25 aprile 2016 – Il discorso del sindaco Massimo Gnudi

160425, Vergato – Le celebrazioni del 25 aprile a Vergato si sono svolte su più fasi, la scuola primaria, la corona alla lapide dei caduti nel Palazzo Comunale, la S. Messa, la conclusione in questo articolo con  – Discorso di celebrazione del 25 Aprile 2016, il resto segue prossimamente.

Cari cittadine e cittadini, autorità militari e civili, rappresentanza partigiana, care ragazze e ragazzi.

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Oggi, in questa piazza, Piazza della Pace, davanti al Monumento eretto in ricordo dei caduti di tutte le guerre, festeggiamo il 25 Aprile, nel 71° anniversario della Liberazione.

Siamo qui per onorare la memoria di coloro che hanno combattuto e dato la vita per liberarci dall’oppressione nazi-fascista e consegnarci un Italia libera, democratica e unita.

Monumenti, cippi e lapidi a Vergato, Cavacchio, Boschi, Susano, Tolè, Riola, Castelnuovo, Boscaccio, Precaria, Cereglio, Monte Pero, testimoniano il sacrificio di numerosi partigiani vergatesi, alcuni giovanissimi che si erano dati alla macchia e si erano impegnati nella guerra di liberazione 1943/1945.

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Il territorio di Vergato fu liberato il 17 Aprile del 1945, anche per merito di giovani soldati provenienti dal Brasile e da altri Paesi, morti per la nostra libertà. Il 17 Aprile 2002, il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi insignì della medaglia d’oro al merito civile la popolazione vergatese per lo splendido esempio di generosità nel soccorso dei superstiti e per il grande spirito di solidarietà per gli sfollati.

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La valorizzazione del patrimonio storico, culturale e politico dell’antifascismo e dalla Resistenza è un tema centrale per la crescita e la coesione della Comunità, un punto di riferimento da cui ripartire nei momenti difficili.

Per questo riteniamo significativo che l’evento di apertura delle celebrazioni sia stato, il 22 Aprile, la presentazione dello spettacolo teatrale “Memoria di una Strage”, a cura degli studenti del Fantini, avente come oggetto la ricostruzione dell’eccidio di Monte Sole, luogo simbolo, laboratorio-scuola di Pace per il futuro.

Nell’ambito della valorizzazione dei luoghi, rilevante è anche la partecipazione alle cerimonie degli alunni deI nostro Istituto Comprensivo, con canti e musica, per comprendere il profondo significato della denominazione “XXV Aprile 1945”, assegnata alla Scuola primaria di Vergato.

Un pensiero di gratitudine va  quindi agli insegnanti, agli alunni, agli studenti delle nostre Scuole per il loro contributo fondamentale alla costruzione di una memoria collettiva, di un senso di appartenenza, premessa indispensabile per il dialogo e l’incontro con gli altri.

La Resistenza non fu di parte ma fu un moto popolare di uomini e donne, di diverse estrazioni politiche e culturali, che combatterono con coraggio contro i fascisti e l’esercito nazista.

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Contribuirono così alla nostra Liberazione da un regime politico totalitario, basato sul mito della Nazione e del popolo come comunità chiusa che “deve essere

purificata dai dissenzienti, dai diversi, dai deboli, dalle minoranze etniche e religiose”.

La Resistenza creò una nuova classe dirigente, coesa, unita da una grande speranza per il futuro dell’Italia, dai valori di libertà, uguaglianza, fraternità e pace, che diede vita, alla Costituzione.

In un’Italia lacerata e distrutta dalla guerra occorreva ricominciare da zero: scegliere una nuova forma di Stato e dare al Paese nuove regole e principi.

Per questo 70 anni or sono, il 2 giugno 1946 votarono uomini e  donne per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i componenti dell’Assemblea Costituente.

Il voto alle donne a partire dal referendum istituzionale del 1946 – dopo che le donne erano state “il tessuto sotterraneo della guerra partigiana”, come scrisse Ada Gobetti, rappresenta meglio di ogni altra cosa, il salto democratico compiuto dal nostro paese.  La partecipazione delle donne vergatesi alla vita politica trovò espressione nella elezione di Angiolina Guasconi nel 1951, scomparsa recentemente e che ricordiamo con stima e con affetto.

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L’Italia divenne una Repubblica democratica e l’ Assemblea Costituente si riunì la prima volta il 25 giugno 1946 per redarre la Costituzione italiana che entrò in vigore nel 1948.

La Costituzione, il principale frutto del 25 Aprile, abbraccia i valori del pluralismo, dei diritti individuali e collettivi, della cittadinanza attiva, del ripudio dalla guerra, dell’uguaglianza di genere.

Questi sono i valori della Repubblica italiana condivisi anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani, bussola di riferimento dell’essere italiani in una Europa che deve ritrovare se stessa soprattutto a fronte della chiusura delle frontiere davanti a donne, uomini, bambini in fuga dalla guerra, dalla persecuzione, dalla fame.

Tali valori però non sono acquisiti una volta per sempre. Infatti,  sui siti internet e in alcuni luoghi, s’inneggia al fascismo, al nazismo, all’odio razziale, alla violenza sulle donne e all’omofobia.

Inoltre occorre vigilare  quando, a livello globale, nuovi fondamentalismi e fanatismi sono una sfida alla libertà delle persone, ai nostri stili di vita, e ovunque i diritti umani e la dignità delle persone siano messe a rischio da guerre e da “nuove mafie” che concepiscono l’essere umano come merce di scambio come fonte di profitto.

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Quello che è stato definito “miracolo costituente”, cioè la creazione , da rovine e macerie, di una nuova vita nazionale, sia di esempio e di stimolo perché ciascuno di noi s’impegni nella ricostruzione morale e civile del nostro paese.

Come osservato dagli alunni dalla Scuola secondaria di 1° grado che hanno effettuato la staffetta dei principi fondamentali, si tratta di applicare la Costituzione nella realtà, nella vita, giorno dopo giorno, con impegno e assunzione di responsabilità sia individuale che collettiva.

Vivere la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola di qualità.

Significa promuovere le condizioni che possano rendere effettivo il diritto al lavoro che include, soprattutto per i giovani in un momento in cui si parla di “generazione perduta”.

Significa tutelare la vita, la dignità delle persone significa salvaguardare l’ambiente e creare un futuro sostenibili.

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Il diritto al lavoro è prioritario per sanare le fratture sociali provocate dalla crisi economica anche nel nostro territorio.

La Costituzione vive nel presente e ci dà gli strumenti per affrontare le sfide del futuro, all’interno di un’Unione Europea, all’altezza del passaggio epocale e capace di ridurre gli squilibri interni e i troppi egoismi.

La “staffetta” è il simbolo del passaggio del “testimone” della memoria, dei valori della Resistenza della Liberazione, ad una nuova generazione come premessa indispensabile per la costruzione di un futuro migliore di libertà e di pace.

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Vorrei concludere con le parole che Piero Calamandrei rivolse ai giovani, dieci anni dopo la liberazione:

“se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la Costituzione”.

Viva la Resistenza. Viva la Repubblica.

Il Sindaco; Massimo Gnudi

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