Al zdor, la carsent da l’ua e la stufa economica….

2017/12/24, Vergato – Al zdor, la carsent da l’ua e la stufa economica….

Carsenta (carsent, crescenta) da l’ua o da l’uva che sia, ci porta per forza di cosa, alla cultura contadina, la nostra cultura, quella che ha dato origine alla città e ai villaggi nel fondovalle, produzione e commercio, la tradizione montanara che si unisce e trasforma con la nuova società che invece muta, cambia, si adatta, si evolve…scende a compromessi!

La stufa economica….

La modernità negli anni 50 portò nelle cucine vergatesi e non solo, molte diavolerie, una in particolare, “ la cucina economica”, già in uso da diverso tempo, aveva fornito alle massaie una imbattibile macchina da guerra per soddisfare gli appetiti del “Bum Economico”.

La cucina economica andava a legna  ed era sempre in funzione, manteneva in ebollizione una enorme quantità di tegami, scodelle, pignatte sempre pronte all’uso.

A mezzogiorno, dalle finestre delle case, si sentiva gridare Marco, Francesco, ecc… erano le mamme che chiamavano al rancio i loro bambini intenti a gicare per la vie del paese.

Ma questa meravigliosa cucina, aveva un difetto, la bocca del forno era assai piccola e a differenza del tradizionale forno a legna, praticamente non conteneva nulla.

Durante il periodo natalizio, dove la super produzione di dolciumi toccava il massimo, le zdore si ingegnarono, sopratutto per cuocere le crescente dall’uva, a trovare una soluzione, portarle al forno dei Marchi o dei Lanzarini.

Dopo la cottura del pane, il forno  ancora caldo, ospitava crescente, crostate, raviole  di mezzo Vergato, questo succedeva anche in estate con i pomodori gratè e altre prelibatezze.

Con il continuo passare, in piazza o per le vie del paese, di queste casseruole, pentole, tegami piene di dolci, arrosti, pomodori gratinati, l’aria era innondata da un infinità di odori e fragranze che ci facevano pensare ad un paese ottimista in piena crescita economica.

Il Dottor Amleto Gardenghi futuro Gran Maestro della “Accademia d’la Carsent da l’ua”  ci regala un suo ricordo personale:

“Mi permetto di chiedere che venga presa in considerazione una quarta variabile al procedimento per la realizzazione della “carsent da l’ua” e cioè la cottura (tempi, temperatura, doratura, ecc.) E a questo proposito mi ricordo di come “non” le cuoceva mia madre, ma, come quasi tutte le zdore dell’epoca, visto che la “ruola” di alluminio non entrava nel forno della stufa economica, le portava a cuocere al forno. Lei andava da Lanzarini, e lì Luciano (lo Sfriccio) prendeva in consegna la ruola con tre o quattro crescenti dentro e le diceva a che ora tornare a prenderla. Di ruola ce ne erano tante, ognuna con un segno distintivo per riconoscerla (una forcella piegata, una spilla da baglia, una medaglietta…) e all’ora concordata ogni massaia tornava a ritirare il frutto del proprio lavoro. Ricordi meravigliosi… Buon Natale a tutti e buona “CARSENT DA L’UA”!”

Intanto andiamo a conoscere la crescenta dall’uva – L’aspetto a prima vista, il taglio delle fette ben compatte, l’aroma che emana, l’osservazione della parte interna con sfoglia e ripieno ben stratificati e infine….il sapore! Se seguiremo questo ciclo ci accorgeremo dei misteri che circondano questo dolce tipico vergatese. Anche la crescenta è come il vino, coinvolge tutti i sensi… gustare, non ingozzare!

“Accademia d’la Carsent da l’ua”  tipica vergatese; Umberto B.

 

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