La Madonna di Tavernola di Lorenzo Monaco, esposta a Grizzana Morandi

2017/07/25, Grizzana Morandi – La Madonna di Tavernola di Lorenzo Monaco, esposta a Grizzana Morandi nella grande mostra;

Grizzana, Morandi, Arcangeli cinquant’anni dopo
Arte in Appennino da Lorenzo Monaco a Luigi Ontani a cura di Angelo Mazza, Anna Stanzani, organizzata dall’Amministrazione Comunale, sindaco Graziella Leoni, ai Fienili del Campiaro di Grizzana Morandi.

L’opera proveniente dal museo della Curia arcivescovile di Bologna rimarrà esposta fino al 17 settembre, un’occasione per tutti di vedere “una meraviglia” del nostro Appennino più volte citata dal prof. Dario Mingarelli. A lui aprire le pubblicazioni dei video della giornata inaugurale con la lettura del testo sotto riportato. Ricordiamo gli orari per chi volesse visitare la mostra, in fondo alla pagina.

La Madonna di Tavernola
«Questa splendida tavola, che il restauro ha riportato, per quanto era possibile, alle sue condizioni primitive, è opera fra le più belle dipinte dal grande pittore dei camaldolesi, Lorenzo Monaco; uno dei campioni del cosiddetto “ gotico internazionale”.

La storia critica, nonostante l’eccellenza dell’opera, è scarsa; ma occorre pensare alla collocazione, defilata, della chiesa e al lungo oblio che pesò per secoli sui “primitivi”. E’ solo nel 1783 che il Calindri (Dizionario, V, p. 166) scrive: «… e nella Canonica una Madonna di Lippo Dalmasio». Il Ruggieri, nella sua opera sulle «Chiese parrocchiali della Diocesi di Bologna», già in pieno Ottocento, conferma (T° 3°, p. 16): «…nella segrestia si vede la bella immagine della Vergine Santissima, dipinta da Lippo Dalmasio, la quale per molti anni dimenticata, è stata colle offerte dei popolani recentemente restaurata e ornata di festoni». Nell’errore, è lodevole l’attribuzione del Calindri a quel Lippo di Dalmasio che, nella pittura bolognese, tiene un po’ il molo, in minore, d’un Lorenzo Monaco appunto.

Fu senza saper nulla di tutto questo che, in una passeggiata dell’estate del ‘52, in compagnia dell’amico Benassi, vidi brillare la tavola nella penombra della chiesa e riconobbi sùbito la mano di Lorenzo Monaco. La messa in valore del dipinto è stata ritardata da curiose vicende, e dal fatto che si tratta d’un’imma-gine devozionale, annualmente portata in processione, se non erro, per Ferragosto, che é il giorno di S. Maria Assunta. La tavola fu presto conosciuta, e apprezzata al giusto grado, da Giorgio Morandi. Traccia di tale apprezzamento è rimasta in un articolo di Cesare Brandi, uscito sul “Corriere della Sera” del 21 agosto 1959, che così conclude: «… Morandi… ci volle far vedere una pittura antica. Andammo a Tavernola, e là, col fondo ridorato, c’è quasi un Lorenzo Monaco». Esatta l’osservazione sul fondo ridorato; ma son convinto che il Brandi, se rivedrà ora la pittura dopo il restauro, toglierà quel “quasi”. La tavola è infatti una delle opere più alte dell’estrema maturità del maestro, calzando con gli affreschi della cappella Bartolini a Santa Trinità, che cadono fra il 1422 e il 1425. L’awentarsi tagliente del ritmo tardogotico su una dimensione erta e flessuosa trova già un bellissimo equilibrio fra i ripetuti andamenti falcati; equilibrio che non è, forse, immune da contatti con le prime e dolci – operazioni dell’Angelico. E dell’Angelico non è indegna questa Madonna, che splende entro il manto di lapislazzuli, purtroppo deteriorato, e sullo sfondo del cuscino dorato, e d’una trama ad oro “operato”, in cui i vecchi e più semplici partiti decorativi del ‘300 fiorentino rigermogliano (anche nelle aureole) capziosamente. E il Bambino è già grasso e morbido, e dolcemente pronto a reggere il cartiglio e la rosellina selvatica, quasi come in Gentile da Fabriano; dal 1423, del resto, di scena a Firenze.

Resta il problema dell’origine della tavola. Si ricordi allora che Tavernola dipendeva dal plebanato di Sambo, più vicino alla Toscana, e che nel 1530 fu data agli Olivetani di Scaricalasino. Scrive il Calindri, alla pagina citata: «… il diritto di collazione appartiene a Monaci Olivetani de’ quali fu Grancia, soppressa nel 1652». D’altra parte, le ricerche dell’amico Benassi sugli Inventari parrocchiali non hanno dato gran frutto: bisogna aspettare quello del 1837, già cinquant’anni e più dopo il Calindri, per vederla citata: «Una B. V. in Assa pretendesi opera di Filippo Dalmasio». La vera ragione del suo riaffacciarsi alla storia è che già il Calindri, nel 1783, cominciava a portare attenzione ai “primitivi”; il cui gusto rinacque poi in quell’ottocento che portò al restauro del dipinto. Aggiungendosi l’origine toscana di molte famiglie di Tavernola, e in particolare quella dei Mingarelli (che, non d’origine toscana, ebbe però un Ferdinando Romualdo monaco camaldolese e dottore di Teologia e lingua greca nel Monastero degli Angeli di Firenze); si può concludere che fu abbastanza normale che un Lorenzo Monaco piovesse, forse ab origine, forse dagli Olivetani di Monghidoro, alla chiesetta di Tavernola».

Ora la nostra Madonna non è più nella sua “casa” di Tavernola. Privata dell’affetto plurisecolare dei suoi devoti tavernolesi, è esposta nel museo della Curia arcivescovile di Bologna. Speriamo che un giorno possa ritornare.

 

Grizzana, Morandi, Arcangeli cinquant’anni dopo
Arte in Appennino da Lorenzo Monaco a Luigi Ontani a cura di Angelo Mazza, Anna Stanzani
Grizzana Morandi, Fienili del Campiaro
23 luglio – 17 settembre 2017
Orari di apertura
da lunedì a venerdì ore 14,30-17,30
sabato e domenica ore 10,00-13,00 e 14,30-17,30
Nella sala della Pace della Rocchetta Mattei a Riola
Mostra: “L’occhio fotografico di Carlo Vannini”
Info
Comune di Grizzana Morandi tel. 0516730311 www.comune.grizzanamorandi.bo.it
email: biblioteca@comune.grizzanamorandi.bo.it

Prossimamente i filmati della giornata…

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