, opera citata pag. 116
12) In memoria di Ettore Bortolotti, opera citata pag. 17 e seguenti.
13) Archivio Comunale, anno 1945, denuncia degli assassini effettuati nel territorio di Vergato. Lapide      eretta sulle rovine di Ca’ dei Boschi, luogo dell’eccidio.

Le undici vittime ricordate da Emma Marchetti:
1) BORTOLOTTI ETTORE di anni 55
2) MARCHETTI ADA in Bortolotti » 47
– 3) MARCHETTI EMMA » 55
. 4) VENTURI MARIA » 66
_ 5) CANARINI GIOVANNI » 76
– 6) MATTIOLI ANTONIO » 55
_ 7) BETTUCCHI CATERINA » 76
„ 8) MATTIOLI SARA » 13
_ 9) NANNI RAEFAELE  14 0
»
“77 fa
10) DONATI CLEOFE » 70
__11)LAFFI ZAIRA » 60
45

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