Le volontà di Giuseppe Bontà, colui che sognava un’ospedale nel comune di Riola

Giuseppe e Nayer Bontà

Giuseppe e Nayer Bontà

2016/04/08, Riola – Una storia nata e vissuta nella terra della Rocchetta Mattei, quella di un imprenditore benefattore che ha contribuito a cambiare volto al paese di Riola, di qua e di là dal ponte. Scomparso troppo presto, ha lasciato segni indelebili del suo passaggio, ma cambiamenti ancora maggiori potrebbero esserci stati se le sue volontà le avesse applicate personalmente o forse sarebbero rimasti desideri come creare a Riola un comune autonomo o un ospedale.

Ritorna il tema delle donazioni testamentarie e la contraddizione tra i desideri e le future realizzazioni. Ricordiamo una nonna che diceva; ai miei figli non lascio soldi perchè non litighino… quello che voglio lasciare lo lascio da viva e lo lascio a chi voglio io! Aveva forse ragione?

Ma vediamo questa vicenda che va tramandata alle giovani generazioni come a noi è arrivata da;

GRIZZANA RISANA microstorie grizzanesi contro “gli stati di malinconia e l’umore vagabondo”aprile 24, 2013 di claudiokap
Giuseppe Bontà
Nella valle del Reno può capitare di incontrare straordinarie figure di imprenditori. Come non definire tale, aldilà della primaria vocazione medica, Cesare Mattei, e attraverso la sua residenza da sogno, Primo Stefanelli, detto Mercarntone? Entrambi sono protagonisti di un incredibile successo economico tra Reno e Limentra, legati tra loro nel nome della Rocchetta Mattei. Si tratta di un’area evidentemente fortunata quella a sud del comune di Grizzana, al confine con, Vergato, Camugnano e Gaggio Montano, dove nella prima metà del Novecento si forma un altro imprenditore, meno noto anche perché deceduto troppo presto, ovvero Giuseppe Bontà, detto Peppino, nato a Riola il 30 marzo 1915 da Silvio (1883-1942) e Maria Palmieri (1885-1957).
Bontà è un commerciante che opera sul territorio bolognese attraverso la ditta di tessuti e confezioni all’ingrosso Manifatture Bontà di Via Galliera 60[1] e da qui anche sul territorio regionale e nazionale, senza dimenticare le sue origini riolesi, dove torna sempre nei periodi di svago e riposo, nella bella villa di famiglia al Querzè, non vedendo l’ora di chiudere il magazzino bolognese il venerdì pomeriggio per trascorrere il fine settimana con gli amici di sempre[2]. Se nelle attività del suo ramo d’impresa sembra non avere concorrenti e nelle trattative d’affari è sempre risoluto, nella vita quotidiana è capace di stringere rapporti d’amicizia anche con i fornitori, in particolare con l’ispettore della Ditta Agosti, Silvio Tarchetti di Genova, al punto di aiutarne il genero, Silvano Zaffarano, ad avviare un’azienda di ingegneria meccanica specializzata nelle valvole di chiusura delle condotte, ovvero un settore totalmente estraneo ai suoi interessi[3].
La fortuna economica raggiunta gli dà anche il piacere per i viaggi, che se in un primo momento sono rivolti all’Italia, alla Francia e alla Svizzera, in un secondo momento si estendono e gli fanno intraprendere un viaggio in Russia, mentre alla vigilia di una vacanza negli Stati Unitii[4], per timore del volo e forse per scaramanzia o per un oscuro presentimento, decide di stendere le sue volontà in forma di lettera indirizzata allo zio Paolino (Paolo Palmieri, 1893-1975). E purtroppo, alla vigilia del progettato viaggio, ad appena 50 anni, muore nella sua casa bolognese il 17 aprile 1965.

Nayer Bontà
Nel caso di Giuseppe Bontà, al quale va affiancata la sorella Najer (Riola, 2.6.1912 – Bologna, 16.1.1963)[5] che è sempre ricordata perchè sosteneva la necessità di fare qualcosa di importante e concreto per Riola, il testamento è un atto nobile nei confronti di una comunità che ricorda da vicino gli analoghi gesti esemplari nel nostro Appennino di Arturo Palmieri[6], Emilio Veggetti[7] e Maria Teresa Morandi[8]. Ma ancor più di questi illustri precedenti le disposizioni testamentarie di Bontà permettono un enorme scatto in avanti di un territorio, Riola, che aveva beneficiato con la nascita della ferrovia nella seconda metà dell’Ottocento di un incremento anche demografico (a discapito di Savignano, reale centro importante dell’area nei secoli precedenti ed effettivo territorio sul quale sorge la Rocchetta). Con questo lascito, infatti, nel 1965, in pieno boom economico, la comunità riolese è nelle condizioni di porre le basi per un rinnovamento urbanistico radicale e ritrovarsi un cuore attorno a istituzioni come chiesa scuola e case di riposo, addirittura ipotizzando la nascita di un nuovo Comune e un Ospedale, ma soprattutto uno spazio per incontrarsi e socializzare come la piazza.
Vediamo come questo si rende possibile leggendo il testo redatto di suo pugno il 5 aprile 1965:
Caro Zio Paolino,
io parto in aereo per l’America, se non dovessi tornare fa quanto segue: lascio a G. l’azienda muri compresi, alla figlia di A. lascio l’appartamento sopra il magazzino e un libretto da 25.000.000 (venticinquemilioni) = A. e P. lascio un libretto ciascuno da 25.000.000 (venticinquemilioni) – a M. – E. e F. un libretto ciascuno da venticinquemilioni (i libretti sono tutti al portatore perciò non avranno bisogno di pagare tasse). Alle figlie di I. un libretto ciascuno di venticinquemilioni. Per te zio Paolino ti tieni l’appartamento fino che campi più la Casellina e Querzè e alla tua morte andrà in possesso di questo l’Asilo di Riola – più un assegno di £. 25.000.000 – (venticinquemilioni) costruzione nuovo Asilo. Lascio altri 25.000.000 per la costruzione della nuova Chiesa sempre di Riola.
Voglio venga costruito un ospedale a Riola e per questo lascio £. 50.000.000 – Desidero un ricovero per i poveri e per questo lascio la Casellina e Querzè (non all’Asilo come sopra detto) più un assegno di £. 50.000.000.- Lascio inoltre la somma di £. 50.000.000 – al Comune di RIOLA (sempre se questo venga ottenuto entro il 31-12-1966 dopo di che questa somma andrà destinata per la costruzione di case in paese (di qua o di là del ponte non ha importanza) e gli appartamenti dovranno essere assegnati alle famiglie più vecchie di Riola con un affitto di £. 1.000 – (mille al mese per le spese).
Quanto depositato in Svizzera presso Banca del Gottardo di Lugano potrà essere assegnato sempre ad opere di bene che dovranno essere svolte sempre in Riola (casa di riposo) o ospizio per bambini (trovatelli). A S. lascio tutta la mia parte della Azienda di Genova.
Ricordati di dare ai miei figliocci che sono: M. T., il figlio di G., C. e al figlio di V. un assegno di £. 10.000.000 (diecimilioni) ciascuno.
Per evitare fastidi date a tutti i miei dipendenti la regolare liquidazione più un regalo per la collaborazione avuta di Lire:
5.000.0000 – G. V. – 3.000.000 a R. Z. – 2.000.000 a V. R. – 2.000.000 – a M. V. – a tutti gli altri lire 1.000.000 ciascuno (S’intende se saranno al momento della mia scomparsa ancora miei dipendenti) .
Di tutto ciò che puoi avere bisogno affidati dal lato amministrativo solo al Dott. P. e per le costruzioni al Dott. V. (dando a loro quello che debbono avere) – Per tutto quello che rimane fa sempre Case o Istituti di beneficenza, Scuole sempre e solo a Riola.
Comprensibile la meraviglia dei concittadini, forse degli stessi famigliari all’apertura del testamento e naturalmente dei beneficiari, dei quali abbiamo preferito indicare solo le iniziali. Da una rapida lettura emergono i sentimenti positivi di una persona che non è stata travolta dal successo economico, che non dimentica i parenti, i collaboratori e nemmeno le persone che gli sono state vicino, ma soprattutto rivela un grande amore per Riola.
Una stima, sebbene di molto tempo successiva al luttuoso evento, elenca dei beni mobili come il Podere Querzè di 12 ettari, un’area edificabile e un fabbricato in disuso alla Casellina, negozi e appartamenti nel centro di Riola. I preziosi di famiglia sono stimati per oltre 75 milioni di lire e venduti all’asta tra il 1981 e il 1983 (comprendono 249 sterline d’oro vecchio, 20 dollari oro, 4 ducati, 100 schilling, 1 marengo, 1 pesos cileno, scudi d’argento, 100 lire Carlo Alberto del 1931, orecchini con brillantini e brillanti). Entrano nel computo anche l’appartamento di Via Indipendenza n. 56, così come quello di Via Pietralata, fabbricati, terreni agricoli, un magazzino (fondaco) a Venezia in Via Cannaregio, azioni, obbligazioni, libretti per 320 milioni, una società in accomandita per azioni al 50%, la Termovalles di S. Zaffarano e C. a Genova, un magazzino in Via Montebello, i depositi bancari a Lugano (necessari per gli acquisti all’estero della ditta).
Da un rapido calcolo sembrano emergere cifre ben superiori ad esempio al bilancio di un piccolo Comune come Grizzana che nel 1965 arrivava a 155 milioni di lire, somme che non ci azzardiamo ad attualizzare, ma corrispondono ad alcuni milioni di euro di oggi. A dispetto di un’inflazione all’epoca a doppia cifra, sembra confermarsi la voce popolare circolante all’epoca e cioè che sarebbe stato possibile comprare tutto il paese.
A nostro modo di vedere la lettera evidenzia la volontà di contribuire allo sviluppo del paese, e se lette oggi alcune cose sembrano ingenue, come il desiderio di autonomia amministrativa con la nascita di un nuovo Comune (ma neanche tanto, e si può giustificare tenendo presente la notevole estensione del territorio grizzanese, soprattutto al fatto che lui pensava in termini di Parrocchia, comprendendo quindi anche il territorio aldilà del Reno, tra Vergato e Gaggio), su tutto prevale il desiderio di agevolare i bambini con la scuola e gli anziani bisognosi, assegnatari di case a cifre simboliche.
La pratica ha un iter piuttosto complesso e si protrae negli anni coinvolgendo anche più soggetti istituzionali. Lo zio Paolino, che dovrebbe essere l’esecutore, rinuncia il 26 ottobre 1965[9] e a lui subentra l’ECA, l’Ente Comunale di Assistenza di Vergato, da considerarsi, a parte i legati, l’erede universale[10] (l’Ente accetta formalmente con delibera n. 29 del 28 maggio 1966). Proprio per quanto riguarda le cosiddette opere sociali previste dalla lettera, l’ECA pensa anche a quattro Fondazioni specifiche., Ospedale, Ricovero poveri, Case e istituti di Beneficenza, Asilo, fondazioni che infine non si realizzano perché avrebbero comportato ritardi nella realizzazione degli interventi che si concretizzano nel decennio successivo.
Una volta esaurite le complesse pratiche per l’utilizzazione delle somme e con il passaggio ai Comuni delle competenze in materia[11] si comincia quindi a lavorare per la realizzazione delle opere e oggi Riola può annoverare moderne strutture come scuole e residenze per anziani ma soprattutto un gioiello dell’architettura come la Chiesa di S. Maria Assunta progettata da Alvar Aalto[12]. In particolare dal 31 gennaio 1940 Riola con Decreto del Cardinale Nasalli Rocca che accoglieva la richiesta dei Parroci Don Paolo Guidi di Riola e Don Mario Vitali di Savignano, i confini territoriali pertinenti per Parrocchia erano stati modificati e Riola si ritrovava senza una vera e propria Chiesa. Così il lascito Bontà, assieme ai danni di guerra, permette l’edificazione negli anni Settanta di una Chiesa che risponde alle esigenze della Comunità.
Naturalmente la mancata realizzazione di Comune e Ospedale e la lunghezza degli iter amministrativi danno adito a numerose discussioni e altre interpretazioni; si costituisce così legalmente, il 27 settembre 1974, anche un “Comitato per la Realizzazione delle Volontà Testamentarie del Compianto Sig. Giuseppe Bontà”, un benefattore che a distanza di anni abbiamo cercato di ritrarre alla luce dei ricordi che di lui ci hanno trasmesso il nipote Gianni, Ottorino Gentilini e Paolo Vannini, che vissero quella stagione in prima persona. Quello che emerge aldilà della evidente generosità (in Nomen est Homen, un nome con un destino viene da dire, un cognome di origine augurale e gratulatorio che deriva probabilmente da Bonaìta, Bonaiuto) è che Bontà amava trascorrere il suo tempo libero a Riola con gli amici, coinvolgendoli in partite a carte come la bassetta dove era praticamente imbattibile perché rilanciava sempre, in scorribande a bordo del furgoncino della ditta nel quale richiudeva gli amici divertendosi a sballottarli per le strade di montagna, in gite anche all’estero con l’amico inseparabile Pierino Contini, sarto del paese. Non mancano nella sua vita anche puntate al Casinò, in particolare S. Vincent più che Sanremo, ma era uno svago più che una passione. Ci piace anche riportare un aneddoto che la dice lunga sulle sue capacità contabili: “Cerco un ragioniere che mi sappia dire alla sera quello che ho guadagnato di giorno (io vorrei che lo facesse un altro, perché io lo so cos’ho guadagnato…ma non lo trovo)”.
Una vita interrotta troppo presto ma che lascia tracce eterne e giustamente a lui sono dedicati una via, l’asilo, una scuola e assieme alla sorella, morta come lui per un tragico destino a cinquanta anni, la Sala delle Opere Parrocchiali, che conserva le foto dei due fratelli.
La bella cappella di famiglia in arenaria di Montovolo che accoglie Giuseppe e Najer, i genitori e oltre allo zio Paolo anche Alfonso Palmieri (1844-1919), Giuseppina Palmieri (1892-1909) e Eugenia Tonelli (1865-1908), ha una bella vetrata colorata che dà sulla Rocchetta Mattei: protetta dagli amati monti di Vigo, Vigese e Montovolo, ospita sul tabernacolo con inginocchiatoio un commovente libro aperto in marmo che espone i ritratti su medaglioni di ceramica dei componenti la famiglia.
Non resta molto da dire, piuttosto qualcosa da fare ancora forse c’è, ovvero un convegno o una giornata di studi nel centenario della nascita (o cinquantesimo della morte) nel 2015 sulle figure di Giuseppe e Najer, dedicando loro l’omaggio dei Comuni e della Parrocchia che hanno beneficiato delle loro volontà, approfittando già da ora delle numerose persone ancora in vita che li hanno conosciuti e frequentati, per tramandarne il ricordo alle nuove generazioni, perché. tra le persone che hanno fatto grande Riola oltre a Mattei e Palmieri, insuperabili da un punto di vista intellettuale, ci sono anche loro che, baciati dal successo nelle attività commerciali, incarnando pienamente lo spirito dell’Italia uscita dalla guerra e entrata di slancio con il boom economico nel club delle nazioni più ricche del mondo, hanno creduto fortemente nella loro comunità e l’hanno voluta più moderna.
Ci si può interrogare a distanza di anni se Giuseppe non fosse stato tentato di partecipare all’acquisto a fine anni Cinquanta della Rocchetta Mattei, ma il suo spirito è più mercantile, meno legato all’incedere edilizio; ci si può anche interrogare se il destino gli avesse lasciato più tempo se non sarebbe intervenuto personalmente nello sviluppo del paese, da grande filantropo. Queste risposte possono venire solo da chi lo ha conosciuto personalmente, ma è facile intuire che se fosse vissuto fino ad anni più recenti Bontà avrebbe seguito da molto vicino e con partecipazione lo sviluppo del suo paese, sul quale ha comunque lasciato la sua impronta e il suo cuore.

[1] L’attività commerciale inizia a Bologna prima della seconda guerra mondiale e durante il conflitto per paura dei bombardamenti Bontà portò alla Fornace nel bosco tra Serra, Affrico e Castelnuovo una parte del suo magazzino, che qui in parte perse, riuscendo però a conservare i beni depositati altrove. Già i nonni di Bontà erano ambulanti, il padre apre un negozio prima a Riola, poi a Vergato e da qui si arriva a Bologna in Vicolo De’ Corighi. Materassi, biancheria, confezioni da lavoro, scampolame, lane, sete, una attività generica nel campo del tessile che costruisce un piccolo impero locale, con più addetti. Una tradizione famigliare iniziata dal nonno che seguendo la Porrettana e il fiume Reno arriva nel cuore di Bologna.
[2] Va ricordato che in questi fine settimana cura direttamente i rapporti con i numerosi clienti nell’Alto Reno.
[3] In questo senso va letta la voce del testamento relativa all’azienda di Genova.
[4] Forse non attendibile ma suggestiva si rivela la storia che si racconta, che lo vuole vincitore di un importante appalto negli Stati Uniti, motivo per il quale avrebbe dovuto recarsi alla inaugurazione a New York. Timoroso del volo avrebbe pensato di viaggiare in nave ma la lunghezza del percorso lo fa desistere dal proposito e gli fa decidere per l’aereo che non prenderà. Se anche è leggenda è significativo cogliere aspetti aneddotici di questo tipo sedimentatisi nell’immaginario collettivo locale
[5] Registrata all’anagrafe come Alfonsina, viene adottato questo diminutivo, forse di origine indiana, legato alla etnia del Malabar o forse dovuto a suggestioni letterarie salgariane
[6] Il testamento Palmieri (1873-1944) è un esempio di generosità e riconoscenza verso le persone che gli hanno voluto bene; l’avvocato e storico della montagna bolognese, nativo di Scola, non dimentica di affidare alle cure dell’Istituto Rizzoli, destinatario finale dei suoi beni, di preferenza i cittadini di Vimignano, Savignano, Riola, Monte Cavalloro e Castel Nuovo di Vergato.
[7] Il grizzanese Veggetti (1877-1953) destina di preferenza i suoi beni terreni all’Università di Bologna e una borsa di studio per gli studenti a suo nome è ancora attiva a Riola
[8] Maria Teresa Morandi (1906-1994) con una sua donazione ancora in vita favorisce la nascita del Museo Morandi di Bologna nel 1993 e alla morte dona la residenza grizzanese di famiglia al Comune affinché la conservi come casa museo mentre altre donazioni sono destinate alla Caritas bolognese e quella grizzanese.
[9] Il testamento Bontà è pubblicato a rogito n. 166674, depositato dal Dr. Giovanni Magni in data 11 ottobre 1965. Due settimane dopo, lo zio, di fronte a un patrimonio che fa tremare i polsi anche solo leggendo la lettera e che in seguito richiederà l’intervento di esperti professionisti, il cui lavoro proseguirà anche in anni recenti, comprensibilmente rinuncia.
[10] È l’ente che sostituisce le congregazioni di carità, istituito in ogni comune con legge 3 giugno 1937, n. 847 con lo scopo di assistere le persone bisognose
[11] Con il d.p.r. 24 luglio 1977 n. 616 si trasferiscono queste funzioni ai Comuni e le pratiche relative alle volontà di Bontà vengono seguite dal Comune di Vergato in qualità di referente anche per Grizzana.
[12] Per una storia della costruzione si veda in particolare il lavoro dei fratelli Glauco e Giuliano Gresleri, Alvar Aalto: la chiesa di Riola, edito a Bologna per i tipi della Compositori nel 2004 , senza dimenticare il fattivo contributo del geometra e costruttore riolese Mario Tamburini (1935-2008). Il lavoro non sottolinea però l’importante e decisivo contributo del lascito Bontà alla realizzazione della Chiesa

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