Vergato piccola capitale dell’Appennino di Dario Mingarelli

2012/11/05, Vergato – Lasciata Marzabotto, proseguendo lungo la SS 64, si entra nel territorio di Vergato. Pochi chilometri dopo, a sinistra sorge la chiesa di Calvenzano, antica Pieve, già possesso di Matilde di Canossa, dedicata a Sant’Appollinare fin dal XII secolo. Poco dopo, tra il Reno e il contrafforte pliocenico (nei cui anfratti nidifica il falco pellegrino) la strada statale raggiunge l’abitato di Vergato. Poco prima, in località Tabina, si può fare una deviazione sulla destra per inoltrarsi in una valle tra le più suggestive di tutto l’Appennino, stretta e boscosa, che presenta un orrido fantastico e antico: l’orrido di Prunarolo. L’abitato di Vergato è posto in una conca fluviale e riparata, a 191 metri sul livello del mare, quasi alla metà della valle del Reno; questa cittadina ha sviluppato gradatamente la sua vocazione a capitale politico-amministrativa della montagna bolognese. In origine, però, non fu che un aggregato del più antico comune-parrocchia di Liserna, ma già dal 1288-89 si caratterizza per hospitìa cioè locande-osterie ed anche se, nel 1385 si registrano dagli atti del Vicario di Caprara “tre soli fumanti”, la sua vocazione artigianale risulta già netta; si riscontrano infatti un mugnaio, un fabbro maniscalco e due albergatori. Agli inizi del ‘400 si aggiunge anche un vetturale. Dalla metà del ‘400 si può parlare con sicurezza, di un castello o borgo vergatese dall’urbanistica meglio qualificata e di un deciso emergere di Vergato rispetto al centro originario di Liserna. In questo periodo quindi, che registra l’alternanza come sede dei Capitani della Montagna di Casio, Vergato decolla rapidamente. Le sessioni giudiziarie dei Capitani, i loro notai e i conseguenti traffici e frequentazioni, attraggono persone da tutta la montagna. Per 300 anni Vergato ospitò i Capitani (la cui funzione era eminentemente amministrativa e giudiziaria nominati dall’autorità comunale di Bologna), dei quali si può ammirare il palazzo che ne riporta il nome, ricostruito dell’Azzolini e dal Rubbiani nel 1883-85. La facciata decorata dagli stemmi dei Capitani della Montagna che testimonia la loro origine nobiliare, danneggiata dai bombardamenti del ’44, è stata restaurata nel 1991; l’interno custodisce quattro vetrate, opera dell’artista vergatese Luigi Ontani.
Situata lungo la linea gotica, Vergato subì ripetute incursioni aeree e venne gravemente danneggiata, per questi fatti il comune è stato insignito della medaglia d’oro al valore civile. A nord dell’abitato svettano i monti Aldara e Pero, testimoni delle vicende belliche. Queste montagne, meta di passeggiate e fonte di incantevoli visioni sulla valle del Reno, custodiscono, uniche dell’Appennino, splendide fioriture di peonie, fiore protetto e vanto della flora del luogo.

Dario Mingarelli

 

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