Le zirudelle della Leggiadrina – La Madona sfolà

Foto Madonna Montovolo copia2015/05/02, Vergato – Le memorie di guerra dei giorni trascorsi non poteva comprendere un evento religioso e soprattutto una zirudella che lo raccontasse. Questo fatto è avvenuto a Montovolo o Monte Ovolo dove esiste un santuario mariano, il più importante della montagna. Il 3 maggio ci sarà la festa officiata da mons. Vecchi con accesso come per le altre occasioni tramite una comoda navetta che porterà i pellegrini direttamente alla porta del santuario. Tempo buono e vista spettacolare sulla vallata del Reno fino a Vergato non potranno che portare un numero notevole di visitatori al santuario.

 

La Madona sfolà (Testo, Leggiadrina, vignetta di Francesca V.)

Zirudela d’un fat ed guera
capità in t la nostra tèra.
Quand suzed quél che a voj dî,
a sê in t l’an quarentatri,
zeinch al dè, setembr e’ més,
e ed Vimiê in t e’ paes
don Anebbel e fa e’ so’ ingrès,
e pret nòv l’è lò da ades!

Ench sl’è fresch ed semineri
ai dê parochia e santueri.
Da e’ so’ ariv dopp a trî dè
festa grosa a i ha da eser lè
in t e santueri sovr e’ mont
e don Anibbel l’è beli pront.
E dîs Messa apenna arivà,
po’ in confès sobbet e va.

A j è la guera e di penitent
a in ariva tôtt i mument,
an è che i foghen da piò pcà,
ma i ê bsoggn d’eser consolà.
Lò e sta lè senza bê né magnê
per psei tôtti confortê.
De confês da la gradleina,
l’incontra e sguerd dla Madoneina,
che a l’aiuta a tgnî dûr
finchè lasò l’ariva e bûr.

Ed cla Madona per amor
Lò e’ promett in t e so’ cor
E Santueri ed mantegnî viv.
E 27 agost dl’an sucesiv,
ai Tedesch ai vê la vojja
ed brusê Srera e Garfojja
ch’a gliê in zona partigena.
As liva so ‘na grê fumena,
perché lor, per rapresaglia,
i ê arivà cô la mitraglia,
la zent vejja i ê cazà,
po’ i dê fogh al stal e al cà.
Don Anebbel al vê a imparê:
“E Santueri i pô brusê”

E pensa e ai vê onna grê pòra:
saivê e’ vôl la Madona mòra.
E va a consies con un frà
Che ai Sterp, dai sô, l’è sfolà.
La statua vejja l’è da portê,
ma an sê brisa comme fê.
I vê so, dezidrê dopp,
ma, arivà a la Sera di Copp,
a j è Tondi Arturo, e’ contadei,
ch’ l’ha tenta forza, ench s’l’è cinèi,
e lò e’ trova la soluziô:
un pêr ed bô e taca a e’ timô
d’un traî cô so la zvera
per portê la Madona néra.
In Cesa a i è da fatighê
da la necchia per psela cave
pr’è sô pês fora ed misura
e l’è strécca l’apertura.

Quand in tla zvera l’è finalment
I s’amollen e i ê prudent,
ma arivà a la caserma
in do, pr’al fest, ai và l’erma
grizanesa di carabinier,
la streda ormai l’è un senter
piê ed bûs e piê ed sas
an s pôl fê gnench un pas:
bsoggna tornê d’in do a s’è gnò,
ench se e’ cor quesi an bat piò.

Ma Arturo an s’arend brisa,
s’arvolta al mangh dla camisa,
cô la gabena as fa un croj:
“In vètta al spal la statua voj”.
I dû pret i ê sbalordè,
fê an se pôl ub quèl acsè,
piò la pesa d’un quintel
e Arturo as pôl ench fê mél.
Ma lò l’insest, lò as arcmanda:
l’ommen cî e la statua granda
i vê zò prudenti e piê
cô i pret pront a dê na mê.
A lor e’ pêr miracolos

Che, senza gnench un minut d’arpos,
un omarei ed cla statura
posa andê cô cl’andadura
tra perecchel d’ogni fata,
ma la statua l’ariva intata
fina zò, sovr’a la Costa.
E gropp là e fa ‘na sosta
e, cô la streda tornà bona,
in tla zvera va la Madona.
A la porten in tla Cesina
Ch’l’è ai Sterp, abastenza abseina.
Ed Muntovel la grê festa
Per cl’an lè ai Sterp la resta,
ma as fa solenne piò as pôl
e, per cantê, e’ pret e’ vôl
che i veggnen què i fra dehoniani
chi i ê sfolà brisa luntê.

E zeinch setember ed l’an dopp,
as arpasa la Sera di Copp
per portê, cô chent e roseri,
la Madona in t e’ Santueri.
Festa acsè granda an gn’è mai stà:
la Madona l’è tornà a cà!
Tôtti a i vê a render omaz
E la sira a i è anche i raz.
La montagna l’è un splendor,
a guardela as aslerga e’ cor,
cô call strell tôtt colorà
ch’li rozzlen zò ed qua e ed là.
S’l’è ‘na mageja l’è propri bela

Tocch e dai la zirudela.

Leggiadrina

Vignetta Zirudella Montovolo copia

Autore: Francesca Vecchi

La Mandonna sfollata

Zirudella di un avvenimento di guerra
Capitato nella mia terra.
Quando succede quello che voglio raccontare,
siamo nell’anno quarantatré,
cinque il giorno, settembre il mese
e di Vimignano nel paese
don Annibale fa il suo ingresso
e da adesso è lui il nuovo parroco.
Anche se è fresco di seminario,
gli affidiamo parrocchia e santuario.
Dopo tre giorni dal suo arrivo
la festa “grossa” ci deve essere lì
nel santuario sopra il monte,
e don Annibale è già pronto.
Celebra la Messa appena arrivato,
poi va subito in confessionale.
C’è la guerra e di penitenti
Ne arrivano tutti i momenti,
non è che facciano più peccati,
ma hanno bisogno di essere consolati.

Lui resta lì senza bere, né mangiare
per poterli tutti confortare.
Dalla grata del confessionale
incontra lo sguardo della Madonnina
che lo aiuta a tener duro,
finchè lassù non arriva il buio.
Per amore di quella Madonna,
lui promette nel suo cuore
di mantenere agibile il Santuario.

Il 27 agosto dell’ anno successivo,
ai Tedeschi viene la voglia
di bruciare Serrara e Garfoglia,
che sono in zona partigiana.
Si alza verso il cielo un fumo intenso,
perché loro, per rappresaglia,
sono arrivati con la mitraglia,
la gente hanno cacciato via
poi danno fuoco alle stalle alle case.
Don Annibale lo impara:
“Il Santuario possono bruciare”
pensa e gli viene una gran paura,
vuole salvare la Madonna scura.
Va a consigliarsi con un frate
che è sfollato agli Sterpi dai suoi.
La statua è da portare via,
ma non sanno come fare.
Vanno su, poi decideranno,
ma, arrivati alla Serra dei Coppi,
c’è Tondi Arturo, il contadino,
che ha tanta forza, anche se è piccolo,
e lui trova la soluzione:
attacca un paio di buoi al timone
di un “traino” con sopra la “zvera”
per portare la Madonna nera.
In Chiesa c’è da faticare
per poterla tirare fuori dalla nicchia
a causa del suo peso smisurato
e per la stretta apertura (della nicchia).
Quando finalmente è nella “zvera”,
partono e son prudenti,
ma arrivati alla caserma
dove, per le feste ci va l’arma
dei carabinieri di Grizzana,
la strada ormai è solo un sentiero
pieno di buchi e pieno di sassi,
non si può più fare neanche un passo.
Bisogna tornare da dove si è partiti
anche se questo fa quasi fermare il cuore.
Ma Arturo non si arrende:
si arrotola le maniche della camicia,
con la giacca si fa un “croj”
“Voglio la statua sulle spalle”.

I due preti sono sbalorditi,
non si può fare una cosa così,
pesa più di un quintale
e Arturo si può anche far male.
Ma lui insiste, lui si raccomanda:
l’uomo piccolo e la statua grande
vanno giù prudenti e piano,
con i preti pronti a dare una mano.
A loro sembra una cosa miracolosa
che, senza nemmeno un minuto di riposo,
un uomo di quella statura
possa mantenere quella andatura,
fra pericoli di ogni tipo,
ma la statua arriva intatta
fin giù, sopra la Costa.
Il gruppo lì si ferma
e con la strada tornata percorribile,
la Madonna torna nella “zvera”.

La portano nella Chiesina
che è agli Sterpi, abbastanza vicino.
La grande festa di Montovolo
Per quell’anno viene celebrata agli Sterpi,
ma si fa nel modo più solenne che si può
e, per cantare, il parroco vuole
che vengano i frati dehoniani,
che sono sfollati non molto lontano.
Il cinque settembre dell’anno dopo,
si ripassa dalla Serra dei Coppi
per portare, con canti e rosari,
la Madonna è tornata a casa!
Tutti vanno a renderle omaggio
e alla sera ci sono anche i fiochi d’artificio.
La montagna è uno splendore,
a guardarla si allarga il cuore,
con quelle stelle tutte colorate
che rotolano giù di qua e di là.
Se è una magia è proprio bella!

Tocca e dai la zirudella.

Leggiadrina

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