I ladri di targhe devozionali hanno colpito ancora!

2014/09/18, Vergato – I LADRI DI TARGHE DEVOZIONALI HANNO COLPITO ANCORA!

Digital StillCameraQuesta volta è toccato ad una maestà in nicchia, posta sopra l’ingresso di una casa nel borgo antico della Scola. Una targa rettangolare, in ceramica policroma, raffigurante la Madonna addolorata, ospitata in una nicchia a protezione degli abitanti della casa ed alla quale rivolgevano lo sguardo e un pensiero, tutti coloro che le passavano davanti. Ora non c’è più, rubata da mani sacrileghe, per diventare oggetto di miserevole mercimonio o peggio, se è possibile, vergognoso trofeo da esporre in qualche squallida tavernetta.

Un fenomeno molto diffuso negli anni 60/70 e che ha portato alla depredazione di quasi tutte le immagini sacre esposte nei pilastrini e che ritenevamo superato, passato di moda. Non è così purtroppo, solo negli ultimi 8 mesi con quello della Scola, sono almeno tre i furti di targhe devozionali di cui si è avuta notizia e per di più avvenuti in una zona molto ristretta fra Campolo e Verzuno. Si tratta quindi di delinquenti della zona o comunque conoscitori della zona e delle abitudini dei pochi residenti che ancora vi risiedono.

Digital StillCameraIl primo è avvenuto all’inizio di quest’anno ai danni dell’imponente pilastrino neoclassico  di Verzuno, ha portato all’asportazione delle tre targhe originali che dal 1939, data di costruzione del pilastrino, erano oggetto di sentita devozione popolare. Si trattava del frequente trittico di targhe molto care alla devozione contadina: la Madonna di S. Luca al centro nella sua funzione di mediatrice e protettrice a tutto campo ed ai lati dei Santi Antonio da Padova(il santo del pane e quindi dei bisogni fondamentali) e Antonio Abate protettore degli animali da cortile e della stalla, come evidenziato dalle foto che seguono e che consentono fra l’altro un preciso riconoscimento delle targhe nel caso di auspicabili indagini investigative da parte degli organi giudiziari preposti.

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Sorte peggiore è toccato al Pilastrino Confientana, sempre a Verzuno, poco distante da quello del vecchio cimitero, dove per poter meglio togliere le targhe lo hanno addirittura rovesciato in terra e la famiglia Cati proprietaria, ha dovuto riportarlo a casa in pezzi e lo sta ora ripulendo e ristrutturando in attesa di rimontarlo. In questo caso le targhe raffiguravano S. Vincenzo Ferreri, protettore dei raccolti e S. Antonio Abate ai lati ed al centro vi era una piccola statua della B. Vergine.

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Per noi che ci siamo definiti “la compagnia degli sdalèn”, e che abbiamo come finalità  “statutaria” la salvaguardia e la valorizzazione di questi oggetti sacri del territorio, anche attraverso il loro restauro e la ricollocazione nelle nicchie vuote delle immagini sacre che vi erano ospitate, è indubbiamente un brutto colpo, ma non tale da scoraggiarci, anche perché siamo sempre più convinti che l’unica difesa possibile contro questi furti sacrileghi, sia quella di far riscoprire ad un pubblico sempre più vasto il valore di questi segni religiosi, espressione certo di una sentita religiosità popolare, ma anche testimonianza di una storia condivisa  dalle nostre comunità nel corso dei secoli. Solo in questo modo, facendoli cioè tornare segni importanti e preziosi, riscoprendo il loro valore e la loro storia, si può sviluppare quell’interesse positivo, quella attenzione che vuol dire capacità di controllo da parte di molti, la sola condizione in grado di isolare e neutralizzare i pochi delinquenti che volessero continuare nella loro squallida attività. Gli sdalèn non sarebbero più, come purtroppo avviene ancora oggi, oggetti abbandonati, residuali, privi di interesse e di valore, in balia di ladri e malintenzionati, ritornerebbero ad essere percepiti come un bene comune, appartenente cioè alla comunità intera e quindi da salvaguardare e custodire per le future generazioni.

Vergato 18/09/2014                                                                    Enrico Carboni

Enrico Carboni, ricercatore provetto, da diversi anni si occupa di fotografare e inventariare tutti i pilastrini e le immagini devozionali esposte all’esterno, cura inoltre i restauri e i recuperi di diversi sdalèn dell’Appennino. Ha pubblicato su questo sito una parte delle sue ricerche e sta continuando la sua opera sul nostro territorio non solo per i pilastrini ma anche di spezzoni della nostra storia spesso orale.

 

 

 

 

 

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