Racconta la Rita… più di un amico

2019/11/09, VergatoRita Ciampichetti (26 luglio 2019)  ritorna con i suoi racconti, i ricordi di alcuni anni fa, questa volta ci parla di; 

…… più di un amico

Quando guardo certi film che raccontano l’amicizia tra un bambino e il suo cane, il mio pensiero, come un nastro di una videocassetta, si riavvolge velocemente all’indietro e rivivo con la stessa intensità una fortissima emozione provata all’età di circa sei anni.

A quel tempo vivevo ancora a Porretta Terme, era l’inizio dell’estate, appena iniziate le vacanze e mi trovavo in giardino, dedita alla mia occupazione preferita: osservare il lavoro intenso che si svolgeva attorno ad uno dei tanti formicai. Mi ha sempre affascinato la natura, in tutti i suoi aspetti ed in particolare le formiche.

Quando ecco sento mio padre che mi chiama, alzo gli occhi e cosa vedo? Un cucciolo di cocker bianco e nero che mi corre incontro con le orecchione svolazzanti, mi salta addosso ribaltandomi sul prato ed inizia a leccarmi il viso.

Il cuore mi scoppiava di felicità, quella gioia che si prova solo da bambini, che ti fa esultare, saltare, agitarti fino alle lacrime per le piccole cose. In casa, con il padre cacciatore, di cani ce ne sono sempre stati, ma quello, non so il perché, l’ho sentito subito mio. Mio padre aveva deciso di prendere un cane da addestrare per la caccia alla beccaccia e aveva optato per un cocker. “Come lo vuoi chiamare?” mi chiese il babbo, “Gek con la kappa” risposi io. Dopo qualche anno compresi che forse si scriveva “Jack”, ma io l’ho sempre scritto come si pronunciava.

Diventammo inseparabili. Con lui giocavo, andavo in giro nei boschi, ripulivo e spazzolavo il lungo pelo quando ritornava a casa pieno di forasacchi e di semi di lappola. Era il mio confidente: gli raccontavo i miei piccoli problemi, lui mi guardava con i suoi occhioni languidi, sembrava che comprendesse tutto quello che gli dicevo e finiva con una bella leccata sulla faccia che aveva il potere di cancellare le piccole angosce di bambina.

Era di una bontà infinita. Alla mia sorellina di 18 mesi con la dentizione le venne una brutta stomatite, il tormento in bocca le faceva venire una gran voglia di mordere tutto e il naso di Gek cucciolotto era il suo bersaglio preferito…. ogni tanto sentivi il cane che scappava uggiolando e capivi cosa era successo. Mai una volta che Gek si sia ribellato mordendola.

Come tutti i cocker era un cane allegro, estremamente intelligente e molto intraprendente… anzi troppo intraprendente. Quando ci trasferimmo a Vergato, il cortile di casa Gentilini era separato da quello della casa confinante da un muro abbastanza alto. Nell’altro cortile c’erano liberi un pastore tedesco e un collie. Gek non vedeva l’ora di potere saltare il muro per andare ad azzuffarsi. Per fortuna veniva sempre salvato in extremis e con enorme fatica dal proprietario degli altri cani. Il Signor Ferrini ce lo riconsegnava malridotto dicendo “L’è propri ‘na taraghegna ‘sta meza pugnetta d’un cagnulein!!!”. Quante volte l’ho tenuto stretto, mentre babbo con ago e filo ricuciva le ferite dei morsi, allora non si ricorreva sempre al veterinario. Riuscì a sopravvivere anche al morso di una vipera quando già lo si dava per spacciato. Fu l’unica occasione in cui la mamma acconsentì di tenerlo in casa nel ripostiglio delle scope per sorvegliarlo durante la notte. L’accesso alla casa da parte di qualsiasi animale era severamente proibito.

Gek diventò un bravissimo cane da caccia, le sue imprese sono ancora ricordate nei racconti di caccia di mio padre, mio marito ed altri cacciatori, prodezze incredibili dovute ad un olfatto eccezionale unito ad una determinazione incrollabile.

Un brutto giorno, quando avevo circa 15 anni, non trovai più Gek nel suo recinto, facemmo infinite ricerche, pubblicammo anche fotografie. Mio padre ha sempre avuto la certezza che lo avessero rubato: “Troppo bravo” diceva e sospettava anche chi poteva essere stato, purtroppo senza prove. Per questo non mi ha mai rivelato i suoi sospetti, temendo le mie reazioni. Provai un dolore immenso, per diverse notti mi addormentai piangendo. A chi poteva interessare il mio Gek, ormai alla soglia della vecchiaia e pieno di acciacchi per tutte le avventure superate? Come lo avrebbero trattato? Pensavo alla sua delusione nel sentirsi abbandonato e una tristezza infinita dovuta all’incertezza del suo destino mi ha inondato per mesi.

Questo primo grande dolore penso abbia rappresentato il passaggio dall’infanzia-adolescenza all’età adulta.

Da allora numerosi cani sono entrati in famiglia, sia quella di origine sia quella da sposata: setter, bracchi, breton, pointer persino Sansone il San Bernardo di circa 100 Kg voluto follemente dalle mie figlie. Li ho diligentemente accuditi, ho preparato loro da mangiare, ho elargito anche qualche svogliata carezza, mi è dispiaciuto quando sono morti, ma di riflesso perché vedevo il dolore delle mie figlie e di mio marito, ma nessuno, nessuno di loro è entrato e più entrerà nel mio cuore con l’impeto e l’amore travolgente di quel piccolo cocker bianco e nero: il mio Gek, amico e fidato compagno di una infanzia passata così velocemente.

I Racconti della Rita; Pubblicazione settimanale, esce la domenica.

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