L’“intervista” tra il Dts della Vergato ASD, Giacomo Rialti  e la presidente Felline, in riferimento al weekend scorso

2019/11/13, Vergato – L’“intervista” tra il Dts della Vergato ASD, Giacomo Rialti  e la presidente Felline, in riferimento al weekend scorso in cui, dopo le varie cronache dal calcio professionistico a quello giovanile, è stato chiesto a preparatori e genitoriali bambini impegnati nei vari campionati  di condannare certi episodi parlandone con i bambini (in allegato foto).
 
“Sicuramente non sarà l’ultima volta perché purtroppo l’ignoranza ha vita lunga, ma fiduciosamente possiamo iniziare/continuare a fare nel nostro piccolo qualcosa”… esordisce così la Presidentessa dell’ASD Vergato alla mia domanda sul perché quel gesto: un baffo nero o bianco sulla guancia sinistra dei genitori, di noi preparatori e di tutto il suo direttivo.
Dopo gli spiacevoli episodi di razzismo di cui purtroppo le cronache calcistiche (sia del calcio professionistico, sia del calcio giovanile) abbondano, la mia associazione gialloblù ha chiesto ai genitori degli atleti impegnati in questo week e relativi mister di esser d’esempio per i vari ragazzini.
Rialti:Perché non ai giovani calciatori in erba ma ai genitori e a noi allenatori?
“Nel messaggio fatto arrivare ai genitori, vi era scritto ”Perché la mela non cade lontano dall’albero”… Questo modo di dire risponde esattamente alla tua domanda… Viviamo in una società dove spesso l’educazione dei bambini viene delegata alle diverse istituzioni o attività… Invece il buon esempio dovrebbe partire dalla famiglia stessa, per esser rinforzato poi a scuola o nell’attività sportiva praticata.
Immaginiamo un po’ la scena: un papà e una mamma che si disegnano un segno sulla guancia … Ora, escludendo che magari si giochi sempre agli Apache o a rambo, verrà spontaneo al figlio chiedere -Che ti sei fatto?Perche’ quel segno?-
Ecco quindi che i genitori diventano protagonisti nello spiegare, nei termini che ritengono più giusti, il perché… Idem voi mister”.
 
Rialti: E com’è andata?Aspettative disattese?
“Partendo dalle risposte social (whatsapp  e Facebook) non appena comunicata l’iniziativa, abbiamo  capito che l’argomento è molto sentito…D’altronde non poteva esser diversamente poiché la nostra associazione è multietnica… Contenta della partecipazione dei genitori, dei vari parenti e amici…E pensa: anche il bambolotto della piccola Ginevra!
Per quanto riguarda voi preparatori non avevo dubbi: siamo sulla stessa lunghezza d’onda a riguardo e, pur se con tatto diverso (vista la diversità di età), tutti voi impegnati in questo week avete fatto due chiacchiere negli spogliatoi prima delle partite.
Mi hanno riferito che particolarmente interessante è stato il clima nello spogliatoio degli Esordienti, dove attraverso un improvvisato circle time, ci sono state osservazioni molto profonde da parte dei ragazzini, come pure della spiegazione “a misura di bambino”sul termine razzismo che il mister dei Primi calci 2011 ha dato ai suoi…
Quindi no: nessuna aspettativa disattesa!”
Rialti: E se un giorno uno dei  “tuoi”genitori pronunciasse offese razziste ad un avversario?
“Spero non si verifichi mai…Non starei zitta e istintivamente sicuramente mi verrebbe da invitarlo/accompagnarlo  fuori dal cancello…Magari sottolineandogli lo squallore delle sue invettive e ricordandogli che in campo vi è suo figlio, un bambino uguale e diverso da tutti gli altri: con due gambe, due piedi, una passione in comune… Per calciare un pallone non importa il colore della pelle, il proprio credo, i capelli crespi o grassi… Ci vuole passione, divertimento, rispetto in campo …in tribuna, rispetto, educazione e materia grigia in testa!
Ma adesso te la faccio io una domanda: se fosse un tuo atleta a subire offese razziste dalla tribuna o dagli avversari?
Rialti:
“Ma non ero io a far le domande?🤔
Comunque se fosse un avversario bloccherei la partita all’istante, ne parlerei con l’altro mister e cercherei una soluzione… Se fosse dalla tribuna, sospenderei un attimo la partita facendo andar in panchina o spogliatoio i miei ragazzini, affronterei a muso duro il genitore…  chiedendogli di mostrar intelligenza andando a chiedere scusa non solo al  ragazzino offeso, ma a tutti quelli in campo per il pessimo esempio dato!”.

Fonte e foto; Vergato ASD

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