Valle del Reno 1928-7 Bagni della Porretta

2013/02/26, Vergato – I Bagni della Porretta, riportiamo un’articolo apparso sul fascicolo “Valle del Reno” del 1928, ne riportiamo le immagini e il testo a corredo, sempre dall’archivio del dott. Amleto Gardenghi.

PORRETTA E LE SUE ACQUE,

 Porretta — più comunemente chiamata Bagni della Porretta — è a sud-sud-ovest di Bologna e ne dista, per ferrovia, 59 chilometri. Un poeta un pò -oscuro —• il Canevari — ha voluto in un sonetto dire dove Porretta siede, eccone le quartine:

Sul Reno  Ausonio  alla   montana  sponda
  ove si  guardan  due  pietrosi massi
  ove  languendo un  dì  traendo i passi
  bevve  l’antico  bue vivifiè onda;
Lungo il bel rio che opaca  valle inonda
  orgagliosetto fra rotanti sassi
  non ignobile donna  assisa  siassi
  d’ingegni   industri   ognor   madre   feconda.

Ed un altro poeta, G. B. Spagnoli, cinquecentista, in un distico latino, così descrive Porretta e dice la ragione della buona fama che ha fra la gente.
Hic   ubi   prospectant   duo   se   juga   fontibus   altis
  Balnea Porrectae fama  vetusta  vocat.

Ma il miglior cantore di questa terra, cantore in prosa — prosa tersa ed elegante — fu un uomo che modesto, ha saputo unire l’amore costante per il luogo dove ha vissuto alla competenza rara ed ha composto una guida di Porretta che, pur vecchia di 30 anni, rappresenta oggi quanto di meglio si poteva raccogliere intorno ad essa, Demetrio Lorenzini, a cui qui, dove della sua Porretta si stendono rapidi cenni, va un mesto e riconoscente ricordo. A 349 metri giace Porretta sul livello del mare, sulla sponda sinistra del Reno, là dove in esso sbocca il Rio Maggiore, che attraversa il paese, scendendo dai monti di Vallimenga, della Piella e di Roncale, ed ha 1955 abitanti (1921): tutto il Comune conta 4190 abitanti. Intorno, ad occidente ed a sud, si innalzano discrete cime, il Sassocardo, il monte della Croce, la Rocchetta ed il monte della Madonna: a nord e ad est più tenui sono le linee montuose che fermano lo sguardo. Tutte le quattro cime più sopra ricordate costituiscono quello che comunemente si chiama monte Porrettano, il quale, in origine costituente un tutto, fu diviso dalle acque del Reno, con direzione SO-NE, e da quelle del Rio Maggiore, da O. ad E. La frattura del Reno è specialmente visibile, anche per occhio profano; il monte par quasi che sia stato diviso da forza umana : alla destra un roccione a picco scende al fiume, a sinistra pure s’eleva il monte perpendicolare e la ferrovia, che non potrebbe costeggiarlo, fora il monte. La strada provinciale invece, stretta e con una decisa curva, si muove pochi metri sopra il letto del fiume : un ponte unisce le due sponde del Reno, subito alla stretta. Il nome Porretta ha suscitato fra coloro che amano scoprire donde derivino i nomi di luoghi — arte assai difficile e di risultati molto incerti — non oggi, ma nel passato discussioni vivaci; poiché c’era chi sosteneva essere il nome Porretta né più né meno che il femminile del participio latino del verbo porrigo : porrecta cioè distesa, o, secondo altri, offerta, quale dono magnifico per le sue acque agli uomini dalla divinità; altri avvicinava il nome ad un altro, assai noto, Epòredia (Ivrea), e ne faceva come un’Eporedia appenninica, contravvenendo così ad ogni ricordo storico, che di una città vetusta in quella località, benché gli scavi abbiano dato qualche oggetto di remotissimi tempi, non si trova neppure la più lontana traccia negli scrittori; altri ancora attribuiva il nome Porretta al fatto che ivi era una coltivazione larga di porri, ed altri infine legava insieme l’attuale nome della piccola cittadina, centro di cure ottime, al nome di un castello già esistente, abbattuto in parte dall’ira degli uomini ed in parte dalla crudeltà di un rovinoso torrente, il castello di Porredo.

Comunque stiano le cose, qualunque sia l’origine di questo nome — e tale ricerca ha valore puramente di curiosità —, è però certo che l’abitato sorse numeroso e s’ingrandì a borgata, quando si incominciarono a conoscere le fonti delle acque. È vero che si suppone che queste fossero già note al tempo dei Romani e degli Etruschi —- la qual supposizione può essere rispondente alla verità — ma par certo che il sec. XIII sia stato il rivelatore della ricchezza idrica del sottosuolo, e questo non contrasta con la supposizione di prima, che sappiamo essère stato il Medio Evo un’età in cui molte cose prima note, in tutti i campi, per qualche secolo sparvero per essere poi riscoperte. Il come le acque furono scoperte appartiene alla leggenda : è il solito bue o il solito maiale che beve o si voltola nelle acque o nel fango e guarisce del male che lo affligge. Le scoperte, fatte negli scavi, di tubi terminanti in teste di Bue, di Leone o di Donzelle, fanno supporre l’antichità della conoscenza delle acque porrettane, e s’è voluto conservare questi nomi alle diverse fonti.

La leggenda poi della  guarigione del bue che sofferente s’abbevera alle acque sgorganti presso il Rio Maggiore e miracolosamente guarisce, ha dato a Porretta lo stemma suo, stemma ancora adottato. Pare che il nocciolo del paese lo si debba ricercare nelle case sorgenti lungo le due rive del Rio Maggiore : a destra vi costruirono abitazioni quei di Granaglione, a sinistra quei di Capugnano, e questo verso i primi del Duecento. Col 1250 comincia ad occuparsi di tale località Bologna che aveva autorità sulle terre della montagna : le case son poche per i bisogni di coloro che vanno a curarsi a queste acque, quindi si sollecita la costruzione di altre case e si promettono esenzioni da dazi, purché le case crescano e si moltiplichino. Nei Bolognesi è evidente l’intenzione di non lasciarsi sfuggire la ricca terra, sicura di un avvenire, e quindi sono frequenti le attenzioni e le ordinanze : si vuole da essi la cessione dei luoghi da cui sgorgano tutte le fonti, e si ricorre a vari tentativi per indurre gli abitanti a cederle, promettendo loro perpetue esenzioni da ogni dazio o gabella. Finalmente nel 1447, appena salito al pontificato Nicolo V, il famoso umanista e protettore di umanisti, poiché non crescevano le case o non crescevano con la dovuta rapidità, questi staccava il territorio di Porretta dal resto del Bolognese e ne faceva un feudo a sé. Fra i vari signori che dominarono in Porretta sono più degli altri degni di nota i conti Ranuzzi i quali per oltre tre secoli tennero questo feudo (1482-1797) e all’incremento di Porretta rivolsero le loro cure. Del resto man mano che il paese cresceva, si rendevano più adatti alla loro funzione gli stabilimenti dei bagni. Ma fu durante il periodo in cui le terme Porrettane — aboliti i feudi — passarono allo Stato e specialmente nel tempo in cui dallo Stato, furono cedute alla provincia che più sapienti modificazioni e più avveduti miglioramenti furono recati a Porretta ed a ‘suoi, bagni. Dal 1918 ne è proprietaria la Società Anonima Terme di Porretta — il trapasso di proprietà dalla provincia alla Società Termale italiana è avvenuto nel 1905 — e non si può negare che tale ente, approfittando della sicura virtù terapeutica delle ac­que porrettane e della bontà dei luoghi e della dolcezza e salubrità del clima, non abbia messo in opera tutte le sue forze per dare alla sua impresa quello slancio e quella modernità di sviluppo che si addice a stabilimenti di cura. La frequenza ed il numero dei sofferenti che accorrono per mitigare il loro male, il benessere che a tanti dispensano le acque sono una conferma che lo scopo è raggiunto pieno ed intero. Le acque della Porretta non contengono tutte gli stessi minerali : ci sono acque salso-iodiche ed acque solfuree, o meglio acque clorurato-sodiche-iodurate ed acque clorurato-sodiche- solfuree. Le acque salso-iodiche zampillano dalle sorgenti Leone, Bovi, Donzelle e Marte, tutte e quattro nella parte alta di Porretta, lungo il Rio Maggiore.

Queste acque hanno ricchezza di acido-cairbonico, contengono tracce di idrogeno solforato ed oltre alla quantità notevole di cloruro sodico, che da ad esse il carattere, presentano del iodio, del bromo, del litio, del bario e dell 01 stronzio e sono per di più assai alcaline, perché hanno abbondanza di carbonati e borati alcalini. Naturalmente tutte le quattro fonti dette dianzi non sono identiche né per le proporzioni dei vari minerali che le costituiscono né per temperatura : così dai 29,5 gradi della sorgente del Leone si va ai 37 della sorgente delle Donzelle ed ai 38 di quella di Marte. Gli stabilimenti alti —. quello Leone-Bovi, quello Marte e l’altro delle Donzelle — raccolgono e distribuiscono le acque di questo tipo e sono chiamati stabilimenti alti, perché collocati nella parte alta di Porretta. Sono acque sopra tutto per bagni e per docce, ma nello stabilimento delle Donzelle vi ha anche un elegante chiosco dove si bevono le acque delle sorgenti del Leone e delle Donzelle. Anche inalazioni e polverizzazioni si fanno con queste acque, ma il reparto per tali cure non ha sede negli stabilimenti alti, ma in basso, nello stabilimento della Puzzola.

L’altro gruppo di acque — quelle solfuree : sorgenti Porretta Vecchia e Nuova, Puzzola e Galleria della Madonna — hanno non poco idrogeno solforato libero, contengono pure, insieme col cloruro di sodio, del litio, del bario e dello stronzio, e presentano tracce di iodio e di bromo. Alcaline, perché contenenti carbonati e borati alcalini, non sono uguali : i minerali vi entrano con percentuale varia (3,38 alla Puzzola e 1,03 alla sorgente della Galleria della Madonna); l’idrogeno solforato non vi è nelle stesse quantità (Puzzola 1,26 cm3, 14,8 cm3 sorgente della Galleria della Madonna); varia anche la temperatura (da 36°5 alla sorgente della Porretta a 24° a quella della Puzzola, a 17° all’altra della Galleria della Madonna). Queste sorgenti costituiscono il gruppo delle fonti basse : zampillano lungo la sinistra del Reno e distano circa 1 chilometro dalle altre. Due stabilimenti utilizzano le acque di queste fonti, due stabilimenti prossimi, quello di Porretta Vecchia e l’altro, che è grande, bello e moderno, della Puzzola. Tutte le forme di cure qui si fanno; bagni, docce, inalazioni e polverizzazioni : anche sono bevute queste acque, ed ampia, bella e decorosa è la sala adibita a questo uso, nello stabilimento della Puzzola. Malgrado la presenza di tanti minerali, tutte le acque delle varie sorgenti sono limpide ed incolore e senza la presenza di microbi di sorta. A quali mali queste acque portano lenimento e guarigione? Diversa è la virtù terapeutica delle acque solfuree da quella delle salso-iodiche : quelle sono efficaci per le malattie cutanee (eczemi, impetigine, piodermiti, dermatosi squamose, ittiosi, ecc.), per le malattie delle prime vie respiratorie e dei bronchi (catarri, faringiti, laringiti ecc.), per il linfatismo infantile (bambini linfatici, scrofolosi, rachitici) e per le malattie del ricambio (artritismo, reumatismo).

Le acque salso-iodiche hanno ancor più largo campo di azione curativa, e questo dipende dal complesso di minerali che contengono e dal diverso grado di temperatura che hanno. Le malattie dello stomaco e dell’intestino, le malattie delle donne, i disturbi della nutrizione, le malattie del ricambio, l’uricemia, la gotta, il reumatismo muscolare ed articolare, le nevralgie, le neuriti trovano in questo secondo gruppo di acque effetti meravigliosi : le affezioni si attenuano in guisa da dare al paziente la possibilità di sopportarle o spariscono del tutto. È inutile qui dire che a tutta questa somma di sforzi perché l’azione della natura sia dispensata intera a correggere o a togliere il male, l’uomo ha cercato di. aggiungere quello che noi chiamiamo confort. Gli stabilimenti sono belli, grandiosi, eleganti, igienicamente perfetti : s’è messo l’arte a servizio del bene fisico che si da ai sofferenti, sì che essi sentono anche il conforto dell’ambiente dignitoso e magnifico. Sale, chioschi, parchi, passeggiate ed una pineta, arrampicantesi su per il monte della Croce, fanno il soggiorno più dolce ‘e più vario. Grandi alberghi, annessi agli stabilimenti, o sorgenti nel paese, pensioni, case private accolgono la vasta clientela che ogni anno risale la valle del Reno per trovare requie ai dolori e lenimento alle sofferenze e bene spesso torna alleggerita del grave peso del male Porretta non manca di qualche pò d’arte; si tratta di modeste cose che quasi sfuggono all’attenzione del visitatore, tutto attratto dalla sua bontà di dispensiera di salute : qui accenneremo a quanto Porretta pos­siede. La chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria Maddalena è stata costrutta nel 1690 dal conte Annibale III Ranuzzi là dove sorgeva una piccola opera di difesa del borgo e fu costrutta dopo che l’altra era caduta in rovina. È ampia, ma non ha nessuna bellezza architetto­nica; però all’interno ha una tela di Dionigi Calvart, fiammingo (1540-1619), l’Apparizione di Cristo alla Maddalena, ed una prospettiva del bolognese D. Fancelli. Anche gli altri altari hanno buone tele, ma una, quella della Madonna del Rosario, dovuta al pennello di Tiburzio Passarotti, bolognese, morto nel 1612, è stata guastata da un inabile restauratore. Altra chiesa notevole è quella della (Madonna del Ponte, che prima modesta cappella si è trasformata in un tempietto, di stile dorico, fatto con pietre delle cave di Porretta (1878) : ne fu architetto Saverio Bianchi. All’interno vi hanno lavorato Alessandro Guardassoni, pittore bolognese  (secolo XIX),   e  Luigi  Samoggia, decoratore pure di Bologna (1818-1904). Pure degno di ricordo è l’oratorio di S. Francesco, che sorge presso la chiesa parrocchiale, dove è un bel quadro dipinto dal bolognese Alessandro Tiavini (1577-1668), rappresentante San Francesco e San Bernardino che adorano la Madonna e Cristo.

 

 

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