Suor Aldina Rossi: una missionaria vergatese in Colombia e Messico.

2018/05/01, Vergato – Storie di suore, storie di donne, storie di vita. Spesso nel nostro viaggio nel tempo della vita vergatese ci imbattiamo in vicende o incontriamo suore che le vedono coinvolte.  Il funerale di suor Beniamina Borsani Superiora dell’Asilo infantile Burdese, ci parla della suora superiora che ha diretto il nostro Asilo Burdese per una sessantina di anni, Suor Lucia Tonelli, a Lei dobbiamo l’attuale Scuola materna “S.ta Clelia Barbieri”, ricordiamo la sua testimonianza…don Giorgio mi disse; ecco il tuo asilo…era vuoto, senza un mobile, senza la cucina, senza una matita, i soldi erano finiti, ma io aprii lo stesso l’asilo con le poche cose che trovai in giro…o una suora inventata Suor Adalcisa Manovelli Superiora dell’Oratorio di San Mamone d’Affrico, il fatto che sia citata da l’idea del prestigio che hanno sempre avuto queste donne.

L’incontro di oggi ci parla di una suora, molto, molto vicina a Paolo Rossi;

Suor Aldina Rossi: una missionaria vergatese in Colombia e Messico.

Ci ho pensato un po’ prima di decidere se rendere pubblici alcuni aspetti del passato di questa parente vergatese dedita per oltre sessanta anni ad aiutare il prossimo e in particolar modo gli emarginati di questo mondo.

Nata a Vergato il 23 novembre 1912, Aldina Rossi all’età di ventidue anni, rispondendo alla chiamata del Signore, lasciò Vergato e la valle del Reno per entrare nel noviziato dell’istituto religioso femminile di diritto pontificio delle Suore Ausiliatrici delle Anime del Purgatorio – https://www.auxigeneralat.com/italiano .

Dopo un iniziale periodo trascorso nell’istituto sanremese delle suore di Villa San Pietro, prese i primi voti a Firenze, città nella quale rimase fino al 1948.
Sorretta da una fede e da una determinazione tale da volere a tutti i costi seguire gli orientamenti della congregazione, l’anno successivo accettò di operare come missionaria in diverse località della Colombia e del Messico:

Pernambuco 1949 – Bogotà 1967 –  Bucaramanga 1971 – Tabio 1977 e  Facatativa 1983 (Colombia),
Città del Messico – Cuernavaca e Jutepec Morelos 1995 (Messico).
Accanto al suo gattino “Miguelito” che tanto amava, morì all’età di 89 anni il 25 gennaio 2002.

Ero ancora un bambino quando nell’estate del 1975 la incontrai per la prima volta.
Approfittando di un pellegrinaggio in Vaticano organizzato dall’Istituto religioso femminile di Bucaramanga, cittadina distante circa 300 chilometri da Bogotà, tornò qualche giorno a Vergato e fu ospite dalla mia famiglia.
Era estate piena e le vacanze scolastiche mi permisero di stare con lei il tempo di tempestarla di domande che nulla avevano a che fare con la sua missione di fede.
Ricordo che per un intero pomeriggio le chiesi ogni dettaglio sull’aereo e sul volo che l’avevano riportata in Italia, sui cactus che vedevo nei cartoni animati e soprattutto se in Colombia e in Messico esisteva davvero “Zorro”.
Quanto rise per quelle bizzarre domande…!!! Sentirla parlare in quell’italiano dal musicale accento ispanico mi piaceva tanto.

Nell’arco dei decenni successivi tornò altre due volte in Italia, e con l’umiltà e la modestia che la contraddistingueva, ritrovandomi ormai ragazzo, mi raccontò dettagliatamente del “suo mondo” e della missione di evangelizzazione che la vedeva impegnata soprattutto nella dura realtà delle carceri colombiane e messicane, dove i prigionieri che si trovavano in condizioni di peccato, sofferenza fisica e morale vedevano in lei un po’ di speranza.

Mi parlava della povertà della gente, dell’elevato livello di criminalità e del narcotraffico, di quanto poco valore avesse in quei luoghi la vita umana, tanto da essere annientata per futili motivi, mi raccontava della prostituzione, dei bambini che venivano abbandonati e lasciati in grandi discariche come fossero spazzatura e, come accennato sopra, delle carceri sature di detenuti rei di aver commesso atrocità ma anche di  innocenti che non potendo permettersi la difesa di un avvocato venivano ingiustamente condannati.

Ci siamo scritti parecchio nel corso degli anni; uno scambio di confidenze spedite in buste affrancate e timbrate con la sigla “por avion o air mail” che ci mettevano più di un mese prima di arrivare a destinazione.
Tra le tante preoccupazioni che esternava pubblicamente, ho scelto una preghiera scritta e letta da lei il 29 giugno 1994 giorno di festa a ricordo dei SS. Apostoli Pietro e Paolo e celebrativa delle guardie carcerarie dell’Establecimiento Penitenciario y Carcelario de Facatativà (Colombia) che diceva:

….. che il Signore faccia in modo che la violenza diminuisca, altrimenti tutto il Paese si trasformerà in una “Grande Prigione” 

In sostanza: una donna che materialmente, moralmente e spiritualmente ha condiviso la sua vita con gente bisognosa; una suora la cui memoria è stata ricordata persino dalla “Maison Generalice” delle Ausiliatrici di Parigi; una missionaria vergatese che resterà nei cuori di tutti coloro che l’hanno conosciuta o che casualmente si sono imbattuti in lei.

 

Aldina Rossi riposa nel cimitero “Jardines de la Paz” di Cuernavaca in Messico dove chissà se un giorno riuscirò ad andare a deporre una rosa sulla sua tomba.

Paolo Rossi

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