Dieci innocenti trucidati dalla barbarie tedesca nel Vergatese, i misteri della strage di Boschi di Ponzano

VN24_20160416_Ettore Bortolotti_Ada Emma_0012016/04/20, Vergato – La notizia della tragica morte di Ettore Bortolotti dal giornale “Rinascita” del 15 maggio 1945. In questo articolo contrariamente agli articoli precedenti si parla di; ho preso loro le borse dei denari e le ho messe nella sportina di pelle… Ricordiamo che questa strage era apparentemente senza movente, i tedeschi o presunti tali cercavano i maiali o i soldi? è perchè non li hanno presi al momento dell’uccisione? Cosa li aveva fermati? E i denari, quanti erano? Quali misteri si aggirano attorno a queste vicende?

Il ritaglio del giornale è stato conservato da don Dario Zannini, il parroco di Sasso Marconi che indagò su questa vicenda dai risvolti ancora oscuri, e inviato ad Alfredo Marchi che a sua volta scrisse diverse pubblicazioni su Nuetèr in merito.

VN24_Ettore Bortolotti_Avvenire_(10) copiaDieci innocenti trucidati dalla barbarie tedesca nel Vergatese.

Da una lettera indirizzata dalla signora Ada Marchetti (NB:si tratta di Emma, ADA mori col marito Ettore) alla cognata, e quindi pervenuta alla signora Ludo­vica Biachese si apprende la notizia di una tragica scena avvenuta in località Boschi di Ponzano (Verga­to) in cui dieci innocenti vennero trucidati dalla ferocia tedesca.

Una mattina, avendo ricevuto l’or­dine di sfollare, i contadini parti­rono per varcare la linea del fronte. .Nulla più si seppe di loro. La lettera poi prosegue:

« Noi: io, Ettore, la vecchia contadina nostra, due coniugi sfollati, tre padroni di casa e due coloni formavamo una famiglia di dieci persone.

I tedeschi erano venuti a prendere maiali. Erano quattro soldati e, sen­za motivare parola, a colpi di pistola ci hanno freddati tutti all’infuori di me, rimasta gravemente ferita. Io, svenuta, dopo parecchie ore. che gia­cevo nel sangue, mi sono decisa, con sforzi sovrumani e con l’aiuto divi­no, ad alzarmi e recarmi nella canti­na dove giacevano ancora nel letto, ma freddi, due miei cari. Li ho sol­tanto accarezzati: la mia bocca di­sfatta non è riuscita a dar loro l’ul­timo bacio, ho preso loro le borse dei denari e le ho messe nella sportina di pelle e dopo parecchie ca­dute e riprese di svenimenti, mi sono incamminata, passo passo, verso un bosco dove dovevo trovare ancoro una donna sfollata. Dopo pochi pas­si mi sento chiamare e sparare an­cora. Mi lascio cedere a terra di colpo, come morta. I tedeschi mi si avvicinarono, mi presero tre borse e mi lasciarono, convinti che io fossi morta. Appena potei, con l’aiuto divino mi alzai e giunsi a Cuto(?) tra­scinandomi a terra moltissime volte, sotto la pioggia e senza scarpe.

Passai la prima notte In questa casa senza cura. La mattina presto questa donna sorreggendomi mi por­tò verso il Comando lontano 4 chilometrl, ma mi lasciò sola a mezza strada. Vi giunsi a stento di là mi trasportarono all’ospedale di Roffeno Musiolo, con la Croce Rossa. Giunsi, a sera, irriconoscibile ».

Purtroppo, anche la scrivente de­cedeva all’ospedale di Roffeno, pochi giorni dopo il suo ricovero.

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