Racconta la Rita… Ricordi di .. Via Paltano 1° parte

2019/11/01, Vergato – Una delle strade storiche di Vergato da raccontare “Via Paltano” o Pantano, dopo Via Bacchetti vissuta con i ricordi raccolti da Graziano Uliani e Alfredo Marchi nel film proiettato alcuni anni fa al cinema “C’era una volta…via Bacchetti” arriva Rita che ci fa vedere e sentire le voci di via Paltano con il suo racconto. Scarse sono le immagini che abbiamo ricevuto in questi anni su quest’area del paese di importanza notevole dove le attività si incrociavano e i numerosi abitanti coi loro laboratori, i cavalli, la strada che varrebbe la pena di togliere l’asfalto per ripristinare l’acciottolato… ma queste storie le racconta spesso un’altra Rita… Rita Zereni nelle sere d’estate sul muretto…

Maurizio Nicoletti – Centro via Pantano molino della calce 1944
Rita Ciampichetti  – 6 ottobre alle ore 19:02 ·

Ricordi di .. Via Paltano

Se un corriere ferma un Vergatese un po’ datato e gli chiede indicazioni per andare in Via Valter Primaveri, probabilmente si dovrà accontentare dello sguardo interrogativo del nostro paesano che, a seguito di richiesta di ulteriori indicazioni, alla fine esclamerà: “A jo capé … l’è via Palten!!”
Via Paltano, nome strano… probabilmente in origine Via Pantano poiché essendo la zona dove un tempo abitavano ed esercitavano il mestiere birocciai e carrettieri, causa le rimesse e le stalle dei cavalli era sempre molto sporca e fangosa.
La strada, quasi un vicolo, è quella subito dopo il ponte del Vergatello e mette in collegamento Via G. di Vittorio, un tempo chiamata Via Baciami Subito e lascio a voi immaginare il perché, con Via Minghetti.
La casa dove abito io ha l’entrata sulla Porrettana, ma l’accesso del garage e del giardino è su Via Paltano, noi in famiglia continuiamo a chiamarla con il nome storico e Attilio, mio marito, praticamente c’è nato e vissuto dal 1950.
Durante la mia infanzia anche io l’ho frequentata perché la mia amica del cuore, l’Antonella Neri, abitava nelle case lungo la Porrettana il retro delle quali con i relativi garage dà su Via Paltano facilmente accessibile tramite un sottopasso.
L’aspetto di Via Paltano come dimensioni non è molto cambiata negli anni, le case ovviamente sono state ristrutturate anche se sul muro di alcune sono state conservati gli anelli di ferro per legare le cavezze dei cavalli, la strada è stata asfaltata anche se un tempo erano presenti lastre di arenaria per le carreggiate dei mezzi ed acciottolato nella parte restante.
E allora torniamo indietro con la macchina del tempo e, grazie ai ricordi di Attilio, rifacciamo rivivere questa via con gli abitanti degli anni ’50 del secolo scorso.
In fondo alla via si vedeva e si vede ancora il retro della Casa Cantoniera della Provincia, allora abitata dai genitori della maestra Evelina futura signora Suppini, sul lato destro invece c’era l’officina del fabbro Walter, marito della Bruna la Puccighina (una volta la maggior parte dei vergatesi si conosceva per soprannome), nel fabbricato dopo, un scaletta ancora esistente portava alla casa del Sig. Adelmo Mazza, rinomato calzolaio. Quante volte ho salito quei gradini per andare a ritirare le scarpe con i sopratacchi nuovi. Se chiudo gli occhi lo rivedo ancora Mazza seduto al deschetto, circondato da scarpe, con un basco blu in testa e un fazzoletto al collo, battere con un martello chiodini che si sfilava dalla bocca, mentre sua moglie, Virginia, una signora con i capelli bianchi mi impacchettava le scarpe aggiustate in fogli di vecchi giornali e con un sorriso me le consegnava ritirando qualche centinaio di lire. L’odore di cuoio, mastice e colla impregnava l’aria e si mescolava con il profumo del ragù che sobolliva sulla stufa economica. Nella stessa casa di Mazza abitava anche la famiglia Sabattini.
Sulla strada da una vecchia fontana di ghisa sgorgava un’acqua freschissima, a quei tempi ce n’erano diverse sparse per il paese, e verso mezzogiorno molti venivano a riempire le bottiglie da mettere poi in tavola.
Sulla strada si apriva poi la rivendita di bevande di Passini, un signore molto serio che non mi stava particolarmente simpatico, lo ricordo vestito di verde in piedi sull’atrio del magazzino in compagnia spesso di Toni Masina che lo aiutava nel suo lavoro.
Quasi di fronte a Passini l’autocarrozzeria di Giovanelli detto “il Toscano” che aveva sposato l’Ivana Colombarini figlia di t vecchio birocciaio.
Come detto in precedenza la strada era caratterizzata dalla presenza dei birocciai che poi, dopo l’avvento dei mezzi meccanizzati hanno passato l’antico mestiere dei trasportatori ai propri figli e discendenti che sono diventati camionisti come Ernesto Ferri “Il Piccolo” con i figli Vittorio e Giorgio, i Diamanti “Spighin”: Primo, papà di Fernando, Elvira e Luciano e Gino padre della Nerina (ex commessa di Dondarini) e della Marisa. Ricordo ancora le mogli, la Dina e la Maria sedute d’estate davanti casa a prendere il fresco e a lavorare.
Dopo la casa dei Diamanti, nel cortile interno, nell’edificio più datato, risiedevano i Gherardi, Dino Gherardi detto “Pidone” figlio di Mario Gherardi e nipote del famosissimo “Tasso”, personaggio storico di Vergato. Celebre ancora la sua affermazione “Se mi riusciva il colpo di Stato, vestivo di lana tutta Vergato”.
Via Paltano si slarga nel tratto vicino al ponte, dove ora c’è il parcheggio, in passato questo tratto era caratterizzato dalla presenza di un frantoio di proprietà Bonani dove venivano macinati i sassi per fare la calce. Nel primissimo dopoguerra è stato costruita la casa dove abito ora. Al pianterreno c’è stata per anni la rivendita di materiale edile dei Renga, ricordo ancora la Maria, mamma di Giovanni e Roberto, che con qualsiasi tempo presidiava l’attività e Teglia (papà della Mirella) operaio che caricava a spalla i sacchi di cemento (non c’erano ancora i muletti). Una volta smantellato il frantoio, negli anni sessanta Sibani Giuseppe costruì l’abitazione e aprì l’autofficina concessionaria Ford ancora gestita dal figlio Sergio.

Sergio e Giuseppe Sibani

Dove ora c’è il parcheggio c’erano i lavatoi pubblici, una struttura coperta con i battocchi per lavare e, se ricordo bene, la possibilità anche di scaldare l’acqua.
Una volta non c’erano tante lavatrici e le donne arrivavano con le bacinelle e i secchi della biancheria sporca che una volta lavata, veniva stesa nei fili lungo il muraglione del Vergatello. Il ritrovarsi al lavatoio per le donne rappresentava un’occasione per chiacchere, pettegolezzi e qualche volta anche per qualche discussione. Ai tempi in cui l’allevamento di animali domestici che non fossero cani, gatti, criceti, pesci e canarini era ammesso all’interno del paese, il ponte rappresentava una protezione per le gabbie e le stie delle galline e dei conigli dell’Elvira di Luigiazz, nonna di Gippi e Massimo Labanti.
Me la ricordo ancora, accompagnata dall’Irma sua figlia che tutte le sere veniva a portare loro da mangiare e mie figlie la chiamavano dal terrazzo “Nonna Elviraaaa!!!!” e poi si nascondevano.
L’ultima o la prima casa a secondo della vista era quella di Gino Soldati, era un tipo molto particolare, buonissima e bravissima persona, molto in gamba professionalmente, tutte le pratiche di successione del paese le seguiva lui con particolare cura e zelo e perciò era un continuo via e vai di persone che si rivolgevano a lui piene di fiducia.
Ora Via Paltano ha perso un po’ della vivacità che la caratterizzava, anche se a volte, specialmente d’estate, si forma davanti al magazzino degli idraulici Mazzetti un “rugletto” composto dai Mazzetti, da Sibani, da Attilio e da altri che ridà voce all’antica via, anche se mancano gli schiamazzi delle bande di cinni per la strada, ma ormai è una caratteristica comune di molte altre vie.
La macchina del tempo si è fermata, mio suocero e mio marito mi hanno raccontato divertenti aneddoti sui personaggi che hanno vissuto in Via Paltano come quella volta che il Tasso…… (continua)

Immagini tratte da “Vergato 1930”  fascicolo conservato da Amleto Gardenghi

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