Saluti da Carviano: La Chiesa che non c’è!

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Carviano: La chiesa che non c’è… (presto nuovi articoli: “Carviano, la Chiesa che non c’è ci manda i suoi ricordi” e “I misteri di Carviano”)

di Mazzetti Maria Rosa e M. C.

La chiesa riprodotta nell’immagine ora non c’è più. Sorgeva a 4 km da Vergato lungo la strada che porta al Poggio di Carviano andando verso Grizzana a circa 200 m. dal cimitero. Era la chiesa parrocchiale di S. Margherita di Carviano. Questa piccola parrocchia è una delle più antiche della montagna come mostrano le case a torri del borgo di Casigno. Il signore che qui dominava, aveva il suo palazzo o rocca, nel luogo detto Castellaro prima del XII sec. Gli abitanti di Carbiano (oggi Carviano), narra il Ghirardacci, si sottrassero al dispotico governo del loro Signore nell’anno 1198 e nel luglio dello stesso anno si diedero al comune di Bologna. Circa nell’anno 1221 Carviano passò sotto il potere di Ugolino conte di Panico e vi rimase fino alla metà del XV sec. quando i discendenti del conte furono scacciati per sempre dai loro dominii. Carviano tornò sotto Bologna e vi restò fino al 1796 quando, unito alla comunità di Tavernola, divenne soggetto al governatorato di Vergato. La chiesa principale fu riedificata a spese del popolo e del parroco: Don Gio. Battista Berti, nell’anno 1831, perché minacciava di crollare. La chiesa precedente con soffitto a travi e con un altare rasente il muro era senza coro e nel massimo squallore, dice il Ruggeri. Nel luogo detto Casigno esiste tuttora l’oratorio di S. Rocco che attualmente funge da chiesa parrocchiale, venne edificato, per voto dei parrocchiani, mentre infuriava l’orribile pestilenza dell’anno 1630. La Chiesa di S. Margherita di Carviano era parrocchia fino dal 1378 col sacro Fonte battesimale e dipendeva dal plebanato di Calvenzano. A quel tempo le sue rendite e il diritto di nomina appartenevano all’abbadia di S. Croce di Venezia, dell’ordine cluniacense, secondo il Ruggeri. Mentre Ignazio Massaroli ci dice che il giuspatronato apparteneva ai parrocchiani. Più tardi il diritto stesso e la prebenda passarono alla Mensa Arcivescovile di Bologna. Poi nell’anno 1640 fu tolta alla congregazione di Calvenzano, e fu aggregata al plebanato di Salvaro. Prima dell’anno 1378 non si hanno documenti che attestino che la chiesa avesse cura d’anime ma si può ritenerlo probabile, poiché nell’antica sacrestia vi era un sepolcro gentilizio formato da una lapide di macigno che fu poi trasportata nel muro della chiesa rifatta nel 1831. Nella lapide vi era un’iscrizione in caratteri gotici, e in fondo una figura di donna, distesa, vestita di tunica, con suo cuscino sotto il capo guarnito ai lati di mapponi, malamente disegnate ed incisa a scalpello; inferiormente 2 croci scolpite e ai lati due armi gentilizie, che, ai primi del XX sec non si potevano ben descrivere. 

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L’iscrizione dal tono minaccioso correttamente tradotta secondo il Massaroli diceva: 1319 indizione seconda il 24 del mese di marzo fu sepolta donna Edua del fu Pietro de Zoguli da Monteveglio nella qual sepoltura nessuno si ponga se non sia della pieve (o famiglia) del fu Conte U (Ugolino da Panico da Vernio).

150621_Carviano-donna Edua-007 copia Sotto è rappresentata donna Edua. La chiesa parrocchiale di S. Margherita di Carviano è stata distrutta dai tedeschi in ritirata durante l’ultimo conflitto mondiale. Gli ultimi resti, qualche muro, avanzi di capitelli, la base del campanile e nicchie ancora visibili agli inizi degli anni 90, sono stati fatti definitivamente scomparire radendoli al suolo. Scarse sono le immagini che ci sono pervenute, se non quelle della memoria dei pochi abitanti rimasti. Ora il ritrovamento di questa immagine ci fa rivedere la chiesa parrocchiale di S. Margherita V. M. di Carviano, “prima che memoria muoia“.

Bibliografia:

Massaroli Ignazio – “Carviano il castello la parrocchia e i suoi rettori”

Ruggeri Luigi – “Chiese parrocchiali della diocesi di Bologna”

Il nostro articolo è stato pubblicato da: Nuetèr nr. 57 Giugno 2003 n. 1 Anno XXIX

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