Quelli che… IL FANTINI non lo scorderanno mai; Anna e Angela Sibani

2016/03/29, Vergato – Chi non conosce “Il Fantini”? Ragioneria di Vergato!

Correva l’anno 2003 quando la Tipografia Ferri stampava un libro con la copertina gialla e azzurra; i colori di Vergato. Un titolo probabilmente con riferimenti televisivi “Quelli che….” ma un lavoro di raccolta di memorie che segnano un punto di arrivo e di partenza per chi volesse raccontare la storia di una scuola orgoglio del paese o del villaggio come cita spesso il noto artista vergatese;

VN24_20160329_Fantini_Quelli che_001 copiaL’Istituto di Istruzione superiore “Luigi Fantini” – Vergato. Comune di Vergato
Quelli che…  IL FANTINI  non lo scorderanno mai
FANTINI
passato presente futuro
Classe 2°A Geometri Anno Scolastico 2001/2002

Avremo occasione in futuro di ritornare su questo lavoro di gruppo con le due docenti coordinatrici Prof. Mila Benini e prof. Ermino Frasca, ora ci interessa la sezione dedicata all’intestatario dell’istituto, “Luigi Fantini” e quella dedicata alle testimonianze.

VN24_20160326_0326_Angela Anna SibaniAnna e Angela Sibani, la testimonianza è tratta dal libro ed è stata raccolta durante l’anno scolastico 2002/2003, mentre la foto è di questi giorni.

Inutile dire che…IL FANTINI  non lo scorderanno mai.

ANNA E ANGELA SIBANI Gemelle ex alunne iscritte nell’anno 1969-1970

 

“Abbiamo incominciato la scuola nell’anno 1969-1970, abitavamo a Vergato in via Nazionale-31, attuale via della Costituzione e raggiungevamo la scuola a piedi. Avevamo scelto questa scuola perché, abitando a Vergato, era la più comoda ed i nostri genitori erano più tranquilli visto che erano gli anni della contestazione giovanile. Eravamo molto soddisfatte, oggi rifaremmo sicuramente la stessa scelta. All’inizio la scuola era nelle aule della canonica, dove ora si tiene catechismo. In classe eravamo in 18 ed i nostri professori erano preparati, esigenti e disponibili. Ricordiamo il professore di matematica Moruzzi Mauro e gli altri professori che venivano da Bologna, li abbiamo rivisti, ci siamo riconosciuti e loro ci hanno detto che si sono trovati molto meglio allora a Vergato che nelle loro attuali sedi a Bologna; insomma ci rimpiangevano un po’.

Con i compagni eravamo molto uniti, ci vedevamo anche fuori dalla scuola ed il rapporto con i professori era molto buono, insomma ci divertivamo. In classe ci si limitava al programma stabilito dalla scuola che non era difficile. Non ci siamo mai trovati in difficoltà, io (Angela) ho trovato lavoro grazie al mio diploma, mentre mia sorella no. Ci ricordiamo una bidella di nome Bruna, che era sempre preoccupata per le merende e girava tutta la mattina per portarcele, e poi la segretaria, l’inossidabile Tina: era ed è sempre la solita premurosa e simpatica. Ricordiamo un nostro compagno, che durante il compito in classe di inglese, per paura di essere scoperto a copiare, mangiò il bigliettino delle regole che teneva nascosto in una mano. Alla fine dell’ora è corso in bagno perché aveva la bocca tutta blu a causa dell’inchiostro. Un altro alunno arrivava ogni giorno in ritardo e, agli insegnanti che lo rimproveravano, rispondeva che non era colpa sua, ma del semaforo che era sulla piazza. Insomma gli anni della scuola sono stati bellissimi e li ricordiamo sempre con piacere.”

Si riporta la relazione allegata al verbale n. 86 del 19 giugno 1987, con cui il Consiglio di Istituto deliberò di intitolare la scuola al nome di Luigi Fantini:

VN24_20160329_Fantini_Quelli che_005 copiaLUIGI FANTINI
Luigi Fantini, nato al Farneto di S. Lazzaro di Savena nel 1895 e morto nel 1978, è studioso che ha legato strettamente il suo nome alla vicenda culturale dei paesi dell’ Appennino Bolognese per la appassionata indagine condotta alla scoperta dei valori storico- artistici del nostro territorio.

E’ stato archivista capo del Comune di Bologna ed assistente al Museo Civico. Autodidatta d’eccezione, ha coltivato particolarmente le discipline geologiche e paleontologiche e la speleologia, conseguendo, in un quarantennio di ricerche, risultati del più alto interesse, quali la scoperta degli utensili silicei del paleolitico antico dell’Appennino bolognese che costituiscono i primi reperti del genere in Europa. E’ stato inoltre Ispettore Onorario alle Antichità, socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna, membro dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e dell’Istituto Italiano di Paleontologia umana.

Tra le sue pubblicazioni si ricordano particolarmente Le grotte bolognesi (1934), Note di preistoria bolognese (1959), Pagine di storia del paleolitico bolognese (1961). Il paleolitico antico della regione bolognese e imolese (1963), Laureus di Colugna (1966), Macine romane del greto dell’ Idice (1968) e vari altri scritti di paleontologia, geologia, archeologia, storia del costume con particolare riferimento all’Appennino Bolognese.

A questo proposito una menzione particolare crediamo che meriti l’opera Antichi edifici della Montagna Bolognese edito nel 1972 a cura della Cassa di Risparmio di Bologna.

L’opera in due volumi è frutto di una campagna fotografica iniziata dal Fantini fin dal 1939, allo scopo di documentare visivamente una testimonianza di storia e di civiltà fino ad allora pressoché trascurata: quella costituita appunto dagli antichi edifici dell’Appennino Bolognese.

Prezioso ricercatore di case, torri, castelli, chiese delle nostre montagne, il Fantini ha prodotto un repertorio iconografico fondamentale per la conoscenza, lo studio e la salvaguardia del nostro patrimonio di storia, di culture e di civiltà, tanto più prezioso oggi che molte di quelle costruzioni sono andate distrutte a causa della guerra o più semplicemente dell’incuria umana.

Pertanto l’opera di Fantini si qualifica come un contributo originale e di viva attualità alla lotta per la conservazione dell’ambiente e nello stesso tempo consente un itinerario affascinante e pieno di curiosità attraverso il patrimonio culturale della nostra terra.

 

 

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