Le vie dedicate, di Vergato – Bacchetti, … chi era costui?

2015/11/27, Vergato – Si conclude con Via Bacchetti … chi era costui? e il filmato di questa sera al Cinema Nuovo di Vergato (ore 21 ingresso gratuito) il ciclo dedicato a Via Bacchetti.

Alfredo Marchi ci invia questa ricerca dell’ultimo momento, ma che ci porta ad approfondire un’argomento interessante; la via dove abito a chi è dedicata? … e perchè?

Altre strade cercano risposte alla stessa domanda…

151106_VN24_Marchi Alfredo_Storia_Via BacchettiDSC00016Chi passa da via Bacchetti e si chiede perché questa strada è stata chiamata con questo nome potrebbe pensare che qui, un tempo, ci doveva essere stato un deposito di bacchetti, oppure che si passava da qui per trasportare dei bacchetti che si raccoglievano lungo il Reno o altre cose simili.
E’ una conclusione abbastanza comprensibile in quanto a Vergato quasi tutti i cartelli viari riportano solo il cognome del personaggio che si vorrebbe ricordare. Si potrebbe pertanto equivocare il riferimento a un cognome di una persona con il nome di una cosa, come per via “bacchetti”, o di un
volatile, come per via “colombi”, ecc. Se poi non si equivoca il nome della via con cose o animali, rimane comunque poco chiaro se la questa sia stata dedicata a una persona o al cognome ad un’intera famiglia.
Nel caso specifico di “via Bacchetti”, se la vogliamo pensare come dedicata ad un importante
personaggio locale, le indagini cadono senza dubbio su Antonio Bacchetti, vissuto fra gli anni 1759
e 1817.
Teniamo presente che questa è la via di Vergato che ha conservato per più tempo la stessa dedicazione, tutte le altre ricordano personaggi più recenti o hanno cambiato nome nel corso del ventesimo secolo.
Ma che ruolo aveva avuto Antonio Bacchetti da essere “ricordato” ai posteri vergatesi con il nome
di una via?
Prima di tutto era un Vergatese, nacque nel 1759 da Silvestro Bacchetti e da Maria Mingarelli.
Il padre coprì l’ultima carica di “Giurisdicente” all’interno di quel territorio montano che, fino al
1710, era governato con poteri più estesi dal Capitano della Montagna.
La famiglia Bacchetti doveva abitare proprio nella via che poi prese il suo nome. Infatti da un
avviso di vendita all’asta per eredità giacente dei beni del defunto dott. Antonio Bacchetti, datato 20
giugno 1818, fra i tanti possedimenti di proprietà risulta esserci anche : “ – Una casa detta Cà de
Bacchetti, posta nella Terra del Vergato con tre piani compreso quello dei granai. – Un orto detto
“de Bacchetti – posto nella Terra del Vergato con diverse piante di frutti, giovani vegeti e fruttiferi,
col diritto di prendere acqua dal canale del Molino per servirsene all’irrigazione del medesimo.”
Sappiamo che il mulino alimentato dal canale si trovava proprio nell’attuale via Bacchetti e che le
case di questa via avevano tutte, nel retro, un vasto orto che arrivava sino al fiume.
Che questa antica via avesse un tempo alcune case signorili ce lo conferma anche Giovanna
Bernardi, nel suo libro “Vergato: pagine della memoria”. Viene infatti testimoniato che esisteva qui
una casa signorile denominata “casa Ruggeri/Lamberti” da dove proveniva un certo vescovo
Ruggeri di Fano che tornava qui ogni anno e dove, all’interno della casa aveva allestito una piccola
cappellina affrescata. Probabilmente ebbero qui i natali anche il dott. Ignazio Simeone Ruggeri,
curatore delle notizie storiche di varie parrocchie della montagna bolognese e suo figlio Virginio.
Ma torniamo ad Antonio Bacchetti per conoscerlo meglio attraverso una breve biografia pubblicata
sul “ Repertorio di tutti i professori, antichi e moderni della famosa università e del celebre istituto
delle scienze di Bologna – compilato da Serafino Mazzetti Bolognese – Bologna 1847 “:
– BACCHETTI Antonio della terra di Vergato Provincia di Bologna, laureato in filosofia e medicina li 21 Febbraio 1786.
Nel giorno 24 Novembre 1794 recitò l’ orazione inaugurale per la riapertura delle scuole universitarie e con senato consulto il 21 Marzo 1795 venne scelto a professore di medicina pratica e confermato tale dall’Amministrazione Dipartimentale del Reno li 10 Gennaio 1798 e 31 Luglio 1800. In virtù di Dispaccio dell’Ispettore degli Studi 7 Settembre 1801 passò alla Cattedra di Anatomia Comparata e Fisiologia già coperta dall’Azzoguidi della quale restò privo dopo la pubblicazione della legge 4 Settembre 1802 essendogli stata in appresso conceduta la ripetizione delle Analisi delle Idee che esercitò sino al 15 Novembre 1808 epoca in cui questa Cattedra fu abolita rimanendosene indi in riposo sino al 23 Gennaio 1815 nel qual tempo il Governo provvisorio Austriaco lo destinò ad insegnare la Fisiologia la quale Cattedra tenne sino alla pubblicazione del Decreto fatto da Monsignor Giustiniani li 30 Ottobre 1815 avendo poscia ottenuto una pensione.
Fu Medico Direttore de Bagni Porrettani di cui pubblicò un trattato. Mori in Bologna li 30 Luglio
1817.
Antonio Bacchetti però non fu un illustre personaggio vergatese solo per il fatto che era stato medico, docente universitario e direttore dei Bagni Porrettani, ma anche perché si distinse nell’attività politica durante il periodo napoleonico (1796 – 1814) coprendo la carica di membro del consiglio legislativo di Milano quale rappresentante del Dipartimento del Reno.
Per la sua passione politica, fondata su ideali libertari umanitari e repubblicani, subì due epurazioni,
una effimera nel 1799 durante la breve reggenza austriaca che volle espellere da Bologna le persone sospette dell’iniqua democrazia e per la quale dovette trasferirsi a Vergato con l’obbligo di presentarsi ogni giorno all’arciprete che doveva vigilare sulla sua condotta.(da Strenna Storica Bolognese – vol. 37).
Al subitaneo ritorno dei francesi Antonio Bacchetti ritornò ai suoi incarichi politici di prestigio
impegnandosi nella lotta contro le frequenti rivolte armate antifrancesi della nostra montagna.
La seconda epurazione la subì, nel 1815, dal provvisorio governo austriaco instaurato dopo la
definitiva sconfitta di Napoleone. Tre anni dopo morì.
Risulta comunque un po’ ambigua la fede idealista del Bacchetti che, stando a quanto descrive in
maniera ampia e documentata Paolo Guidotti sul suo libro “Vergato”, a cui rimando la lettura per un
approfondimento del personaggio, risulta piena di retorica e più vicina al raggiungimento di interessi personali che non alla vicinanza a un popolo affamato a cui si aumentavano le tasse, si obbligavano i suo giovani alla leva per la guerra in corso e si portavano fuori dall’Italia molte delle sue ricchezze.
Assieme ad altri del suo gruppo, fu contestato anche dai Giacobini, in quanto nel 1796 venne a far
parte dei nuovi senatori del Senato aristocratico che non venivano eletti dal popolo.
Oltre agli incarichi scientifici e politici, Antonio Bacchetti si dilettava anche in prosa e poesia.
Sappiamo di un opuscolo, pubblicato nel 1809, in cui relaziona con “enfasi politica denunciataria” i
fatti accaduti nella nostra montagna durante la dominazione francese. Compilava anche versi in
prosa come “L’elogio funebre di Maria Brizzi Giorgi” (cantante, pianista e compositrice bolognese),
la “Descrizione della Porretta” in versi sciolti, e “O delle muse mie squallide e meste” dedicata al
marchese Federico Bovio.
Dall’avviso di vendita all’asta per eredità giacente dei tanti fabbricati e terreni del defunto dott.
Antonio Bacchetti, viene da chiedersi del perché nessuno abbia ereditato i suoi beni. Non sono
riuscito a sapere se era sposato e con figli, ma se anche fosse stato scapolo, dallo stesso atto si
capisce che avrebbe potuto avere eredi nelle sorelle e nei nipoti. Perché questi non si sono chiamati
eredi? Forse che con la seconda epurazione, avvenuta a seguito della capitolazione del dominio
francese, gli erano state confiscate le proprietà?
Pensando poi al fatto che il restaurato governo pontificio non doveva avere molta simpatia verso
questo vergatese filofrancese, e quindi contrario ai privilegi del clero, mi sorge il dubbio che questa
via non fosse stata direttamente dedicata a lui, ma semplicemente passò nella toponomastica del
paese come la via dove abitava la famiglia dei Bacchetti e quindi come “via dei Bacchetti”.
Ciò spiegherebbe il perché in questa toponomastica non è mai comparso un nome di persona.
Nel dubbio fra dedicazione a un personaggio o a una famiglia, preferisco ricordare questa via
come quella dei bacchetti. Quelli cioè con cui, un tempo, si accedeva il camino e lì attorno si
radunava tutta la famiglia per parlarsi e condividere il cibo.

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