I “santini” o immaginette sacre – Tra storia e cronaca

VN2_Santini_DoppoSenza titolo-1 copia2014/06/23, Vergato – Da oggetti di culto, conservati dagli uomini dentro al cappello, nei portafogli, nei taschini, fissati alle porte o alle stalle come quelli di Sant’Antonio. Si dice che anche dalle nostre parti una piccola parte venisse strappata in un angolo e fatta ingerire ai malati, e questo sarebbe un motivo per il quale si trovano tanti santini non integri. Da oggetti di culto a oggetti di supestizione fino a diventare oggetti da collezione con album appositi e mercatini dedicati, fino a pezzi rari trovati solo dagli antiquari. Ormai rari nelle chiese e spesso privi della preghiera nel retro, hanno perso quell’aria mistica delle feste e processioni degli anni ’50 e ’60.  Ma per chi ne volesse sapere di più, ecco una…

Breve Storia del Santino

VN24_Santini_1406-6E ‘difficile stabilire una data precisa per la nascita del santino.

Già prima dell’ invenzione della stampa (1454) erano diffusi fogli di carta con incisioni in legno (xilografia) con immagini della Madonna, di Cristo e di alcuni santi.

Il santino, come noi lo intendiamo, si diffonde più tardi. Cronache della vita dei monasteri ci parlano di monache e frati che già tra il ‘400 e il ‘500 dipingevano piccole immagini sacre, generalmente più grandi dei santini classici, che venivano conservate principalmente nei libri di preghiera. E’ nei monasteri che l’immaginetta,prodotta artigianalente in esemplari unici, raggiunge risultati di impareggiabile qualità e bellezza, come i famosi canivets prodotti prevalentemente nel ‘700 che, attorno ad una parte centrale costituita da vere miniature, presentano un minuto intaglio che imita il pizzo. Vi erano poi incisori-editori che producevano piccole immagini sacre incise su legno o a bulino su rame, che servivano sia per illustrare i libri di preghiere che per essere vendute singolarmente. A partire dal ‘600 queste piccole immagini VN24_Santini_1406-5ebbero una notevole divulgazione; proibite nei paesi della riforma protestante, proliferano nei centri cattolici, soprattutto nelle Fiandre, dove i Gesuiti, consci dell’ importanza dell’immagine nella catechesi, contribuirono a diffonderla.La Chiesacattolica per evitare gli abusi, diede disposizioni (Concilio di Trento 1563) dividendo immagini di devozione e di culto: le prime sono quelle che suscitano venerazione per se stesse; le seconde sono raccomandate per la loro capacità di narrare eventi miracolosi, storie, ecc. Queste ultime si diffusero in tutto il mondo.

VN24_Santini_1406-4Se possiamo datare la nascita della parola “santino” circa alla metà del ‘700, è però il XIX secolo che segna l’exploit dell’immaginetta sacra. Sofisticate tecniche di stampa a punzone, permettono di fabbricare santini con un supporto di pizzo traforato che, inizialmente, cerca di imitare nelle forme e nelle decorazioni il canivet, offrendolo al grande pubblico.

Le immaginette hanno ormai raggiunto livelli industriali, ad esclusione di quelli manufatti dalle monache, e si presentano sempre più ricche di colori, cornici, ghirlande e dorature. Dalla seconda metà del secolo XIX recheranno ricami, fiori secchi e reliquie. Con la diffusione della fotografia, verso il 1870, viene inserita come immagine preziosa, una piccola foto, su un fondo preparato a stampa. Molte immagini di. questo periodo avranno parti di foto o saranno costituite da fotografie di quadri e santuari.

VN24_Santini_1406-3Con la grande popolarità raggiunta nelle ultime decadi dell’800 e nelle prime del ‘900 dalla cromolitografia, i santini acquistano ulteriore diffusione fra gli strati popolari dei fedeli, essendo destinati anche a supplire l’impossibilità di leggere i sacri testi da parte di persone, nella maggioranza dei casi, prive di cultura. Concepite per insegnare, esse seguono una strada parallela a quella dell’insegnamento austero del catechismo. Benché diverse dalle delicate immaginette merlettate, aventi per destinatari i livelli sociali superiori, le immaginette cromo-litografate della fine dell’800 sono dei capolavori dell’editoria religiosa popolare, perché, pur nella ripetitività dei clichès e delle punzonature, mettono in evidenza sia il lavoro accurato per la loro realizzazione, sia l’attenzione per il loro aspetto estetico. Lo stile Liberty influenza anche la grafica religiosa con la sua linea sinuosa, mobile, a spirale, con effetti estetici molto gradevoli.

VN24_Santini_1406-2Le immaginette continueranno ad essere considerate arte minima, di cui non fare menzione, benché, fino agli  anni ’20, ogni esemplare sarà comunque frutto del lavoro di pittori, seppur non di grandi pretese e sempre di oscura fama, impegnati dalle stamperie. Nel periodo fra le due guerre, la qualità del santino, in generale, peggiora: viene utilizzata una qualità di carta sempre più scadente e la qualità artistica decade per il sopravvento della fotolitografia a retino sulla cromolitografia.

Gli anni ’30 vedranno un tipo di santino, in bianconero, stile fotografia, mentre negli anni ’40 e ’50 i santini continueranno ad essere gradevoli dal punto di vista artistico, per merito di alcune case editrici. Gli anni ’60 segneranno la definitiva decadenza dell’immaginetta sacra così come era stata concepita.

VN24_Santini_1406-1I santini, lungamente scartati perché non rappresentavano agli occhi degli esteti le qualità comunemente
accordate alle opere d’arte, disprezzati, perché destinati alla propaganda e non ad una contemplazione elitaria,stanno tornando ad essere presi in considerazione in questi ultimi anni, principalmente dai collezionisti, ma anche come ricordo di eventi significativi (nascite, prime comunioni, anniversari di sacerdozio, ecc.), o di una visita ad un santuario.

L’immagine del santo ha lo scopo di insinuare nel fedele una disposizione, un atteggiamento di pietà, caratterizzato dall’amore, dall’umiltà, dalla confidenza e dal pentimento per aver sempre di fronte modelli di identificazione e un riferimento per la preghiera.

VN24_Santini_1406-7Certamente le figure di santi estatici, la retorica traboccante di buoni sentimenti non corrispondono all’idea che oggi ci si può fare della pratica della fede: astrazione e purezza sono forse in grado di parlarci con maggiore convinzione del mistero di Dio; eppure bisogna pensare che le immaginette sono state e possono ancora essere un sostegno alla fede e un punto di partenza per la preghiera e per il rapporto personale con Dio.

Le immaginette hanno avuto anche il compito di mantenere il credente nella fede: statiche, eppure evocatrici, esse hanno sostenuto il ruolo di mediatrici della fede; ne sono state efficaci propagatrici.

Il santino ha interpretato l’evoluzione storica della chiesa e ne è un prezioso documento.

L’idea della collezione dell’Opera Pia “II Pane di S. Antonio” risale circa al 1980 dall’intuizione che una collezione di santini, opportunamente sistemata e conservata, avrebbe potuto avere in futuro interessanti sviluppi. La convinzione che quest’arte “minore”, tuttavia raffinata ed interessante, meritasse di venire conservata e divulgata, fece sì che la collezione, sistemata presso gli uffici dell’Opera Pia, diventasse piuttosto imponente. Anche perché accanto al materiale più significativo ed antico, si è conservato e catalogato materiale più moderno.
Grazie all’aiuto di amici e benefattori che hanno dato il loro contributo offrendoci i loro santini, alcuni per farci cosa gradita e altri per non buttare qualcosa che meritava di venir conservato, è stato ed è possibile ampliare continuamente la collezione.
Ora la raccolta conta complessivamente circa 100.000 santini di tutti i tipi e di tutte le epoche. L’Opera Pia ‘”II Pane di S. Antonio” ha cominciato a ristampare e diffondere riproduzioni di esemplari antichi considerando che l’azione di catechesi e di elevazione spirituale dell’immagine sacra, fosse riproponibile anche oggi.
Ci è parso che il santino, così come era concepito fino agli anni .’60, fosse un aiuto alla meditazione e alla preghiera; un modo suggestivo di fare memoria degli awenimenti della storia della salvezza.

Da: Sant’Antonio per immagini, Premessa di Padre Onofrio Giannaroli, Il Pane di Sant’Antonio, Opera Francescana della Carità, a cura di Maria Andreotti.

Le immaginette pubblicate e quelle che pubblicheremo nei prossimi mesi, invece, provengono da collezionisti vergatesi.

 

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