Luciano Marchi – NWL. nr.88 Una storia di mamme

2018/05/09, Alto Reno Terme

NEWSLETTER DEL 08-05-18
                             UNA STORIA DI MAMME

Nella vita, ormai, siamo abitati a indirizzare la nostra attenzione solo al contingente. Così, quando giunge una festività, la celebriamo in maniera consueta, magari col regalo di rito o gli auguri appuntati sul telefonino. I social, poi, agevolano la cosa: ci ricordano tutto, quasi fossimo degli “smemorelli”, ma forse è così. La seconda domenica di Maggio si celebra la Festa della Mamma, e saranno telefonate (tante) e anche mazzi di fiori. Per un giorno ci ricorderemo di colei che ci ha donato la vita, in un gesto d’amore. Bravi.

Se però analizzassimo la storia del mondo, forse potremo renderci conto come dietro a ciò che abbiamo studiato esista una storia di madri. Si tratta di una presenza occulta, nascosta; eppure consistente, vera, fattiva. Per i credenti, Maria è al centro della religione: quale madre di un Dio venuto in terra per salvarci. Michelangelo, nella sua pietà romana (opera giovanile – 23 anni -) la raffigura giovane, perché tale è l’affetto di una mamma per i figli. Lo scultore aretino era molto affezionato a quella statua e, dopo il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi, andò in Vaticano per vedere se i barbari l’avessero distrutta. Non fu così. L’odio si era fermato davanti all’opera scultorea.

Cambiando argomento, anche la fotografia ci restituisce una mamma dedicata ai figli. Tale è nell’immagine di Dorethea Lange (Migrant Mother) o anche in quella di Robert Capa, dove un bimbo tiene nella mano un lembo di gonna di sua madre.

Cosa dire poi delle mamme coraggio? Ci vengono in mente le Madri di Plaza de Mayo, quelle dei desaparecidos, ossia i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983; ma tante altre ne potremmo elencare. Del resto, a ogni evento bellico la TV ci presenta sempre pianti di madri disperate: sono loro che subiscono la storia prima di scriverla.

La madre, la mamma, diventa così il contrappunto a tutta l’esistenza dell’umanità: lei conosce il pianto, la gioia, il perdono, la vita. E lo sano bene quanti si trovino in difficoltà. “Mamma mia” esclamano, desiderando quell’abbraccio universale che li ha sempre protetti e considerati. Ricordare la donna madre, quindi, non è solo l’occasione per una festività, ma un modo per nutrire rispetto per tutta l’umanità: quella alla quale apparteniamo.

Luciano Marchi

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