Rita Ciampichetti – Ricordi di .. Via Pantano

2019/11/02, Vergato – Una storia da raccontare? Si! Rita pubblica oggi la seconda parte dei “Ricordi di Via Pantano” (l’immagine: disegno a china di Mauro Nativi) sulla sua pagina FB che riproponiamo qui; 

Ricordi di .. Via Pantano (2)

“Come quella volta che il Tasso…… “, così finiva il precedente post sui fatti antichi della gente di Via Pantano, vecchia via di Vergato, ora Via Valter Primaveri che collega Via G. di Vittorio con Via Minghetti. Infatti fra i tanti personaggi degni di nota che qui hanno vissuto penso che il podio d’onore possa essere assegnato ad Angiolino Gherardi, dai paesani più datati conosciuto come “Il Tasso” “Al Tàss”
Come si sia meritato tale soprannome non si sa con precisione, dai ricordi gentilmente evocati dalla nipote Anna sembra che gli sia stato affibbiato dai parenti fin da piccolo in quanto dormiva moltissimo, proprio come un tasso in letargo.
Si era sposato con Bignami Cesira che purtroppo morì sotto uno dei bombardamenti che devastarono Vergato durante la guerra e che lo lasciò solo con una figlioletta ancora piccola, la Lisetta. Abitava nella corte interna di abitazioni che si affaccia su Via Pantano, dopo che faticosamente riuscì piano piano a ricostruire la casa che trovò tristemente distrutta dai bombardamenti al ritorno da Prunarolo dove la sua famiglia era sfollata. Fece due appartamentini all’ultimo piano uno per lui e la figlia ed uno per la sorella Guendalina detta “Mariona” rimasta nubile che lo accudì e lo aiutò a crescere la bambina. Al pian terreno abitava il figlio di suo fratello Mario, Dino padre della Rina e Rita, la mamma di Davide ed Enrico Zereni. Nella corte interna c’era anche la rimessa del carro e la stalla per la robusta cavalla da tiro, ferri del mestiere perché il Tasso faceva il birocciaio e trasportava con il suo carro cariche di sassi di Reno a Bologna durante il periodo della ricostruzione post-bellica.
Gli aneddoti che si raccontano su di lui sono infiniti anche se, purtroppo, i testimoni oculari stanno diventando nel tempo sempre più rari e quindi siamo ormai arrivati nella fase del “mi ricordo di avere sentito dire…”
Questi però che vado a raccontarvi direi che sono abbastanza attendibili provenendo da fonte sicura.
Il Tasso era un personaggio unico del suo genere, dotato di una forza incredibile e di capacità atletiche degne di un ginnasta, senza peraltro avere avuto bisogno di frequentare palestre o di assumere anabolizzanti per aumentare la massa muscolare. Era tanto bravo nelle sue evoluzioni che si esibì anche nel circo che si accampava nei campi subito dopo il ponte del Vergatello a quei tempi completamente liberi dalle attuali costruzioni.
Era inoltre capace in piedi sulla bicicletta di partire dalla Madonnina dell’incrocio di Via Minghetti e percorrere in velocità tutta Via G. di Vittorio per fermarsi in Centro al paese.
Si racconta che nel primo dopoguerra, nel periodo in cui l’osservanza alle leggi era stata messa temporaneamente in pensione, i carri che portavano mercanzia a Bologna venivano diciamo “fermati” per prelievi forzati, nessuno però si attentava a fermare il Tasso.
Dal ritorno da Bologna, come per la maggior parte dei birocciai, era d’obbligo la sosta presso l’osteria per ritemprarsi della fatica del viaggio e per togliere dalla gola la polvere accumulata con un buon bicchiere di vino. Purtroppo le soste del Tasso diventavano lunghissime, perché altra sua caratteristica erano le balle colossali che prendeva, ubriacature che non si smaltivano nel giro di una nottata di sonno, ma che duravano giorni. A quei tempi esistevano diversi personaggi a Vergato conosciuti per la propensione alle alzate di gomito, ma per questo non meno benvoluti dai compaesani molto spesso per la carica di simpatia che comunque possedevano.
Orbene durante queste lunghe permanenze all’osteria, sollecitato dagli altri avventori, spesso dava prova della sua particolare forza e agilità: era capace di saltare sul tavolo a piedi pari con uno slancio degno di una gazzella.
E’ anche vero che non vedendolo tornare a casa, la figlia Lisetta lo veniva a cercare in paese, prima portava la cavalla, lasciata dal Tasso temporaneamente in parcheggio fuori dall’osteria, alla stalla per darle da mangiare e da bere, successivamente tornava a riprendersi il Tasso che ormai non si reggeva più in piedi e lo metteva a letto a smaltire la solenne sbornia con lunghissime dormite.
In questi stati, quando la mente non era completamente ottenebrata dai fumi dell’alcool, aveva anche un’altra abitudine derivante probabilmente dalla sua generosità. Vicino alla stalla allevava qualche coniglio, risorsa preziosa per l’economia domestica. Li prendeva per le orecchie, li metteva in un sacco, e poi faceva il giro degli amici per regalarli. Veniva comunque inseguito di nascosto da sua sorella Guendalina con un altro sacco e pazientemente, scusandosi, recuperava i doni generosamente distribuiti dal fratello che peraltro venivano riconsegnati dai beneficiati senza alcuna rimostranza.
Tale generosità emerge anche da un altro episodio risalente al periodo della guerra da lui sempre raccontato in famiglia con particolare orgoglio.
Distrasse con tutte le sue evoluzioni ginniche un comando di tedeschi dando la possibilità ad un gruppo di persone che erano state fermate di svignarsela: “A jò tachè a fér di selt, acrobazî e chi quajón ‘d Todèsc incantè a guardèr in cal menter la żänt la filèva vï e po’ dop a son scapè anca me cumpagna ‘na léver!!!”
Altro aneddoto molto particolare che vede come protagonista il Tasso mi è stato raccontato da mio marito Attilio il quale, da cinno, imperversava per via Pantano assieme agli altri ragazzi.
Ogni lunedì, giorno di mercato, arrivava alle prime luci dell’alba da Castelnuovo un signore che lasciava il mulo legato sotto il primo arco del ponte in Via Pantano ed aveva preso la strana abitudine, prima di avviarsi verso la piazza, di andare a fare i suoi bisogni corporali tra le fresche frasche del Vergatello.
Il Tasso questa cosa qui non la poteva proprio digerire, anche perché il Vergatello era anche frequentato dalle sorelle che andavano a lavare i panni e che dovevano stare poi attente a dove mettere i piedi.
Sopporta una volta, sopporta quell’altra per vedere se era un caso isolato, poi si decise a porvi rimedio.
Un lunedì, quando era ancora buio, si nascose tra la vegetazione del Vergatello e stette in paziente attesa. Infatti dopo un po’ arrivò il tipo che dopo essersi guardato attorno calò le braghe e si accucciò per dare inizio alle operazioni liberatorie, il Tasso piano piano lo raggiunse da dietro e con la mano gli strinse in una morsa i gioielli di famiglia ….. lascio a voi immaginare cosa successe… il malcapitato si mise a gridare e correre giù per il fiume cercando di non inciampare nelle braghe calate e si fermò solo in prossimità del Macello Comunale inseguito dalle risate del Tasso.
Storie semplici del nostro paese, ricordi di personaggi che non possono essere dimenticati e come affermava lo scrittore Gabriel García Márquez «La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.»

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