Don Giuseppe Ferretti – Dialoghi; Siracide CAP. 2 versetti 7-11. Considerate le generazioni passate e riflettete

2020/02/11, Vergato – Quinto appuntamento con don Giuseppe Ferretti e il suo gruppo che si occupa di leggere e meditare la Sacra Scrittura in particolare il libro del SIRACIDE.

I “dialoghi” pubblicati ora si riferiscono al 2011 ma tuttora sono in corso ogni martedì dalle 18.15 alle 19.30 a Grizzana … è possibile partecipare.

7Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia
e non deviate, per non cadere.
8Voi che temete il Signore, confidate in lui,
e la vostra ricompensa non verrà meno.
9Voi che temete il Signore, sperate nei suoi benefici,
nella felicità eterna e nella misericordia,
poiché la sua ricompensa è un dono eterno e gioioso.
10Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato?

11Perché il Signore è clemente e misericordioso,
perdona i peccati e salva al momento della tribolazione.

Don Giuseppe Ferretti
Don Giuseppe Ferretti

SIRACIDE

Siracide CAP. 2 versetti 7-11

Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia e non deviate, per non cadere. Voi che temete il Signore, confidate in lui, e la vostra ricompensa non verrà meno. Voi che temete il Signore, sperate nei suoi benefici, nella felicità eterna e nella misericordia, poiché la sua ricompensa è un dono eterno e gioioso. Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato? Perché il Signore è clemente e misericordioso, perdona i peccati e salva al momento della tribolazione.

Francesca: I versetti sono molto consolanti perché l’autore sacro mette in luce i beni eterni che il Signore dona a coloro che lo temono e li esorta: Voi che temete il Signore aspettate con fiducia la sua misericordia, confidate in Lui con semplicità e sperate nella sua ricompensa che non delude mai perché è eterna, è legata alla sua grazia, al Suo amore misericordioso e pietoso e salva dai peccati, è un dono gioioso, fedele in comunione con il Signore; è il dono intelligente dello Spirito del Signore che aiuta a non deviare per non cadere e non perdere la via retta. E’ legata al dono della fede, quindi conduce in quella via che piace al Signore e salva. Poi l’autore mette in evidenza il passo (Esodo 43,6) per dimostrare che il Signore è sempre presente con la Sua parola e che le Sue promesse, le Sue ricompense sono eterne. In quel passo in cui il Signore rinnova a Mosè il patto dell’alleanza per dare forza, coraggio a Mosè, manifesta la Sua gloria: il Signore passò davanti a lui proclamando che il Signore Dio è misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà. E la stessa cosa si ripete nei vangeli, quando Gesù manifesta la sua gloria ai tre discepoli per mezzo della trasfigurazione, per dare così forza, coraggio a loro nel momento, nell’ora della Sua passione, agonia, morte in croce e anche la gioia della sua gloriosa risurrezione.

Daniela: La misericordia del Signore è eterna come dice il passo 135 e “aspettate” mi fa pensare all’attesa del Messia da parte del popolo ebraico. Poi ho citato altri due salmi: “Quando misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno, la verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo (Salmo 84).

Raffaele: Vorrei fare una riflessione che in realtà è più una domanda che una riflessione; in particolare nel versetto 10 quando dice “Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato?.Se io guardo ciò che è successo nel passato veramente c’è da chiedersi: “Ma dov’era il Signore quando sono accadute certe cose, quando abbiamo potuto vedere delle cose incredibili?”. Forse ci aiuta a comprenderlo l’ultima parte di quello che abbiamo letto e che dice: “Il Signore è clemente e salva al momento della tribolazioni”; non solo, fa capire qualcosa anche quello che abbiamo letto la volta scorsa quando dice: “Accetta quanto ti capita, sii paziente nelle vicende dolorose perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore”

Don Giuseppe: Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia e non deviate, per non cadere.

E’ un’esortazione che il saggio fa dopo aver parlato del timore del Signore a coloro che veramente lo temono, ma dato che nel timore del Signore non si è confermati, bisogna rinnovare sempre questo rapporto con Lui nel timore, perché la familiarità presunta può far cadere in un modo poco rispettoso nei Suoi confronti o addirittura pretenzioso in rapporto a Lui, allora qui si dice: “Voi che temete il Signore, aspettate la Sua misericordia”. Che cos’è la misericordia? Per noi la misericordia è segno di bontà, di perdono, ma se noi ci lasciamo guidare dalla parola di Dio, la misericordia è il principio dell’esistere delle creature; tutti esistiamo nella Sua misericordia: i cieli, la terra, l’uomo, gli angeli, tutti esistono perché Dio è misericordioso, quindi la giustizia di Dio consiste nella sua misericordia perché in Dio la giustizia è ripristinare l’ordine sconvolto della creazione e dell’uomo, strappare le creature dal potere della morte e da coloro che della morte hanno il potere, cioè il diavolo e le potenze che da lui derivano. E non deviate per non cadere, cioè non deviate dal timore di questo nostro aderire alla Sua misericordia, bensì aderite al Suo disegno nei nostri confronti, recepite il perché noi siamo creati e cogliete quel disegno nel quale noi siamo stati redenti. Dice: “non deviate, non allontanatevi da Lui per non cadere”, quindi il cadere è qui presentato come inciampare in un ostacolo dal quale è impossibile potere essere salvati . Ora, difatti, nel Salmo 37 v. 24 si dice: “Se egli cade non rimane a terra perché il Signore lo sostiene per mano, quindi dice la parola del Siracide, concordando con quella del Salmo, se cade non rimane a terra perché il Signore lo ha per mano come appunto fa un papà col suo bambino; è istintivo! Se sta guidando il bimbo e il papà e la mamma sentono che inciampa lo tirano immediatamente su, se invece è lontano e non dà la mano al genitore il bimbo cade e si fa male. Allora il Signore, quando ci allontaniamo da Lui e cadiamo, ci lascia un po’ a terra come fanno i genitori che dicono: “Stai un po’ lì così capisci!” L’arte è quella. Poi ripete per tre volte e nel testo latino per quattro volte:

“Voi che temete il Signore, confidate in Lui, cioè credete a Lui sempre e nel bene e nel male, non fidatevi mai dei vostri pensieri e di quello che dicono gli altri, ma lottate per stare fermi col Signore e la vostra ricompensa non verrà meno.

Dice il testo in un’espressione un po’ difficile che però è in parallelo a cadere:”la vostra ricompensa non decadrà mai”. E’ giusto, non verrà mai meno, il Signore la porterà a compimento in quello che ha promesso, e questa ricompensa è quella della fede. Abramo ricevette la mercede non dalle opere, ma dalla fede. Anche qui avete notato che il Siracide unisce la fede alla ricompensa.

Voi che temete il Signore, sperate nei suoi benefici, perché i suoi benefìci sono eterni, non vengono meno e questi benefìci, come dice l’apostolo, consistono nel trasformare il nostro corpo, soggetto alla miseria nel corpo glorioso del Cristo, è questa operazione che il Signore compie in noi.

Nella felicità eterna, qui traduce, quindi in quella felicità che appartiene al mondo di Dio; quindi non è tanto semplicemente futura, ma è già presente nella nostra vita per la comunione che in Cristo abbiamo con Dio, quindi l’apostolo dice con una frase impressionante: “Sovrabbondo di gioia in ogni nostra tribolazione”. Cioè quell’intimo del rapporto con Dio non è toccato dagli avvenimenti e poi aggiunge

e nella misericordia come ha già presentato in precedenza, poi si aggiunge qui poiché la sua ricompensa è un dono eterno e gioioso quindi già quando Egli comincia a ricompensare qui sulla terra dando lo Spirito come caparra, già si gusta che la ricompensa è un dono eterno e gioioso. A questo punto la Bibbia latina, quindi quella che ha fatto testo per noi e che penso sia stata inserita anche nel testo latino ufficiale, aggiunge: “Voi che temete il Signore, amatelo e i vostri cuori saranno ricolmi di luce” ha così completato le tre virtù teologali. Avete visto perchè ha detto:

“Voi che temete il Signore, credete a Lui, sperate nei suoi benefìci, amatelo. Fede, speranza e carità, quindi il timore del Signore si relaziona alle tre virtù teologali. Poi considerate le generazioni passate e riflettete. Le generazioni antiche, quelle che sono passate per la prova per cui dopo la prova Abramo ha sacrificato Suo Figlio unigenito. Isacco, Giacobbe, Mosè sono tutti passati per delle prove e in queste prove Mosè, ad esempio, o i profeti hanno sentito la fatica del credere, la lotta di restare saldi in questa fede, quindi considerate le generazioni passate e riflettete, significa appunto contemplare tutto l’arco della loro esistenza non solo un aspetto, ma mettetevi alla scuola dei vostri padri che hanno perseverato sino alla fine e chi ha confidato nel Signore non è rimasto deluso, quindi ha recepito in sé stesso che la promessa che Dio gli aveva fatto si è mantenuta perché anche Abramo quando era chiamato a sacrificare suo figlio, il figlio della promessa, credette che colui che glielo aveva promesso glielo avrebbe fatto risorgere se egli lo avesse ucciso per ordine di Dio e quindi lo ebbe come risorto e fu simbolo della Risurrezione di Cristo, ci dice la lettera agli Ebrei.

O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato?

Nessuno che abbia perseverato nel timore del Signore è mai stato da Lui abbandonato, anche se la fase intermedia ha sentito in sé l’abbandono di Dio, lo ha sentito anche Gesù sulla croce :”Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”sono le parole del mio lamento. Quindi è un esperienza l’abbandono che porta a un profondo silenzio dello Spirito che appunto è quello dell’attesa perche chi lo ha invocato non è stato da Lui trascurato, cioè Dio non lo ha disprezzato, non si è nascosto, non si è tirato indietro dal rapporto con Lui

Perché il Signore è clemente e misericordioso, perdona i peccati e salva al momento della tribolazione.

E’ già stato ricordato che qui sono gli appellativi divini del Cap. 34 dell’Esodo. In quel momento assai critico per il popolo perché aveva costruito il vitello d’oro e Mosè era andato a intercedere presso il Signore e il Signore voleva sterminare il suo popolo e lasciare solo lui per dare inizio a un nuovo popolo. Quando Mosè vuole fare un’esperienza più alta di Dio, il Signore gli passa d’innanzi e coprendogli il volto con la mano si fa vedere solo dietro e nell’atto in cui passa pronuncia i suoi tredici appellativi che sono elencati in questo capitolo 34 dal versetto 5 fino al versetto 7. Quindi l’autore sacro ricorda bene questa pagina dell’Esodo e ricorda benissimo che noi abbiamo bisogno del costante perdono del Signore e che il momento in cui ci giustifichiamo decadiamo dalla sua grazia perché l’autogiustificazione corrisponde a non avere più timore del Signore, ma a confidare sulle proprie forze. Questo è grave, lo comprendiamo molto bene e allora l’appellativo costante che imprigiona il Signore in sé stesso è appellarsi a Lui che ha detto di essere clemente, misericordioso, lento all’ira, grande nell’amore che purifica la colpa fino alla terza, alla quarta generazione, come abbiamo spiegato una domenica fa, Egli grazia per mille generazioni. Quindi chi teme il Signore sa che perdona i peccati e salva nel tempo della tribolazione per cui il Signore non solo perdona i peccati, come trasgressione, ma perdona il peccato come forza della morte che ci vuole afferrare, dominare, porre in stato costante di peccato e di morte, quindi è salva per questo, vedete il perdono implica la salvezza, la redenzione. Quindi implica l’intervento di Dio come salvatore nel momento della tribolazione che è impossibile evitare perché la tribolazione fa parte delle doglie della creazione e fa parte del nostro gemito, noi interiormente gemiamo pur avendo le primizie dello Spirito.

Quindi diciamo che è bene sapere affrontare la tribolazione, non cercare di evitarla perché se uno impara ad affrontare la tribolazione, impara a vivere; invece chi la vuole evitare costantemente non fa altro che chiudersi nel proprio egoismo, nel proprio interesse senza mai relazionarsi profondamente. Direi che uno dei motivi, oggi, delle incomprensioni relazionali che abbiamo, è che non sappiamo affrontare la tribolazione che in quel momento della vita ci capita per gli avvenimenti in cui ci imbattiamo, per cui tendiamo a fuggire la tribolazione e se dobbiamo affrontarla l’affrontiamo rassegnati senza saper cogliere la lezione che da essa scaturisce. San Paolo la presenta al Cap. 5della lettera ai Romani. “Noi ci gloriamo della tribolazione ben sapendo che la tribolazione produce la pazienza, la pazienza la verifica, la verifica la speranza, la speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato”.

Il cristiano non vive in una bolla di sapone, cioè si è creato il suo mondo, la sua fede, le sue sicurezze, il suo Dio, la sua estetica, come direbbe Kierkegaard, per cui guai chi gli tocca le sue abitudini, il suo stile, guai se cambi le cose in Chiesa, ad esempio, perché io vado lì, devo pregare quel santo lì, lo voglio lì, ci voglio la candelina vicino per accenderla perché la mia devozione va rispettata, voglio il mio posto in chiesa ecc, ecc, tutta questa estetica che paralizza le nostre comunità e ci rende chiusi e sordi alla verità della fede è qualcosa che bisogna spazzare via, come lo sporco, più sporco anche dello stesso peccato perché questo è il vero peccato l’ipocrisia che a un certo momento diventa talmente ipocrisia da essere convinzione e scambiata per sincerità. Allora è finita, per cui una delle opere di misericordia è questa: sopportare pazientemente le persone moleste; le più moleste sono queste che baciano, come si diceva una volta, le pile dell’acqua santa. Coraggio quindi!

Prossima volta Martedì 11/10/2011                          

SIRACIDE CAP 2 Versetti 12-18

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