Maurizio Nicoletti – Le cave di Montovolo, storia e geologia

2018/09/03, Vergato – Un’evento che si è tenuto a Grizzana Morandi, in mancanza di videoregistrazioni, proponiamo il testo dell’intervento di Maurizio Nicoletti sulla storia raccontata delle Cave Vecchi nell’evento che si è tenuto il 29 agosto alle 18,30 presso Villa Mingarelli a Grizzana Morandi e organizzato dalla Pro Loco di Grizzana.
Hanno partecipato oltre 50 persone tra cui anche alcuni figli,nipoti e
pronipoti dei Vecchi. Vannini Stefano ha ripercorso la storia geologica della formazione di Montovolo e dei monti limitrofi mentre Maurizio Nicoletti ha presentato la storia delle famiglie e delle “cave Vecchi” con varie fotografie dell’epoca.

Buon pomeriggio a tutti, mi chiamo Maurizio Nicoletti, su invito della Pro Loco di Grizzana Morandi e dall’amico Vannini Stefano, sono qui a testimoniare gli ultimi anni di attività delle Cave Vecchi. Sono figlio di Maria Cristina Vecchi, figlia di Adriano Vecchi che con il fratello Antonio della Casona e il cugino Vittorio di Luviero, dal dopoguerra hanno gestito le Cave Vecchi fino alla chiusura avvenuta alla fine degli anni ’70.

Per non dimenticarmi delle notizie che ho raccolto come “un puzzle” secondo un filo logico, vi leggerò la storia che ho scritto basandomi su testimonianze, documenti , fotografie ed estrapolazioni in libri di vari lautori dedicati al territorio di Grizzana Morandi.

Ho deciso di partecipare con piacere a questo evento per 3 motivi molto semplici:

1° – Per non dimenticare e non far dimenticare;

2° – Perchè sono stato procreato 61 anni fa, ai piedi di Montovolo: in un boschetto, che mio padre Nicoletti Sergio mi indicò circa 15 anni fa;

3° – Perché nacqui nel 1957, anni del dopoguerra , della ricostruzione e gente con mentalità ancora chiuse. Mia mamma ( Vecchi Maria Cristina figlia di Adriano Vecchi e Cattabriga Giuseppina) allora aveva 17 anni e dal momento che comunicò di essere incinta, anziché gioire, i parenti stretti ne fecero all’inizio una tragedia poi dopo la nascita, essendo il più piccolo di tutti, sono stato coccolato, ben voluto, amato da tutti i parenti ( nonni, zii, cugini) e ho passato i primi 15 anni (i migliori e spensierati della mia vita) , alla Casona, quelli della fanciullezza e giovinezza e in diversi periodi dell’anno e delle stagioni, dove mi sono formato anche traendo beneficio da quei momenti di vita e con un principio che ritengo fondamentale della vita stessa degli uomini: LA LIBERTA’, nella natura , che mi ha accompagnato fino ad oggi con oltre 60 anni a superare alcuni momenti ed eventi negativi del passato e spero continuerà a perseverare aiutandomi anche nel futuro incontrando la vecchiaia.

Premesso ciò, cercherò, per quanto possibile di concentrare questo mio piccolo contributo del passato dagli anni ‘60 agli anni ‘70, partendo da una ricerca storica della famiglia Vecchi fino ad analizzare i momenti di vita quotidiani delle attività estrattive e lavorazioni delle arenarie attraverso gli scalpellini, presentando alcune immagini nella maggior parte in bianco e nero : le foto provengono dall’album di Vecchi Gianni ( mio zio) ancora residente in un agglomerato di case chiamato “ CASONA” ex Casa Neri, posizionato al di sotto delle cave. Alcune notizie le ho acquisite dai ricordi sia di mio zio che da mia mamma (Vecchi Maria Cristina) e circa una quindicina di anni fa da mio padre ( Nicoletti Sergio), anche lui scalpellino nel periodo giovanile, che si è ricordato quasi al 100%, i nomi e cognomi ma anche i soprannomi dei circa 40 scalpellini che in parte ho conosciuto anch’io: in seguito vi mostrerò una foto, i nominativi e i soprannomi. Prima dei Vecchi,, secondo lo storico Arturo Palmieri, il Montovolo con le sue ricche cave dava lavoro a tagliapietre e scalpellini fin dal Medioevo, infatti si parla dei maestri comancini, chiamati “ muratori” o “ marmocchi” e provenivano sembra dalla Toscana, dove erano presenti ( a Lucca, Pistoia , ecc.) già prima del 1300.

I Vecchi provenivano da Varignana, una località nel Comune di Castel San Pietro Terme (BO), prima di loro sempre da Varignana si insediarono i Mignani ma in Oreglia, iniziando la lavorazione della pietra.

Perché le famiglie Vecchi e Mignani si trasferirono da Varignana a Grizzana?

Perché a circa metà dell”800 la cava di arenaria gialla di Varignana stava per esaurirsi in superfìcie, da quella cava si era estratta tutta la pietra per costruire i palazzi signorili e le strutture di Enti Pubblici a Bologna e pare della bassa Provincia. Pertanto date le grandi difficoltà e rischi di estrazione in profondità, alcuni scalpellini di Varignana saputo che l’arenaria di Montovolo aveva caratteristiche similari di colore e consistenza si trasferirono alle pendici del monte.

Dal 1831 Clemente Vecchi e suo figlio Paolo iniziarono le attività estrattive e di lavorazione della pietra , nel 1881 anche Angelo Vecchi ( fratello di Clemente) con il figlio Augusto.

Proseguirono le attività il figlio Paolo e Augusto attraversando i periodi della 1° e della 2° guerra mondiale, poi rimase solo Augusto con i figli ( Antonio, Adriano (mio nonno) e Angelo (detto Angiolino) e il figlio di Paolo : Vittorio residente in loc. Luviero.

Apro una parentesi : non si conoscono le attività svolte dalle cave Vecchi dal 1831 al 1945, ma da alcune testimonianze e letture si presume che abbiano lavorato insieme alle altre cave presenti nella zona ( Dei Mignani e Cattabriga in Oreglia, cave del M.te Vigese, di Cardeda, di Vigo ecc.), mi preme sottolineare che fino al 1945 le attività che sostennero le economie di Vimignano furono proprio le CAVE : commercio, bestiame, agricoltura, lavorazione dei materiali da costruzione, gestione di vari esercizi pubblici e privati, mestieri artigianali ecc.), poi dagli anni ‘50 le Cave Vecchi continuarono le attività e le altre Cave si riformarono in Cooperative e alla fine quest’ultime scomparvero anche per l’avvento della produzione di nuovi materiali edili da costruzione e il trasporto favorevole su gomma: ad esempio i laterizi e cemento.

Continuando l’albero genealogico della famiglia Vecchi, negli anni ’50 e precisamente nel 1952, morì Augusto ( il mio bisnonno) e rimasero a gestire le Cave i tre figli : Adriano ( mio nonno) specialista per qualsiasi tipo d’opera d’arte insieme ad Angiolino ( che morì qualche anno dopo per un tragico incidente stradale), Antonio trattava i contratti commerciali e il cugino Vittorio in qualità di esperto minatore.

Con la morte di Antonio e poi Adriano, rimase solo Vittorio, e il figlio di Antonio, Francesco Vecchi che cessò Fattività nel 1976.

Apro un’altra parentesi: mi preme ricordare che il mio bisnonno Augusto Vecchi fu anche Sindaco del Comune di Grizzana Morandi nei primi del ‘900 come dalla pubblicazione del 1911 in omaggio ai Reali D’Italia ( Vittorio Emanuele III e la Regina Elena Petrovic , di Savoia) per il cinquantenario del Risorgimento Nazionale.

Rammento inoltre che in quel periodo 2 fratelli ( Adriano e Angiolino) e il cugino Vittorio sposarono 3 sorelle della famiglia Cattabriga di Cavallino, mentre Antonio , vedovo, si risposò con Giuliana Morelli proveniente da San Momè : ebbero 11 tra figli e figlie, 9 sono ancora in vita: purtroppo tutti e 3 i figli di Vittorio ( Cesare, Angelo ) sono deceduti in età giovanile e poi anche Paolo a circa 50 anni . In altre parole alla fine del 1800 ci furono matrimoni di 3 famiglie: I Cattabriga, I Vecchi e i Mignani . La mia bisnonna materna Mignani Serafina (sorella di Mignani Tullio) sposò Dante Antonio Cattabriga ( il mio bisnonno di Cavallino), quest’ultimo oltre che scalpellino fu assistente ai lavori di costruzione del bacino di Suviana e della diga di Assuan in Egitto.

Purtroppo, come tante numerose famiglie del dopoguerra, il cognome dei Vecchi scomparirà in quanto non esistono figli maschi.

I Vecchi ricevettero nel 1974 la Medaglia D’Oro dalla Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato per 143 anni di attività ininterrotta: quindi le attività di estrazione e lavorazione della pietra iniziarono proprio nel 1831.

Una piccola curiosità: ancora tutt’oggi esistono in loc. Casona, sotto le cave, 2 o 3 piccoli vagoni in ferro con ruote su rotaia e fin da piccolo mi sono sempre chiesto a cosa servivano. Da una ricerca storica ho tratto questa notizia: nel 1909 fu inaugurata la teleferica ( o filovia) che collegava le cave con la canonica di Riola. Le grossissime corde di fili intrecciati consentivano ai carrelli pieni di pietra di scendere in paese in soli 12 minuti. L’impianto si sviluppava per oltre 2 chilometri per un dislivello di 200 metri, funzionava senza motore. I carrelli in discesa, pieni di blocchi in arenaria, facevano risalire quelli vuoti. Prima della filovia i carichi di pietre erano trascinati a Riola su zatteroni trainati da buoi.
Rammento alcuni lavori eseguiti con i manufatti in pietra provenienti dalla Cave Vecchi:

1)      Palazzo Capitani della Montagna di Vergato e la scalinata interna;
2)       Palazzo Comunale a Castel D’Aiano;
3)       Palazzo Comunale di Porretta Terme;
4)       Palazzo Malvezzi di Castel de’ Britti;
5)       Stazione Ferroviaria di Prato;
6)       Palazzo Comunale di Camugnano;
7)       Palazzo comunale di Gaggio Montano;
8)       Palazzo Calderini della famiglia Sforza di Imola;
9)       Palazzo del Governo di Bologna ora Questura;
10)      Zoccolo e colonne al Monumento al Carducci a Bologna;
11)      Parti delle Torri con Orologio in P.zza Maggiore a Bologna;
12)      Colonne di sostegno portici in via S. Isaia a Bologna;
13)      Vari ponti provinciali e ferroviari come ad esempio quello di Verzuno e di Riola;
14)      Tombe di famiglia;
15)      Platea della Chiusa sul Reno di Casalecchio;
16)      La Chiesa di San Giovanni Battista di Casalecchio;
17)      La Chiesa di Marzabotto;
18)      La Chiesa e il Campanile di Vergato
19)      La Chiesa di Pietraeoi ora
20)      La Chiesa di Castelnuovo
21)       Il Mausoleo di Guglielmo Marconi a Pontecchio;
22)       Cupola interna Chiesa in via Mascarella A Bologna;
23)       Balcone della caserma Davia ( poi Mameli) di BO, ricavato da un unico blocco di 70 q.li;
24)       Gran parte della Rocchetta Mattei;
25)  Moltissime opere pubbliche realizzate dall’Ex Genio Civile per la ricostruzione dei danni della 2a guerra mondiale;
26)       Pavimentazioni dei piani caricatori delle stazioni ferroviarie tra cui quelli di Riola e Vergato;

Alcuni manufatti che si realizzavano in cava: bozze, gradini, stipiti, pilastri, colonne, stemmi, capitelli, bancali, architravi, lastre pavimenti, camini, archi, zoccoli, tombe di famiglia, monumenti, altari, opere artistiche ecc. con diverse lavorazioni : bugnatura, levigatura, martellinatura, spuntatura e bocciardatura.

Ora descrivo la vita lavorativa in cava con un po’ di poesia legata ai miei ricordi: la cava che si sviluppa per circa 300 / 400 metri in un’area semipianeggiante sotto Montovolo in loc. Lombrina era circondata da castagneti, maggiociondoli, cornioli ecc, ci si arrivava da vari sentieri in mezzo ai boschi , oltre dalla strada principale che serviva il passaggio dei camion per il carico dei manufatti. In questi sentieri incontravo i gigli selvatici, cardi e fiori a qualsiasi stagione, come pure funghi, lamponi, fragoline di bosco, scoiattoli, ghiri , passerotti, pettirossi, cinciallegre, merli, ramarri, lucertole, si riconoscevano le tracce del passaggio di volpi,tassi, faine e rincontro non piacevole di bisce e vipere ( non esistevano daini e caprioli). Già al mattino verso le otto il silenzio veniva rotto da una miriade di suoni che echeggiavano su tutta la montagna : erano gli scalpelli e le punte che come tante gocce cadevano sulle pietre : gli scalpellini incominciavano la giornata lavorativa, poi, successivamente alcuni suoni diversi più invasivi di un ferro contro ferro : erano persone che forgiavano gli attrezzi sugli incudini ( punte e scalpelli) prima di averli resi incandescenti nel carbone. Ogni tanto in alcune giornate, questi suoni scomparivano
improvvisamente, in un attimo c’era un silenzio di tomba, ma subito dopo un forte boato e poi un altro : le mine brillavano per l’estrazione dei massi dal monte.

Sono stato diverse volte insieme a loro, mi mandavano anche a prendere l’acqua di sorgente a Lombrina: com’era fresca intorno ad un profumo di menta selvatica e qualcuno mi diceva scherzosamente con un sorriso sulle labbra: bocia l’acqua sta finendo.

Con mio cugino Angelo , figlio di Vittorio, ho provato a lavorare alcune bozze, a squadrarle: lui ci riusciva, le mie con più le colpivo con più si arrotondavano. La mano destra teneva il martello, la sinistra impugnava la punta: quante smazzate nelle dita e che dolore, ma avevo 10 anni.

Alle 11,00, la pausa pranzo: chi si sedeva all’ombra di un masso, chi sotto un albero e poi con il pentolino portato da casa (prima preriscaldato in un fuoco) gli uomini pranzavano: nel piano superiore del pentolino c’era la minestra, in quello inferiore il secondo, poi dalla saccoccia un pezzo di pane, uno di formaggio e la frutta.

Ricordo che uno scalpellino aveva addomesticato un ramarro che si cibava dalla spalla, mi ricordo di un altro con un merlo su una mano.

Esistevano baracche con la sola copertura, i lavoratori sopportavano con dignità, il caldo, il freddo, i venti , la neve e le piogge, affrontavano fatiche fisiche manuali estreme ( non esistevano attrezzature elettriche e a scoppio), ma dai miei ricordi di bambino penso che fossero appagati e orgogliosi di lavorare nelle Cave Vecchi.

Ora vi mostrerò alcune foto delle Cave Vecchi che ripercorrono quanto vi ho detto fino ad ora.

Vi ringrazio per avermi ascoltato e spero di avere trasmesso un messaggio positivo del passato a ricordo di persone che nella stragrande maggioranza non sono più con noi.

29/08/2018 – Maurizio Nicoletti

SCALPELLINI DI MONTOVOLO – CAVE VECCHI- ANNI 1955-60 circa:

In alto da sinistra:

1)     Nanni Riccardo detto Picai
2)      Venturi Sergio detto Pirone
3)      Giannini Sergio
4)      Vecchi Adriano detto Mariano ( nonno materno)
5)      Melchioni Luciano
6)      Veromo detto Parazza
7)      Marchioni Giorgio detto Pitina
8)      Venturi Luigi detto Madina
9)       Degli Esposti Sisto detto Bagonghi

In basso da sinistra:

10)      Venturi Giancarlo detto Garliga
11)      Vecchi Vittorio detto Gessa
12)      Vecchi Antonio
13)      Limoni Franco detto Rubissone
14)      Verri Giorgio detto Patona
15)      Latti Romano detto Pitocca
16)      Venturi Lino detto il Cane
17)      Pardi Amedeo detto Catirra
Seduto a sinistra:
18)       Venturi Leo
Seduto a destra:
19)     ? detto il Moretto
Altri nomi di scalpellini a ricordo non presenti nella foto:
1)      Contini detto Pirella
2)      Boraggini Emilio
3)      Venturi Dionigio
4)      Cattabriga Zeno detto Macchinone
5)      Venturi detto Sardegna
6)      Possati Antonio detto Carioca
7)      Possati Dante detto la Topa
8)      Manzini Walter
9)      Manzini Francesco
10)      Giusti Sergio detto Valetta
11)      Possati Alberto detto Boazza
12)      Manzini Luigi detto Chiodino
13)      Nicoletti Sergio detto Fanfara ( mio padre)
14)      Degli Esposti Lino detto Banana
15)      Righetti Evaristo
16)      Righetti detto Paceti
17)      Benassi (di Santambrano-Monteacuto Ragazza)
18)      Colombi Clelio detto Pipino
19)      Colombi Alberto
20)      Cucchi Rino detto Melisso
21)      Nicoletti Emilio detto Merillo ( nonno paterno)

Fonte e foto; Maurizio Nicoletti

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