22 agosto 1944 – Municipio, chiesa e un terzo del paese vennero distrutti…

VN24_Vergato_Chiesa 22 agosto 1944-2004-392015/08/22, Vergato – Scriveva don Giorgio; Il 22 agosto 1944, municipio, chiesa e un terzo del paese vennero distrutti sotto un diluvio di bombe che travolsero persone e cose. A seguito del bombardamento il paese divenne terra di nessuno, perlustrato dalle pattuglie militari dei due opposti fronti, fermi sulle alture circostanti fino al 25 aprile 1945, furono otto mesi di abbandono(vedi; 22 agosto 2014 – La chiesa di Vergato compie sessanta anni)

Per ricordare questa data pubblichiamo sempre dalla ricerca storica di Franco Gamberi;
Storia della Chiesa di Vergato nel cinquantesimo della sua consacrazione 1954-2004

il lavoro di ricerca e ricostruzione storica lo dividiamo in due parti;

1- La storia della vecchia chiesa in piazza Capitani della Montagna.
2-La costruzione e inaugurazione della chiesa nuova.

VN24_Vergato_Chiesa 22 agosto 1944-2004-10I primi riferimenti storici ad una generica “Terra Vergati” risalgono al 1117 e al 1123, sono riportati dagli Annali Bolognesi. Questa terra Vergati era un’ampia piana alluvionale alla confluenza del torrente Vergatello nel Reno e dipendeva da Liserna.

Nei vari documenti Vergato viene chiamato in modi diversi: Terra, Oppidum, Pagum, Villa, Borgo, Castello, Città. Il termine più corretto mi sembra “Borgo”.

Questa terra si rivelò ben presto interessante e strategica, infatti si trovava a metà strada fra Bologna e il confine toscano, vi confluivano le strade di Castel Nuovo, Labante, Roffeno, Castel d’Aiano, Tolè, Grizzana. Vergato dunque era il luogo ideale per le popolazioni del circondario, luogo dove ci si poteva incontrare per vendere ed acquistare merci. La presenza dei fiumi favorì la costruzione di mulini, di una gualchiera; vi si installarono alcune botteghe artigiane e furono edificate tre locande. In questo luogo si tenne il mercato e alcune fiere per la compravendita di bestiame e di prodotti agricoli.

La presenza di tre locande e relativi stallatici per il ricovero di animali e carriaggi ci dice che Vergato, trovandosi a metà strada fra Bologna e il confine toscano, era una tappa obbligata per chi viaggiava, inoltre nei pressi dell’abitato esistevano dei guadi per superare il Reno e il Vergatello, ma non esistevano ponti e quando i fiumi erano in piena, uomini, animali e carriaggi dovevano forzosamente sostare nelle locande del paese.

Nel 1483 Vergato divenne anche sede dei Capitani della Montagna, che acquistarono al centro del paese un palazzo munito di robusta torre e qui, per il comune di Bologna, esercitavano un attento controllo militare e le funzioni giuridico-amministrative.

Nel corso del’400 dunque avviene un importante rinnovamento economico e sociale rilevabile proprio dal miglioramento dell’edilizia. Case murate, porticate, balchionate, coperte di coppi; molte inoltre hanno la corte e l’orto. La presenza di numerosi orti si spiega per la comodità di avere a disposizione l’acqua che il canale dei mulini porta fino al centro dell’abitato.

La tipologia delle case murate e coperte di coppi ci lascia intendere che nelle vicinanze di Vergato doveva esserci una fornace per la produzione della calce, un’altra fornace per la cottura di coppi e mattoni, una cava per il taglio del sasso da costruzione e una segheria per fornire travi e tavole.

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Come per la casa, così anche per il numero degli abitanti, gli estimi del ‘200 e del ‘300, pur fornendoci notizie incerte, ci consentono di fare un calcolo approssimativo, ma non molto distante dalla realtà.
1248 gli abitanti sono 108
1249 169
1250 160
1251 208

Fino al ‘700 la popolazione del borgo non superò le 300 unità e per le caratteristiche di centro amministrativo, giuridico, militare, religioso, commerciale e alberghiero sono registrate presenze milanesi, genovesi, pisane oltre che bolognesi, soggette a frequenti spostamenti e quindi non radicate nel territorio.

Sono documentati molti artigiani: mugnai, fabbri, maniscalchi, calzolai, sellai, muratori, scalpellini, falegnami, fornaciai, albergatori, osti; la proprietà terriera è invece nelle mani di tredici famiglie e fra queste la famiglia Boschi da sola possiede il 50% delle terre.

Vergato dunque fra ‘400 e ‘500 era diventato un centro importante, ma era dipendente sia come comune che come parrocchia da Liserna.

La prima chiesa di Vergato fu un “oratorium” dedicato alla Vergine Maria, risalente alla seconda metà del ‘400; un documento del vescovo di Bologna del 18 luglio 1456 fa riferimento all’immagine della Vergine dipinta sotto il portico della casa di Giovanni Botti, immagine che sarà inglobata nella chiesa e che venne a trovarsi nel primo altare a sinistra entrando. Un documento degli inizi del ‘500 afferma che il tribunale (che era nel palazzo dei Capitani) si trovava “iuxta Oratorium Beatissimae Virginis”.

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Don Francesco Magnani sul finire del ‘500 così descrive la chiesa: “una chiesa con tre altari, una sacrestia atacata al palazo della rason da sira, item una canonica, un oratorio ed ospitalle con tre stanziolette confina il canale da matina la via publica da sira”.

Tutte le indicazioni dunque sono concordi nell’indicare che l’oratorio primitivo, ampliato poi in chiesa, era attaccato al palazzo dei Capitani.

Nel 1578 Vergato realizza la sua autonomia amministrativa da Liserna e nello stesso anno l’arcivescovo di Bologna Gabriele Paleotti istituisce a Vergato la nuova parrocchia sotto il titolo di S. Maria Visitante, nominando primo parroco il vergatese Agostino Bonafè.

Il distacco di Vergato da Liserna non fu indolore, infatti le proteste e le contestazioni non mancarono, ma poi il tempo le spense e i due paesi accettarono l’inversione dei ruoli, Vergato acquistò sempre maggiore importanza e Liserna si avviò ad una lenta decadenza.

Nei secoli seguenti alla chiesa vennero apportate modifiche, ampliamenti, in particolare nel 1645 don

Sante Magnanini ampliò la cappella maggiore e fece costruire quattro nuove cappelle, così da creare una perfetta simmetria all’interno con tre cappelle per lato.

Nel 1689 si costruì il campanile, che in seguito fu ricoperto con una cupola in rame sormontata da una croce di ferro. Un inventario della fine del ‘700 ci informa che il campanile era alto 62 piedi (18 m. circa).

Ignazio Ruggeri ricorda anche l’oratorio di San Salvatore o della Ghiara, costruito intorno al 1650 e distrutto da una piena all’inizio dell’800, da questo oratorio fu salvata l’immagine di Gesù Nazareno e collocata nella seconda cappella di sinistra nella chiesa parrocchiale.

Il pavimento della chiesa e il terreno dietro la chiesa furono i primi luoghi di sepoltura dei defunti, fino all’editto napoleonico di S. Cloud, poi il cimitero all’inizio dell’800 fu trasferito nel luogo che ancora oggi chiamiamo Cimitero Vecchio. (All’inizio del’900 fu nuovamente spostato nella località in cui si trova ora).

Nel 1856 per opera dell’arciprete Pietro Guarini fu costruita una nuova facciata alla Chiesa, ponendola obliquamente a breve distanza dalla prima che, saggiamente dice il Ruggeri, fu conservata per non rendere difettosa la quadratura interna.

Una tale obliquità fu praticata onde allineare alla meglio la facciata della Chiesa con il campanile e il Palazzo Comunale e fare scomparire così un’area ad angolo rientrante che deturpava il piazzale davanti alla Chiesa.

Dopo questo intervento la Chiesa parrocchiale assunse quelle forme che molti vergatesi ancora ricordano e che sono parzialmente visibili in alcune foto anteguerra. Col parroco Ettore Mattioli si cominciò a pensare ad una chiesa più ampia; infatti si legge nel cronicon parrocchiale dell’anno 1931:

“Col gennaio di quest’anno ho iniziato a raccogliere pure pubblicamente per la chiesa o nuova o ringrandita”.

Mentre si pensava ad una chiesa più grande giunse invece la guerra con i lutti e le distruzioni.

Il cappellano don Giorgio Pederzini annotava nel suo diario: “27 novembre 1943, Vergato è bombardato alle 12. 30 da 15 quadrimotori che sganciano in tre località: America, Campana, via Minghetti, 52 sono le vittime. Nessuno degli obiettivi cercati viene colpito. Da quel giorno incomincia il vero stato di guerra per gli abitanti di Vergato”.

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Nella primavera del 1944 si susseguirono altre incursioni aeree e la più rovinosa di esse venne così descritta dal parroco don Enzo Pasi: “8° incursione su Vergato. Questa è stata l’incursione più grave e disastrosa che ha distrutto per metà il paese. Alle ore 10. 45 una formazione di bombardieri pesanti, spuntata dai monti di Susano, ha scaricato il suo carico distruttore sul centro di Vergato. La perdita più grave è stata la distruzione completa della Chiesa Parrocchiale di cui non si riconoscono neppure le vestigia. Tutto ciò che conteneva è andato distrutto. Travolte dalle macerie anche le sacre specie eucaristiche, la immagine della B. V. della Provvidenza, distrutta l’immagine restaurata della Madonna Delle Grazie, distrutto il palazzo comunale, la farmacia, l’Ufficio Postale e quasi tutta la via Roma e la via Monari. Sotto le macerie di un palazzo (Bernardi) in cui vi era un rifugio, sono rimaste sepolte 12 persone: 7 sono morte, 5 ferite ed estratte dopo tre ore di lavoro. Altri morti si sono trovati sotto altre macerie. Circa 20 morti. Ora le funzioni le compio in un corridoio di un casa colonica fuori del paese chiamata Casone di Sopra del cavalier Guccini Alfonso che l’ha messa a nostra disposizione. Si è innalzato un altare da campo e lì nella povertà di Betlemme celebro ogni mattina e ogni domenica”.

In quel periodo la vita parrocchiale divenne quasi inesistente per le distruzioni e lo sfollamento del paese. Anche il Casone divenne luogo insicuro e i sacerdoti dovettero sfollare prima a Liserna, poi verso Rodiano. Nel diario di don Giorgio si legge: “La nostra vita ormai si svolge tutta a Liserna. Ricordo la visita ingrata dei soldati delle SS che minacciarono prima bruciando un fienile e poi causarono gravi tribolazioni agli inermi ed innocenti abitanti di Liserna. Rastrellarono 10 ostaggi destinati a morire con quelli di Salvaro e Malfolle… Il 25 ottobre Liserna riceve l’intimazione di sfollamento: si parte alle 18 sull’imbrunire, sotto la pioggia. Siamo in quaranta… continua con la seconda parte!

Franco Gamberi

Sopra: Quello che rimaneva del centro del paese dopo il bombardamento del 22 agosto 1944, documentato dalla macchina fotografica di don Giorgio Pederzini.

Sotto: Il campanile fotografato da don Giorgio dopo l’incursione aerea del 22 agosto 1944.

 

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