Rita Ciampichetti – Da Casa Pacifico alla Veranda……

2020/06/20, Vergato – Ritornano i racconti della Rita Ciampichetti
 
Da Casa Pacifico alla Veranda……
 
Dopo avere pranzato, soddisfatto, mio suocero Gino si lisciava con le mani la pancia prominente e diceva “E adèsa quěll ch’ag vôl l’è un bèl caften… a vâg a Vargà al bar…. At salùt Rosa!!”.
“Andare a Vergato” consisteva nell’attraversare la Porrettana davanti a casa, fare la discesa del Pincio e quei quattro passi sotto il portico per raggiungere il suo bar preferito: il Pedrelli.
Ci abitavamo e ci abitiamo a Vergato, praticamente quasi in centro, ma per mio suocero Vergato, nell’eccezione del termine, era da considerare solo il quadrilatero di Piazza dei Capitani, tutto il resto periferia. E’ rimasto così radicata questa abitudine in famiglia che spesso anche a me succede di dire “…se vai a Vergato mi prenderesti…” oppure “… sono stata a Vergato e ho incontrato….”. Gli altri, chiamiamoli quartieri, del paese mio suocero li identificava non con il nome della via, ma con gli antichi toponimi, alcuni dei quali continuano a sopravvivere nella quotidianità dei discorsi dei vecchi abitanti, ma che purtroppo presumo saranno destinati in futuro a cadere in disuso e, forse, continueranno a sopravvivere solo in antichi documenti.
 
I toponimi sono infatti i nomi propri di origine antica che sono stati assegnati a dei singoli oggetti geografici come centri abitati, case sparse, corsi d’acqua, rilievi, porzioni di territorio e spesso sono espressione di fatti storici o evidenziano le caratteristiche naturali o di appartenenza di quel determinato luogo.
Se saliamo per le colline che circondano la vallata fino ad avere una visione dall’alto del nostro paese ci possiamo rendere conto di quanto si è esteso Vergato negli ultimi decenni, se poi facciamo il confronto con le bellissime antiche fotografie che vengono pubblicate da Gianpaolo su “Siamo a Vergato e dintorni…” possiamo valutare i profondi cambiamenti subiti dal territorio con l’urbanizzazione delle diverse zone.
Chiuda gli occhi chi è diventato vergatese da pochi anni ed io provo a descrivere alcune zone di Vergato come erano diciamo negli anni ’50 ’60 e strada facendo tento, sulla scia della memoria, di ricordare i vecchi toponimi utilizzati.
 
Partiamo da Via Minghetti dove ho abitato da bambina, le prime abitazioni esistevano tutte fino a Casa Gentilini, dopo, sulla sinistra erano tutti i campi appartenenti alla tenuta di “Casa Fanelli”, dove ora abita la famiglia Cappelli, che si estendevano fino alla strada parallela di Via di Vittorio (prima via Baciami Subito, poi Circonvallazione), le prime costruzioni che si incontravano dopo i campi erano la baracca dei trattori di Lenzi, “La Botte”, la casa di “Torricina”, due altre vecchie casupole e, sul bivio con Via di Vittorio dove c’è l’edicola della Madonnina, l’abitazione identificata come quella “di 36 camice”. Sono stata sempre curiosa del perché sia stata chiamata così.. chiediamo a chi lo sa se, per favore, ce lo vuole raccontare.
 
Nella parte destra di Via Minghetti, dopo “Casa Fanelli” c’erano “Le Baracche”, costruzioni costruite subito dopo la guerra e in condizioni abbastanza fatiscenti. Ricordo che in una di queste abitava una vecchina chiamata Dolfina, lontana parente della mia amica Elisabetta Canarini, ogni tanto passavamo a salutarla e lei, completamente sdentata, sorridendo felice ci faceva entrare nelle due stanzette della sua abitazione scusandosi per l’odore di fognatura proveniente dagli scarichi malfunzionanti, ricordo ancora che di fianco alla porta di entrata teneva vecchie pentole di smalto piene di terra con piante di pomodoro e a me piaceva moltissimo quella blu per il contrasto con il rosso dei frutti maturi. Come rimangono impressi certi piccoli particolari nella mente di una bambina!
 
Proseguendo per la strada incontravi la casa di Possenti, delle vecchie case che sono state demolite per la costruzione delle nuove, fino ad arrivare prima a Casa Fedeli e poi a Ca’ Venezia. Le ultime abitazioni del paese sulla strada per Labante erano il “Casone di sotto” (a bordo strada) e il “Casone di sopra” (la costruzione sopra alla collinetta).
 
La zona chiamata Fornaci apparteneva invece quasi completamente alla tenuta Bontà, dopo la villa padronale, ora Casa Protetta erano solo campi fino alle case delle “Borre” sulla riva destra dell’Aneva.
Erano tutti campi anche le aree attualmente occupate da Piazza IV Novembre e Galleria 1° Maggio fino allo stabilimento ILM. In destra Vergatello c’erano pertanto solo le case della “Ghiaia”, chiaro toponimo indicante i depositi lasciati dal fiume, il Macello Comunale e le prime due case a sinistra dell’attuale ponticello.
 
L’insediamento urbano sopra al Cimitero Comunale non esisteva ancora, ma anche se le vie attualmente sono Via Siena e Via Firenze, penso che sarà sempre conosciuto come “Spazzavento”, come pure rimarrà sempre impressa nel palazzo nuovo costruito l’insegna della “Campana” e il gruppo di abitazioni al di là della ferrovia vicino al Reno è per tutti il “Cimitero Vecchio”.
 
Per i vecchi Vergatesi la salita di Via Montegrappa sarà sempre “La Viazza”, mentre il palazzo subito dopo il Cinema è individuato come “Il Fungo”.
Bellissimi poi certi nomi assegnati alle case isolate: Casa Marmocchi, Casa Civetta, Casa Barili, Casa del Lupo sono solo alcune….
Lancio una sfida…. di seguito cito alcuni toponimi detti da mio suocero … chi sa dirmi a che zona o casa si riferiscono??
Casa Pacifico
La Sassa
La Rovina
Le case dell’U.R.R.A
La Veranda
Il Villino “Ornella”
La Sina
La Repubblica
Via Canale
 
Comprendo che per ovvie ragioni l’Amministrazione Comunale ha dovuto nel corso del tempo provvedere all’assegnazione di nomi alle nuove vie e ha preso ispirazione dal nome di Regioni, di Città Italiane e di esimi compaesani, ma scommetto quello che volete che se chiedete a qualcuno dei vecchi vergatesi dove si trova Via Ravenna o Via Monte Bianco, a meno che non ci abiti, non saprà cosa rispondere.
 
Sarebbe bello perciò che oltre al nome delle nuove vie venisse indicato anche il vecchio toponimo dell’area per non perdere un elemento del patrimonio comune di storia, valori e tradizioni che dona agli abitanti di un paese la coscienza della propria identità.
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