Umberto Bernardi – Abbattimento terribile e tremendo fatto frà il Sì, e il Nò

vn24_20161124_umberto-bernardi_si-no2016/11/24, Vergato – Ritorna Umberto Bernardi con un tempismo eccezzionale, dopo la Sagra della Miseria, San Martino in Piazza questa volta l’argomento é;

Speciale referendum – Le ragioni del Si, le ragioni del No nel 1500.

Sembra proprio che il problema che ci attanaglia oggi, fosse molto sentito anche sul finire del cinquecento. Tutte le nostre energie, la politica, i media sono concentrati su un unico pensiero vincerà il Si o il No. Un tempo all’epoca del Croce non esistevano le televisioni e l’infomazione era delegata ai cantastorie che, girando per le vie e le piazze, raccontavano a modo loro,le notizie. Giulio Cesare Croce scrittore e cantastorie di San Giovanni in Persiceto, sul finire del cinquecento , lo si poteva ascoltare mentre recitava le sue operette anche qui a Vergato; frequentava i mercati e conosceva bene il nostro dialetto. Forse durante qualche referendum, se mai a quell’epoca facessero i referendum, avrebbe sicuramente recitato accompagnato dal suo violino “L’abbattimento terribile e tremendo fatto frà il Si, e il No”.

Abbattimento terribile e tremendo fatto frà il  Sì, e il Nò

operetta morale, e piena di curiosità,
del già Giulio Cesare Croce
Nel tempo, che regnava al mondo il Sì,
e che non era ancor nasciuto il Nò,
era un viver soave, e dolce Sì,
Ch’ogn’un gioiva non v’essendo il Nò;
Ma poi che per turbare in tutto il Sì,
fra noi comparve il dispietato Nò,
s’afflisse, e dolse di maniera il Sì,
che non fù poi mai più né Nò né Sì.

Non v’era all’hora, chi dicesse Nò,
ma tutti d’union dicevan Sì,
e à più poter fuggendo via dal Nò,
tutta la gente s’accostava al Sì,
e se per sorte alcun dicea di Nò,
era bandito per ribel del Sì;
Tal che tanto era à tutti in odio il Nò,
ch’ogn’un si vergognava à dir di Nò.

S’un chiedeva denar, tosto di Sì
dicea il banchier, né sapea dir di Nò,
l’amico à l’altro amico con un Sì,
facea servitio senza entrarvi il Nò;
in somma à quella erade ogn’un col Sì
vivea felice, pria che fusse il Nò,
e in tanta stima era venuto il Sì,
che tutto il mondo si reggea col Sì.

Onde vedendo il crudo; e fiero Nò;
che tutto il popol si teneva al Sì,
saltò in campagna irato, e disse Nò,
ch’io non vò in punto tal credere al Sì;
perche tanto poss’io, che sono il Nò,
quanto costui, che s’addimanda il Sì,
e venghi pure il Sì contra del Nò,
che vedrem chi hà più forza il Sì, o il Nò.

Udendo questo il valoroso Sì,
che contra lui le corna alzava il Nò,
non sia ver, disse, che si lassi il Sì
in modo alcun mai superar dal Nò,
perche mi par quand’uno hà detto Sì,
ch’un Sì qull’esser debbia, e non un Nò;
che mancator di fede, è quel, ch’un Sì
promette, e poi in Nò transmuta il Sì.

Molti son stati, che fra’l Sì, e’l Nò,
han voluto far pace; ma col Sì
in modo alcun non può regnare il Nò,
nè men col Nò si può accordare il Sì;
tal che bisogna seguitare il Nò,
over da l’altra banda andar col Sì;
mà perche non può star il Sì col Nò,
forza è, che’l Sì contrasti ogn’hor col Nò.

Saltò dunque à cavallo un giorno il Sì,
armato tutto, e venne contra il Nò;
né più nè manco, armato contra il Sì,
comparve in campo pien di sdegno il Nò;
E giunti à fronte, ad alta voce il Sì
disse queste parole al fiero Nò;
tu dei saper ò Nò, ch’io son il Sì,
rispose il Nò, so ben che sei il Sì.

Ma che vuoi dir per questo disse il Nò:
io voglio dir, rispose all’hora il Sì,
Che qui s’ha da veder, o Sì, o Nò,
chi hà da restar di sopra il Nò, o’l Sì;
io son venuto à posta disse il Nò,
per mostrarti con l’armi, che del Sì
non temo punto, e quando havrai il Nò
provato, sò, che crederai al Nò.

Tu sai ben, che giamai frà’l Nò e’l Sì
non fù amicitia, né fra’l Sì e’l Nò
giamai non ne sarà, che’l Nò col Sì
non hà sangunità, né il Sì col Nò:
però non stiam più à disputar s’al Sì
il Nò proceder debbia, o’l Sì al Nò;
ma al paragon hor hor si venghi o Sì,
che l’armi chiariran il Nò, e l’Sì.

Vedendo questo il Sì, contra del Nò
sprona il destriero, e’l Nò contra del Sì,
e con la lancia il Sì percosse il Nò,
e parimente il Nò percosse il Sì;
spezzò la lancia il Sì ne l’elmo al Nò,
e’l Nò la sua ne la visiera al Sì;
ma come un Torrion stè in sella il Nò,
e’l Sì non meno al fier colpir del Nò.

Trasse il brando in un tratto, e torna il Sì
arditamente ad affrontare il Nò,
l’altro più che mai fier contra del Sì,
né vien gridando guardati dal Nò;
ma un colpo al Nò diè sù la testa il Sì,
ch’ei non sapea s’egli era vivo, ò Nò,
pur ritonato in  se percosse ol Sì,
che mai colpo più fier non hebbe il Sì.

Raddoppiar volse un’altro colpo il Nò,
per trarre à terra il valoroso Sì;
ma quel fù presto à schivarsi dal Nò,
che se più pegro era in tal punto il Sì,
quel giorno la vittoria era del Nò;
ma il Ciel non volse che perisse il Sì,
che se restava vincitor il Nò,
per l’avvenir ogn’un dicea di Nò.

Però, più che mai fier rivolto il Sì,
trasse una punta con gran sdegno al Nò,
girò quello il desrtier, schivando il Sì,
pur non puote esser così pronto il Nò,
che’l suo caval ferito fù dal Sì;
onde sforzato fù smontare il Nò
in terra, e così à piedi contra il Sì,
pugnando reparavasi dal Sì.

Ma perche à tanto disvanaggio il Nò,
non potea ben diffendersi dal Sì;
disse al nimico, non pensar che’l Nò
ti creda punto, e se tu fai, ò Sì
profression d’honor, sì come il Nò;
ancor tù scendi, e poi frà’l Nò e’l Sì
si verdrà chi più vaglia, il Sì ò il Nò,
che mal stà il Sì à cavallo, e à piedi il Nò.

Sendo cortese di natura il Sì,
né alcun vantaggio volendo dal Nò,
come sa ogn’un c’hà praticato il Sì,
ch’al far servcio mai disse di Nò,
dal Destrier scese, e disse, ecco che’l Sì
a piedi, e à Caval contra del Nò
é buon da star al par, né mai il Sì
disse di Nò à nissun, ma sempre Sì.

All’hora tutto disdegnoso il Nò
trasse via il brando, e corse adosso il Sì,
onde à le prese tosto il Sì col Nò
venne, e’l Nò molto travagliava il Sì;
onde ogni forza per gettare il Nò
a terra, pose insieme il fiero Sì,
e tanto fè, ch’al fin al piano il Nò
trasse, onde il Sì restò di sopra al Nò.

Vedendo il Nò più non poter co’l Sì
resistere à lui disse, ecco che’l Nò
a te s’arrende, o valoroso Sì,
che veramente sei da più del Nò,
però commanda tù, che sei il Sì,
ch’a te sia pronto d’ubidire il Nò,
ancor che per natura il Nò col Sì
non sian d’accordo mai pe’l Nò, e pe’l Sì.

Levossi à l’hora il Sì d’adosso al Nò,
e disse, io ti vò mostrar che’l Sì
in alcun modo non può dir di Nò,
si come tù mai non puoi dir di Sì;
di pur s’altro qui vuoi, o Sì, o Nò,
ch’in bocca ogn’hor mi troverai il Sì,
né accomodar la lingua à dir di Nò
mai potrei come tù, che sei il Nò.

Così fù posto in libertà dal Sì,
ancor ch’indegno fosse il pazzo Nò,
con patto tale, ch’albergar col Sì
mai non dovesse, e ciò promise il Nò
di far, poi tosto dipartissi il Sì,
e andò frà i Liberali, e l’empio Nò
frà gli Avar si ridusse, dove il Sì
mai non si Trova, s’un domanda un Sì.

E di quì vien, che sempre mai di Nò
dice l’Avaro, e se pur dici Sì,
l’interesse da banda scaccia il Nò,
e l’utile raccoglie, e accetta il Sì;
ma se chiedi un servicio, tosto Nò
dice, e tel nega, né pensare al Sì,
che se non v’è guadagno, ogn’hor di Nò,
dir l’udirai, ch’ei nacque in corpo al Nò.

Ma il Liberal, sempre à la prima il Sì
lieto ti porge, né sa dir di Nò
mai à l’amico, e vuol ch’un si sia Sì,
e questo vien, ch’ei non conosce il Nò.
Onde si viene à far con questo Sì
amar da tutti, ma chi segue il Nò,
a l’occasion non ha chi le dia un Sì,
nè Amico ver, com’ha chi segue il Sì.

Però voglio pregar ogn’un, ch’al Nò
discosto stia, ma s’avicini al Sì;
né s’alcun gli comanda, che di Nò,
se lecito è il servicio, ma di Sì;
perche tal volta ancor bisogna il Nò
dar à qualch’un ch’indegno sia del Sì,
che s’hà nessun non si dicesse Nò,
non si sapria qual fusse il Sì, o’l Nò.

Ma quanti hoggi ne son, che danno un sì,
e se torni doman ritrovi un Nò,
che non importa lor, se ben il Sì
senza punto arrossir cangiano in Nò;
io ne posso far fede, che un bel Sì
Hebbi da un galant’huomo, e poscia un Nò
trovai, quando pensai haver il Sì,
mercè ch’in Nò s’era cangiaro il Sì.

IL FINE

Ricerche; Umberto Bernardi
Trascrizione in digitale dei testi; Mirella Rocchetti

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