Enrico Carboni – I ponti del diavolo (quarta e ultima puntata)

2016/12/03, Vergato – I PONTI DEL DIAVOLO (quarta e ultima puntata)

Il ponte di Olina sul Fiume Scoltenna in comune di Pavullo nel Frignano (MO)

Di tutt’altra dimensione e importanza il ponte di Olina sullo Scoltenna, in comune di Pavullo nel Frignano, nella vicina provincia modenese, con le sue due edicole votive contrapposte alla sommità dell’arco, una sulla spalletta di destra e una sulla spalletta di sinistra. Probabilmente in tempi relativamente recenti sono state coperte da un tetto a due acque che le ripara efficacemente dalle intemperie. Altra ipotesi è che questa, come per il ponte del diavolo di Lanzo Torinese che presenta una struttura analoga al colmo, servisse per collocarvi una robusta porta in legno da chiudere in caso di minacce da parte di nemici o per impedire la diffusione di epidemie come la peste o più semplicemente per esigere un pedaggio o un controllo di dogana.

Nr.24

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Fig.24- Il ponte di Olina nella località omonima del Comune di Pavullo(MO), costruito nel 1522, sul Fiume Scoltenna, coevo e molto simile a quello degli Alidosi di Castel del Rio(BO), a schiena d’asino, in origine con un solo arco, il secondo più piccolo fu aggiunto in seguito, nel 1735.

L’ardito Ponte di Olina, lanciato sopra le tumultuose acque dello Scoltenna, fu costruito nel 1522, sulle rovine di un precedente ponte, a spese della Podesteria di Montecuccolo e del Governo estense di Modena. Costruito a schiena d’asino con un unico grande arco di oltre 40 m. di luce e di circa 15 m. di freccia, nel 1735 alla primitiva arcata ne fu aggiunta una più piccola. Il contributo per la costruzione che offrirono gli stati di Firenze e Lucca  testimonia l’importanza del manufatto nella viabilità transappenninica. Il ponte permetteva infatti di muoversi agevolmente dal nord dello Stato verso Sestola, allora capitale della Provincia del Frignano e verso la Toscana collegando Modena con Pistoia. Travolto e danneggiato più volte dalle piene dello Scoltenna è stato sempre ricostruito.

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Fig.25 – Il ponte di Olina presenta il tipico allargamento agli imbocchi di tutti i ponti che abbiamo visto e che consentiva ad un carro di ritirarsi da un lato per dare la precedenza a quello in arrivo. Le buone condizioni di stabilità del manufatto e del piano stradale consentono oggi anche il passaggio di macchine che nel tempo possono però provocare danni e che quindi andrebbe impedito.

La sommità è sormontata da una coppia di edicole votive contrapposte, che secondo un’antica tradizione venivano poste a protezione del ponte e a riparazione dell’affronto fatto alla divinità per aver l’uomo voluto superare il fiume, oltrepassare il limite; oppure, come abbiamo visto con riferimento ai ponti del diavolo, per tenere lontano il Signore del male che l’ha costruito senza ricevere adeguata ricompensa!

Sulla chiave di volta del portale dell’edicola votiva di sinistra compare la data 1581 che può essere quella della costruzione delle due edicole votive (il ponte è stato costruito nel 1522!) che si presentano di uguale fattura, in pratica due grandi portali in arenaria inseriti in un paramento murario che regge le copertura che le accomuna, con all’interno due piccole nicchie che ospitavano targhe devozionali depredate come sempre e sostituite da altre più recenti.

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Fig.26 – L’edicola votiva di sinistra reca sulla chiave di volta la data 1581 che può essere la data di costruzione delle due edicole contrapposte o anche la data di una ricostruzione del ponte che sappiamo essere state molte. 

Fig. 27 – L’edicola votiva di destra con le strutture (portale e nicchia di arenaria) in buono stato di conservazione, la targa rotonda in ceramica di recente fattura e i segni inconfondibili della ignoranza e della maleducazione tipica dei nostri tempi.

Il ponte di Castruccio sul Fiume Lima in comune di Popiglio (PT)

Se passiamo decisamente il confine toscano e ci dirigiamo verso l’Abetone  sino alla località Piastre, svoltando a sinistra  in direzione S. Marcello, si trovano le indicazioni per Lolle, seguendo le quali si scende per una piccola stradina in discesa  che arriva vicino al Ponte di Castruccio, detto anche localmente il ponte di Campanelle. Il ponte fu costruito, nel 1317 sul fiume Lima, che a quel tempo segnava il confine tra Lucca e Pistoia, da Castruccio Castracani (1281-1328), condottiero e signore di Lucca, di parte Guelfa e quindi perennemente in guerra con i Ghibellini Pistoiesi.

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Fig.28 – Il ponte di Castruccio realizzato a schiena d’asino e ad un solo arco a tutto sesto di circa 10 m. di altezza.La muratura è a corsi regolari con ciotoli di fiume e calce.

Il ponte è realizzato con una volta a tutto sesto in muratura a corsi sub-orizzontali con ciottoli fluviali e pietrame erratico, l’altezza della volta, di circa 10 m. e il gioco di pendenze della strada che lo sovrasta, fa pensare che il ponte dovesse servire a coprire il forte dislivello tra i due punti di attacco del ponte, in modo da rendere il più agevole possibile il passaggio con carri. Sulla riva sinistra del fiume si trovano due edifici detti  “le due dogane” dove, al tempo della costruzione del ponte risiedeva un doganiere che controllava il traffico di merci e persone tra Lucca e Pistoia; nel ‘700 vi fu assegnato anche un corpo di guardia di quattro uomini.

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Fig.29  – Dalla sommità del ponte di Castruccio si può vedere come il piano stradale passi di misura in mezzo ai due edifici, detti delle due dogane, evidenziando il passaggio stretto e obbligato.

Il ponte costruito una prima volta in età romanica, nello stesso periodo delle torri di Popiglio e della fortezza, fu ricostruito da Castruccio dopo le furiose lotte avvenute proprio su di esso nel ‘300, che lo ridussero in poco più che macerie.
Durante le sanguinose battaglie tra Guelfi e Ghibellini, il paese di Popiglio assunse il ruolo di sentinella avanzata dei territori di montagna pistoiese di fronte alle milizie Guelfe della Lucchesia.La sua posizione lo pose in prima linea e ambita preda dei Lucchesi, e dei loro alleati pisani.

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Fig. 30 – Il Ponte di Castruccio, con a destra l’edificio detto delle dogane; dalla parte opposta inizia il sentiero che sale al borgo di Popiglio lungo il quale s’incontrano le tre “verginine”.

Sul ponte e nemmeno sulle rampe vi è traccia di edicole votive o pilastrini, ma se dal ponte, dalla parte opposta agli edifici delle dogane, si sale lungo il ripido sentiero selciato che sale in mezzo al bosco e porta nel borgo di Popiglio, si trovano ben tre stazioni di meditazione e preghiera: la prima è una grande edicola votiva, detta “Verginina in colle” del secolo XIX, poco più avanti s’incontra “la Cappellina di S. Pietro” del sec. XVI, oggetto di un recente, discutibile restauro ed infine, tra le case di Via della veduta, ormai nel borgo di Popiglio, si trova una grande edicola votiva incastonata in un muro di recinzione, del secolo XVIII detta “Verginina della veduta

Tre importanti segni sacri lungo un percorso devozionale che parte dal ponte e arriva fin dentro al borgo a significare lo stretto rapporto, intriso di fede e religiosità popolare, che lega Popiglio al suo ponte sulla Lima.

Si può pertanto ritenere che pur non essendoci “Verginine” sul ponte di Castruccio, sia soddisfatta la condizione di partenza che legava i “nostri” ponti del diavolo almeno all’esistenza di un segno sacro sugli stessi.

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Fig. 31 – La prima che si incontra è una grande edicola votiva detta “ Verginina in colle”del XIX secolo.

Fig. 32 – La seconda è una grande cappellina dedicata a S. Pietro del XVI secolo, oggetto di un recente restauro molto criticato per l’invasività degli interventi. Notare la rassomiglianza con la Grande edicola di S. Rocco della Scola di Vimignano.

Fig. 33 – La terza è una  grande edicola votiva detta“Verginina della Veduta”del XVIII secolo

 

Ponte della Maddalena sul F. Serchio in Comune di Borgo a Mozzano – Lucca

Concludiamo il percorso con il ponte del diavolo della Maddalena, forse più bello fra quelli visti, raggiungendo la valle del Serchio in località Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca, lungo strada statale 12 dell’Abetone e del Brennero. Si offre alla vista uno spettacolo grandioso e straordinario: Il Ponte della Maddalena (detto anche Ponte del Diavolo) attraversa il fiume Serchio con 5 arcate asimmetriche di cui quella centrale è talmente alta e ampia che la sua solidità sembra una sfida alla legge di gravità.

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Fig. 34 – Il ponte della Maddalena, detto anche ponte del diavolo per un antica leggenda legata alla sua costruzione, sul F. Serchio a Borgo a Mozzano – Lucca

La sua originaria costruzione risale ai tempi della Contessa Matilde di Canossa (1046-1115), che ebbe grossa influenza e potere su questa zona della Toscana, la Garfagnana, ma il suo aspetto attuale è dovuto alla ricostruzione effettuata da Castruccio Castracani (1281-1328-lo stesso del ponte di Popiglio), condottiero e signore della vicina Lucca, nei primi anni del 1300. L’aspetto del ponte è quello medievale classico a ‘schiena d’asino, con la differenza, che le sue arcate sono 5 e asimmetriche. Il ponte è comunemente chiamato ‘del Diavolo’ in forza di una leggenda popolare della zona: un capo muratore aveva iniziato a costruirlo, ma ben presto si accorse che non sarebbe riuscito a completare l’opera per il giorno fissato e preso dalla paura delle possibili conseguenze si rivolse al Maligno chiedendo aiuto al fine di terminare il lavoro. Il Diavolo accettò di completare il ponte in una notte in cambio dell’anima del primo passante che lo avesse attraversato. Il patto fu siglato ma il costruttore, pieno di rimorso, si confessò con il parroco della zona che lo consigliò di far attraversare il ponte per primo ad un maiale. Il Diavolo fu così beffato e scomparve nelle acque del fiume.

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Fig. 35 – Un’immagine molto scenografica del ponte della Maddalena che si specchia nelle acque limpide del Serchio con un effetto magico che richiama l’ antica leggenda della sua costruzione.

Intorno al 1500 prese il nome di Ponte della Maddalena, dalla statua che si trovava in un piccolo Oratorio ai piedi del ponte sulla sponda sinistra. Nel 1836 subì gravi danni per una impetuosa piena del Serchio. Nel 1900 fu aperto un nuovo arco sulla sponda destra per fare posto alla ferrovia Aulla – Lucca che alterò l’architettura originaria.                                                                                                                       La statua della Maddalena, in terracotta invetriata, di scuola robbiana, che era all’interno di quell’oratorio, si trova ora nella parrocchiale di S. Iacopo di Borgo a Mozzano, dentro ad una teca di cristallo. In conclusione il ponte della Maddalena può definirsi ponte del diavolo a pieno titolo essendo soddisfatte le due condizioni poste in partenza: esiste una leggenda che ne attribuisce la costruzione al Maligno ed esisteva ai piedi dello stesso un oratorio dedicato alla Maddalena che ha finito per dare il nome al ponte. Quello che ci voleva per chiudere bene questa ampia rassegna!

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Fig.36 –  Statua della Maddalena, in terracotta invetriata, di scuola robbiana, che dal 1500 si trovava all’interno di un piccolo oratorio ai piedi del ponte, divenuta nel tempo oggetto di un vasto culto popolare e che si trova oggi all’interno della parrocchiale di S. Iacopo di Borgo a Mozzano

Inseguendo i ponti del diavolo siamo partiti da quello di Pont Saint Martin in Valle d’Aosta e dalla sua leggenda per arrivare a quella del Ponte del diavolo della Maddalena, là fu sacrificato un cane, qui un maiale, ben poca cosa rispetto alla grandiosità e all’arditezza delle opere; le leggende si assomigliano tutte ed hanno tutte la stessa conclusione, a parte il tipo di animale sacrificato; ne esce un diavolo grande e potente costruttore, ma irrimediabilmente stupido e credulone, facilmente ingannabile dal Santo Martino Vescovo di Tours, ma anche dal povero parroco di campagna di Borgo a Mozzano. Non si deve pensare che si tratti di un fenomeno esclusivamente italiano, di ponti del diavolo con relativa leggenda, se ne trovano in tutti gli stati europei dal Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Gran Bretagna, Germania, Austria, Slovenia, fino alla Russia.

Novembre 2016                                                 Enrico Carboni

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI :

 

  • 1929 – Arturo Palmieri – La montagna bolognese nel medio evo – Pag. 338-339.
  • 1975 – Paolo Guidotti – I ponti sul Limentra:contributo alla storia politica, economica e

 sociale di una vallata appenninica. Il Carrobbio N.1- 1975.

  • 1979 – L’antico ponte di Suviana di Paolo Biavati e Alberto Gigli – Nueter- DIC. 79 n. 2
  • 2001- Zagnoni – Sirgi- Il ponte di Castrola dal medioevo a secolo XIX – Nueter 2001
  • 2004 – IBC-Provincia di Bologna Libro e PDF – Un ponte fra struttura e cultura..
  • 2013 – I ponti del diavolo – Claudio Santacroce – Editrice il Punto – 2013

 

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