Ettore Bortolotti – Corrispondente da Vergato del quotidiano «L’Avvenire d’Italia»

Occupazione: Ragioniere

VN24_160310_Vergato_Archivio MV_004 VN24_160310_Vergato_Archivio MV_003 VN24_160310_Vergato_Archivio MV_001Ettore Bortolotti,da Roberto e Clementa Mandrioli; nata il 16 settebre 1889 a Budrio. Nel 1943 residente a Vergato. Ragioniere.
Iscritto al PPI.
Il 26 marzo 1922, quando ricopriva la carica di assessore al comune di Vergato, fu aggredito dai fascisti e bastonato unitamente all’assessore Giuseppe Vannini, perché si rifiutavano di rassegnare le dimissioni dalla giunta, retta da un sindaco del PPI.
Con mons. Fidenzio Melimi, magna pars delle iniziative sociali cattoliche della zona Vergato, Grizzana, Marzabotto. Sostenne «La Sorgente», sulla quale intervenne con alcune lettere, pubblicate con grande evidenza, per sostenere la necessità di superare le divisioni tra cattolici, richiamando «l’arma della carità cristiana» (Consensi e dissensi), 21 agosto 1926, nata 33). Su questa base non tralasciò di polemizzare con «L’Avvenire d’Italia», chiaramente puntualizzando il proprio popolarismo e insieme il proprio antifascismo: «deve essere riconosciuta legittima e meritevole di rispetto l’aspirazione di molti cattolici di raggiungere anche in Italia una maggior perfezione al sistema di governo come quello per esempio che ospitò recentemente il Congresso Eucaristico di Chicago. Tale sistema di governo c’è già in Italia? Ringraziamo Iddio! Ma anche qui, commendatore, sarà con me nella convinzione che i cattolici devono sempre tendere al meglio senza fermarsi mai nemmeno sugli allori» (Lettera aperta al Comm. Carlo Enrico Bolognesi direttore dell’Avvenire d’Italia, 18 settembre 1926, n. 37). Con la nuova gestione di Raimondo Manzini, divenne corrispondente da Vergato del quotidiano cattolico bolognese.

Il 13 dicembre 1944, mentre tentava di raggiungere a piedi l’Alta valle del Reno, già liberata dagli alleati, fu catturato dai tedeschi con altre 10 persone, tutte anziane, meno una bambina.
In località Boschi (Vergato) – allora denominata Boschi di Susano – vicino a Ponzano, fu ucciso unitamente alle altre persone, tra le quali la moglie Ada Marchetti e la cognata Emma Marchetti [A]

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