Don Arrigo Chieregatti a Vergato – Religione e laicità… “incompetente nella propria professione”

Foto d’archivio

2018/02/20, Vergato – Prendiamoci un momento, dedichiamo un po di tempo per ascoltare…

RELIGIONE e LAICITA’ – Don Arrigo Chieregatti a Vergato (Mercoledì 17.01.2018)

Non sappiamo bene cosa significhi laicità. Un giorno stavo tenendo una conferenza a Bolzano, i partecipanti erano quasi tutti tedeschi e io parlavo del laico, laico-laicismo. Ad un certo momento una ragazza alzò la mano e disse: “Scusi, ma per voi italiani cosa vuol dire laico?” Sono rimasto un po’ sorpreso perché in tedesco e anche in inglese laic significa: “incompetente nella propria professione”. Laico, in origine, è in contrapposizione alla parola clericus.  Il clericus è colui che ha studiato, il laico è chi appartiene al popolo (in greco significa “il popolo”).  Io credo che educare alla religiosità, non tanto alla religione, significhi risvegliare il gusto di ascoltare le voci del cosmo, le voci del cielo come quelle della terra: questa è la spiritualità. Molte volte coi bambini andiamo al fiume in silenzio e chiedo loro di ascoltare la voce dell’acqua e quando tornano a scuola descrivono, non disegnano, il rumore dell’acqua che parla, è un parlare, è lo stesso  parlare del vento, del fuoco: hanno tutti una voce. Spesso si ignora che le realtà del creato possano essere espresse con la voce, che abbiano una voce. Educare allora alla religiosità significa risvegliare il gusto di ascoltare le voci della natura. Anche tra di noi, perché anche noi siamo natura, facciamo fatica ad ascoltarci  perché non abbiamo l’abitudine di ascoltare il creato e allora le voci tra di noi sfuggono, scappano, non abbiamo propensione all’attenzione. È facilissimo capire quando una persona non è attenta. Se una persona sta parlando e colui a cui parla tende invece a rispondere vuol dire che non è in ascolto,  lo facciamo continuamente. Religiosità significa scoprire la connessione che c’è tra noi e gli altri, tra noi e la natura, tra noi e gli elementi, tra noi e gli animali, questa è religiosità.

Oggi è la festa di Sant’Antonio Abate: gli animali parlano, gli animali dialogano, non usano il nostro linguaggio o meglio noi non abbiamo imparato il loro linguaggio. Religiosità è scoprire la connessione che c’è tra noi e gli altri esseri umani, tra noi e gli altri esseri in genere, scoprire la connessione delle persone con la natura, con l’ambiente, scoprire la connessione delle persone umane con l’incognito, con il non percepibile con gli organi che noi abbiamo.  Purtroppo fino a poco tempo fa gli udenti delle voci venivano curati negli ospedali psichiatrici. C’è una ragazza a Bologna che ha scritto un libro bellissimo dove descrive le voci che lei ha sentito; se noi fossimo in silenzio e tenessimo il silenzio, che non vuol dire solamente non parlare ma stare immobili, l’immobilità dà la possibilità di un ascolto di voci che altrimenti non riusciremmo a percepire.

Si deve scoprire la connessione delle persone con l’incognito, con il sacro, con il luminoso. Non avete mai parlato con la luce? Non vi siete mai fermati a contemplare la luce? La contemplazione è un modo di parlare, un modo di ascoltare. Siamo abituati a vedere il sole, non lo fissiamo molto perché dà fastidio. Le voci più delicate sono le voci dei piccoli, delle persone piccole, delle persone che noi diciamo ignoranti, ma sono talmente ignoranti che hanno un linguaggio che noi mai usiamo. Se trovate dei bambini che stanno giocando, provate a chiamarli e chiedergli: “Cosa state facendo?” Ti guardano e continuano a giocare. Abbiamo la convinzione che nell’educazione religiosa si dia una grande importanza all’informazione,  ma non si è specificatamente attenti all’educazione, non tiriamo fuori quello che abbiamo dentro. La maestra a scuola cosa fa? “Zitti, parlo io!” La reciprocità dove va finire? Tu li ascolti i bambini?  L’esperienza religiosa dovrebbe educare ad affrontare i grandi problemi e i grandi temi della realtà. L’attenzione non è un problema tecnico, mi metto lì ad ascoltare, ma è un problema interiore ed è il sentire delle voci. Hai mai sentito qualcosa che ti ha sorpreso?  Non siamo mai stati educati a sentire questi rumori, invisibili, impercettibili: allora abbiamo inventato che ci sono gli angeli che svolazzano, che ci sono rumori sospetti, genti che sentono delle voci, non è un problema tecnico, ma è un problema profondamente umano: l’ascolto dell’invisibile, l’ascolto dell’indicibile. Se non afferriamo al volo questo che sto dicendo,  potremmo chiudere e non perdere tempo, perché questa possibilità di ascoltare presuppone una cosa molto importante: il dialogo. Tu parli, parli  con l’invisibile, parli col poetico, parli con quello che non tocca il timpano dell’orecchio; non hai mai provato, mai ascoltato il fruscio del vento, il mormorio dell’acqua….?

Le religioni devono necessariamente incontrarsi per affrontare le  questioni primarie: come devono incontrarsi e dialogare le varie teologie, che per noi sono  una  riflessioni dell’intelligenza, perché noi non conosciamo con l’intelligenza, conosciamo con i sensi, sono i sensi  che ci danno la percezione. Un antico filosofo diceva: “Niente viene conosciuto dall’intelligenza se prima non è passato dagli altri sensi.” I sensi non sono solamente cinque, il tatto lo abbiamo confinato alle mani, ma tutta la pelle è sensibile e se avviciniamo qualcuno che ci attira sentiamo un fremito. Osservato in questo modo, il problema della laicità e dell’esperienza religiosa non può essere mai coniugato al singolare, non c’è una voce, ma ci sono tante voci, non c’è una laicità e una religiosità, ma ci sono tante laicità, tante religiosità.

Le persone più sensibili chi sono? I bambini. Noi adulti crediamo di sapere già tutto, non conosciamo nulla di tutta la parte dell’invisibile e dell’impercettibile che ci circonda nel mondo. Il problema non si pone, la questione del rapporto conflittuale tra scienza e fede è ormai inutile; esso è un problema intellettuale (e dai con questo intelletto). I filosofi hanno definito la persona un animale ragionevole. No, no, tanto è vero che uno che non ragiona lo scartiamo, lo mandiamo in istituto; no, in istituto dovremmo andarci noi, il problema è di tutti. Tra religione e fede che rapporto c’è? Attenzione che fede non vuol dire un fatto religioso, viene dalla parola fiducia. In che cosa abbiamo fiducia? Tu hai fiducia  nell’acqua che scorre, nel vento che in questi giorni soffia forte, hai fiducia, hai fede; la fede non è quella che i preti  dicono che dobbiamo avere, quella non è fede è una delle molteplici capacità di avere fiducia. Credo che sia necessario recuperare, lasciatemi usare questa parola, una visione olistica, globale del reale, noi ci accontentiamo della testa (e dai con quella testa). L’intelligenza non è il centro della nostra conoscenza. Io quando avvicino una persona e la tocco è una conoscenza profonda; un rapporto sessuale è una profonda conoscenza, forse tra le più profonde, l’abbiamo svilito, lo abbiamo confinato addirittura nel peccato. La sensibilità del cuore: incontri una persona e ti emozioni, addirittura ti viene un nodo alla gola, era tanto tempo che non la vedevo, questa è un’emozione. Attenzione che la nostra vita non è fatta principalmente di emozioni ma di passioni. Perché saltano tanti matrimoni? Perché li abbiamo confinati alle emozioni non alle passioni.

La pace ha certamente dimensioni politiche, economiche, filosofiche, storiche, ma la pace esteriore deve essere interconnessa con quella interiore. Abbiamo mai sentito cosa significa la pace interiore? Siamo mai andati a scuola di pace interiore? Non sapevamo neppure che esistesse. Religione e laicità, ma di quale laicità parliamo?  Sono moltissime  le laicità, molte di più di quelle che noi abbiamo enumerato, possiamo numerarle in questo momento qui, sono molteplici come le fedi. Alcuni dicono che la Juve è una fede, hanno fiducia e se perde rimangono male e ne parlano per due, tre, quattro giorni. Può essere significativo che, in occasione delle feste di Natale, in una scuola materna durante un incontro tra insegnanti, genitori italiani e genitori stranieri (voi non potete immaginare quanta ricchezza la presenza degli stranieri ha portato in Occidente, dobbiamo ringraziare che sono venuti qui: possiamo imparare cose che non avremmo potuto imparare in nessun altro modo), una mamma italiana chiede agli insegnanti il motivo per cui ai bambini non vengono insegnate canzoni natalizie (alcuni  possono essere d’accordo e  altri no). La maestra risponde: “Questa è una scuola laica e poi abbiamo molti bambini stranieri, musulmani che non possono essere emarginati mettendoli di fronte a un racconto in alternativa alla loro religione.” Spero di non offendere nessuno, ma non abbiamo capito nulla. Una donna– e pensate che difficilmente una donna musulmana parla in pubblico, ma quel giorno lì ha parlato – ha risposto,  cito le testuali parole: “Non potete dare la colpa a noi per un problema che è vostro, anzi noi saremmo molto contenti se spiegaste ai nostri bambini  il significato di questa festa; anche nel Corano si parla di Gesù, anche nel Corano si parla di Maria, moltissime bambine si chiamano Miriam, dove l’hanno preso? Da Maria, poi dovreste spiegare ai nostri figli perché devono rimanere in vacanza per quindici giorni,  perché? Le vacanze per andare a sciare, bello! Ma perché?” Un’insegnante aggiunge: “E’ prezioso l’insegnamento di questa mamma marocchina.” Attenzione, laicità non significa mettere davanti ai bambini un telo bianco su cui nessuno può scrivere nulla, laicità è un telo bianco su cui ognuno può scrivere quello che crede opportuno: questa è la laicità. Ma dite cosa volete  scrivere su quel telo bianco, provate  a tirarlo fuori e non saprete cosa metterci.

Abbiamo fatto per i nostri figli molte scelte, giustamente! Certamente più impegnative e determinanti di quello di cui stiamo parlando: la scelta della scuola, la scelta della città dove abitare, del paese nonostante i rischi di inquinamento che abbiamo, portare un bambino col passeggino all’altezza del tubo di scappamento dell’automobile gli fa male,  io non l’ho mai pensato, anzi  va a prendere aria. Scusate, stop….tanto è vero che il Comune sta a dire: “Alt, c’è troppo inquinamento. Per due giorni, tre giorni, alt, fuorché per il lavoro, devi andare a lavorare.”  Ma questo lavoro è il Padre eterno! Il padre eterno che può permettere ai bambini di essere inquinati dall’aria viziata, questo si chiama religiosità. La laicità è una bella idea, anche perché se distribuissi un foglietto e dicessi prova a scrivere cosa vuol dire laicità cadremo tutti in imbarazzo, è una favola, la laicità è una favola, non ha bisogno di commenti ma può avere una conferma nella realtà del nostro tempo, ma attenzione non c’è una laicità uguale a un’altra.

Due anni fa abbiamo fatto un convegno organizzato dall’ambasciata canadese in Italia. Scusate, non è un problema, ma non si è mai pensato che la regina d’Inghilterra sia il capo della religione del suo paese e l’Inghilterra è considerata un paese profondamente laico e perché sulla bandiera c’è la croce? Cito solamente alcuni che hanno le croci sulle loro bandiere: gli Stati Uniti d’America e il Presidente, nella cerimonia d’insediamento, giura sulla costituzione? No sulla Bibbia! Prima di togliere il crocefisso nelle nostre scuole, su cui sono d’accordo, dovremmo avere il coraggio di chiedere al Canada che le riunioni dei consigli comunali o provinciali non inizino più con una preghiera come fanno i supereroi, lo sapevate? Guarda un po’. In Cambogia, un paese comunista, laico, non crea problemi che alle riunioni solenni siano presenti tre monaci in silenzio da una parte e che, quando arriva il primo ministro, un terribile comunista, si tolga le scarpe e vada a baciare i piedi dei monaci: ed è un paese laico! Confondono un po’ le idee, ma andiamo noi a chiarirle: un gruppo di Italiani afferma che la laicità vuol dire un’altra cosa: la negazione, la cancellazione di qualunque segno religioso. Ma sai cosa vuol dire? Avete mai visto la bandiera svedese? Ha la croce, toglietela via, siete un paese laico! Avete mai pensato come mai tutti i cimiteri delle nostre città sono fuori? Se andate a Londra sono dentro i giardini, è stato Napoleone per dissacrare il senso della morte: fuori!  Se voi andate dove non ha comandato Napoleone sono tutti attorno alla Chiesa. La motivazione che Napoleone ha scritto è un motivo igienico. Gli sporcaccioni degli Irlandesi e degli Svedesi li tengono nei viali dove vanno a passeggiare. Posso essere d’accordo per carità, ma abbiamo capito il motivo? Abbiamo riflettuto sul motivo? La differenza tra laico e religioso, ma pongo un’altra domanda, di quale fede parliamo, di quale religione parliamo? C’è stato un santone dell’India che dice: “Non avere mai paura di perdere la fede perché vorrebbe dire che Dio perde te” e questo è impossibile. Noi la fede l’abbiamo relegata ad essere un oggetto o un pensiero o delle affermazioni banali e stupide del nostro organismo: stupide. Dobbiamo ringraziare i nostri amici così detti atei che hanno rinnegato le nostre false fedi, che hanno finalmente fatto giustizia di tante false fedi che noi abbiamo contrabbandato come vere; hanno ragione gli atei, ma di grosso! Sfortunatamente ce ne sono troppo pochi di veri atei.

Nessuno né personalmente né come istituzione può pretendere di stare al di sopra del vero e del giusto, ma chi crediamo d’essere, via quell’emblema! Ma se è cento anni che c’è sopra!  Hanno sbagliato fino adesso? Finalmente se ne sono accorti! Ma perché continuano? E gli americani, Stato laico dove giurano sulla Bibbia e dove tutti i discorsi del Presidente degli Strati Uniti finiscono: “Dio benedica il popolo americano!” Avete sentito?! E sono laici! In Italia queste riflessioni non sono state avviate e portate avanti in modo coraggioso. Se uno è un poeta, ma dove tira fuori i versi della sua poesia? Dalla testa: una povera poesia se non viene dal cuore! Guarda un po’ tutte le canzoni e tutte le poesie d’amore parlano dal cuore, credo che dovremmo avere il coraggio di scoprire la dimensione, lasciatemi usare questa parola, la dimensione simbolica della vita come educazione laicale. Abbiamo mai fatto una lezione ai nostri bambini a scuola del simbolismo laicale? Cosa c’entra? Per affrontare il problema della laicità in rapporto con la vita è necessario tenere presente nella nostra cultura filosofica, anche laica, che è stato perduto il senso del simbolo. Li conosciamo i simboli? li usiamo, chi si è sposato in comune o in Chiesa non importa, avete usato un mucchio di simboli  e conoscete il significato che hanno? L’anello sapete che significato ha? Il senso simbolico dell’anello, il cerchio, richiama un altro grande cerchio: l’arcobaleno. Portare l’anello al dito significa portare l’arcobaleno: il simbolo della pace. Non è poco. Conoscere il simbolo non significa cercare sempre le soluzioni ma porsi degli interrogativi e provare emozioni che possano entrare nelle vie diverse, nel profondo delle nostre emozioni. Noi usiamo molto questa parola, il relativismo, tutto è relativo, il simbolo non è relativo, il simbolismo dell’anello  rimane  quello che è anche se tu non ci credi.

Tutto passa, ma quando c’è da leggere un libro antico o si studia un elenco del passato significa che l’antichità e il passato ci parlano oggi in un modo pesante, ma meraviglioso. Abbiamo perduto il senso del simbolo della vita come anche quello della malattia, altro che simbolo. Sì, sì! E quello della morte e quello della nascita? Io credo che quando l’ideologia domina il pensiero in modo pressoché esclusivo ci conduce inavvertitamente a una cultura di contrapposizione. Le nostre contrapposizioni ci sono perché non conosciamo più il significato simbolico della vita, allora discussioni a non finire: no vuol dire questo, no vuol dire un’altra cosa, no vuol dire quello. “Ma stai zitto, ascolta quello che dice l’altro e dopo parla tu” e viene fuori il significato  simbolico della realtà. Questo è un modo di perdere la nostra laicità. Noi non siamo laici, abbiamo segni religiosi dappertutto, ma non quelli esplicitamente religiosi….segni: il lavoro sapete che è un simbolo terribile, devo andare a lavorare! Il bambino ha la febbre a trentotto, ma devo andare a lavorare! Sapete cosa fanno i bambini? Quando si accorgono che se stanno male la mamma sta a casa da lavorare, si ammalano apposta, questo è un simbolo stupendo, meraviglioso! Laicità.  tentiamo di fare diventare tutti laici, perfino, lasciatemi usare questa parola, il monolitismo e monoteismo religioso. Quello là ha una religione un po’ strana! E lasciagliela! Perché deve seguire la tua o quella del prete! Lasciagliela! Le religioni sono tante quanto sono le culture e le laicità sono tante quante sono le culture. Se avessimo presente questo staremmo molto attenti a parlare, col cuore. Il motore che muove tutte le nostre forze intellettuali  e che ci aiuta a fare delle scelte anche etiche è il principio di non contraddizione ma che non è la testa, ognuno può fare quello che vuole, ognuno può inventarsi la religione, sì! E non saprai più se quella giusta è la tua o la sua, le stesse leggi. Io credo che la cultura italiana, cominciando dagli insegnanti all’università o nelle scuole, la cultura italiana ha dimenticato una cosa fondamentale della vita: il pluralismo.

Tutti devono parlare la stessa lingua, ma chi l’ha detto? E se uno non parla la mia lingua poverino, ma lui è un bambino che ne sa almeno tre. Qui sono venuti i bambini delle scuole medie del Vietnam e hanno vissuto con noi una settimana, noi parlavamo italiano e chi traduceva in Inglese? Un ragazzo! Sentiva parlare in inglese e traduceva per i suoi amici in vietnamita che è difficilissimo. La laicità in Italia dipende dalla nostra capacità di pluralismo. Perché devi insegnargli per forza l’Italiano? Tu sai almeno il saluto in arabo di quel bambino? No! Impara almeno il saluto, non è difficile! Gli avete mai fatto gli auguri? Loro per Natale e per Pasqua te li fanno, e il giorno  della loro festa? E alla fine del Ramadan glieli avete fatti gli auguri? Quando sono vestiti di nuovo e quando vi invitano a mangiare assieme o a prendere una tazza di tè.  E’ stato sintomatico un episodio in Cina. Eravamo in Cina con un gruppo,  nel 1978, durante un viaggio con medici, insegnanti, l’abbiamo fatto subito dopo la morte di Mao.  C’erano le guardie rosse che ci seguivano ovunque, non potevamo fare nemmeno un passo, poi li abbiamo chiamati e gli abbiamo chiesto di lasciarci andare dove volevamo. “Non siete liberi, in quel cartello non sapete cosa c’è scritto, c’è scritto prigione o c’è scritto bar? Vi dobbiamo accompagnare! Vivere significa saper prendere le decisioni secondo le nostre esigenze.  Non quelle che riteniamo più opportune. Lasciatemi finire leggendo un brano spirituale  preso da un giornale italiano dove un giornalista ha tentato di dire: “Non c’è niente di più volgare  di voler interpretare una parola che tu non sai secondo il significato che tu hai inteso nella tua vita! E’ volgare!”       Grazie.

Ringraziamo Marta per il tempo che ha dedicato alla trascrizione digitalizzata e l’invio, utile a chi non ha potuto essere presente all’evento.

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