Don Giuseppe Ferretti – Dialoghi; Siracide CAP. 3 versetti 17 – 24 : quanto più sei grande, tanto più fatti umile

2020/03/23, Vergato – Appuntamento settimanale con don Giuseppe Ferretti e il suo gruppo che si occupa di leggere e meditare la Sacra Scrittura in particolare il libro del SIRACIDE.

I “dialoghi” pubblicati ora si riferiscono al 2011 mentre gli incontri di quest’anno tenuti fino a poche settimane fa sono sospesi fino a data da destinarsi.

17Figlio, compi le tue opere con mitezza,
e sarai amato più di un uomo generoso.
18Quanto più sei grande, tanto più fatti umile,
e troverai grazia davanti al Signore.
19Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi,
ma ai miti Dio rivela i suoi segreti.
20Perché grande è la potenza del Signore,
e dagli umili egli è glorificato.
21Non cercare cose troppo difficili per te

e non scrutare cose troppo grandi per te.
22Le cose che ti sono comandate, queste considera:
non hai bisogno di quelle nascoste.
23Non affaticarti in opere superflue,
ti è stato mostrato infatti più di quanto possa comprendere la mente umana.
24La presunzione ha fatto smarrire molti
e le cattive illusioni hanno fuorviato i loro pensieri.

Don Giuseppe Ferretti
Don Giuseppe Ferretti

SIRACIDE
Siracide CAP. 3 versetti 17 – 24 Martedì 13/12/2011
Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore. Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti. Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato. Non cercare cose troppo difficili per te e non scrutare cose troppo difficili per te. Le cose che ti sono comandate, queste considera: non hai bisogno di quelle nascoste. Non affaticarti in opere superflue, ti è stato mostrato infatti più di quanto possa comprendere la mente umana. La presunzione ha fatto smarrire molti e le cattive illusioni hanno fuorviato i loro pensieri.
Francesca:.Dopo aver insegnato ai figli il timore del Signore, ora il Siracide insegna a un figlio di compiere le opere con mitezza e aggiunge quanto più sei grande tanto più fatti umile. Gli insegna le sapienze divine dove è sempre presente la grazia del Signore. Nel nuovo testamento la mitezza e l’umiltà sono le virtù di Gesù, è Lui che le ha portate sulla terra per insegnarle a noi perché il Padre
Suo non manifesta i Suoi segreti, la Sua gloria ai superbi e agli orgogliosi. La Sua misericordia è così grande che si fa cercare dai piccoli; in Matteo i piccoli sono i discepoli. È scritto che Gesù gioisce di questa scelta del Padre (Luca Cap. 10 v. 21) Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Rendo grazie o Padre Signore dei cieli e della terra perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. Gesù coinvolge tutti i suoi nella sua mitezza e umiltà (MT Cap. 11) “Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”. La prima lettera di Giovanni (Cap. 5 V. 3) ci fa vedere le parole di Gesù realizzate nei comandamenti dicendo: in questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti, quindi se osserviamo i comandamenti Gesù è con noi, non siamo soli a portare il giogo e il peso. Se non osserviamo i suoi comandamenti siamo in balia di noi stessi e delle nostre passioni; anche il Siracide è di questo parere (Cap. 1 v. 5) “Fonte della sapienza è la parola di Dio nei cieli, le Sue vie sono i comandamenti eterni” .
Don Giuseppe: Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso.
Ora il Siracide, dopo aver espresso due grandi baluardi della pietà, cioè il timore di Dio e l’onore dovuto ai genitori, ora allarga il suo orizzonte al resto della vita, agli altri rapporti e qui vede come la caratteristica fondamentale della’agire deve essere la mitezza e comprendiamo subito come il pericolo grave dell’agire umano sia la violenza, questa carica emotiva profonda, viscerale che dentro ciascuno di noi e che in circostanze avverse può esprimersi e può sfuocarsi nell’ira fino alle sue espressioni più gravi e difatti l’esempio che appunto il Signore ci dà come è già stato detto, è
quello “imparate da me che sono mite e umile di cuore” e difatti Gesù è caratterizzato dalla mitezza, dalla mansuetudine. San Bernardo in un suo commento al Cantico dei Cantici dice così: “Per la mansuetudine che in te è predicata noi corriamo dietro di te Signore Gesù, perché ascoltiamo che tu
non disprezzi il povero, non hai orrore del peccatore, non disdegnasti il ladrone che confessava, non la peccatrice in lacrime, non le suppliche della Cananea, non la donna colta in adulterio, non chi sedeva al banco, non il pubblicano che supplicava, non il discepolo che rinnegava, non il persecutore dei discepoli, non gli stessi tuoi crocifissori, all’odore dei tuoi profumi corriamo”.

Quindi Gesù attira proprio per la Sua mitezza e dice:”Sarai amato più di un uomo generoso”, qui invece il nostro testo potrebbe essere anche tradotto: “Sarai amato dall’uomo gradito” cioè quell’uomo che è gradito al Signore per cui questi ama chi è mite, invece la nostra traduzione risente abbastanza l’influsso di un’altra versione: quella ebraica e quella siriaca che dicono : “Sarai amato più di quelli che fanno dei regali”. Comprendiamo subito, non c’è bisogno di spiegazioni e anche la Vulgata , la Bibbia latina, dice: “E oltre la gloria degli uomini sarai amato” cioè più degli uomini
segnalati per la loro gloria. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore. Quanto più sei grande cosa significa? L’uomo ha una sua prosperità nella vita e c’è chi raggiunge un certo livello di grandezza, di notorietà, di ricchezza, per cui si guarda lui come un grande, oppure anche colui che ha potere può giungere a dei livelli alti, o chi è nell’ambito più ristretto di comunità più piccole.

Quindi dice il Siracide: “Il pericolo di colui che si fa grande è quello di sentirsi arrogante, di dominare sugli altri, di essere prepotente”, sono logiche interne al potere, non ce ne dobbiamo stupire, purtroppo le viviamo tutti; un po’ si subiscono, sono giochi di potere che sono nel mondo del lavoro, nel mondo della politica, dappertutto, tant’è vero che San Gregorio Magno con quella finezza pastorale che lo caratterizza, anche con un certo suo carattere un po’ buio, lo dice. Egli tendeva a una certa tristezza dell’animo, sia per temperamento come anche per le situazioni di allora: stava cadendo la latinità, ormai il mondo barbaro stava invadendo tutto l’impero, quindi San Gregorio Magno sentiva quasi la fine dei tempi. Dice in una sua nota. “Molti reggono gli altri in modo ingiuste tirannico, pochi con piena giustizia, pochissimi con mansuetudine e umiltà”.

È difficile trovare uno che comandi che sia mite e umile. In genere si ringalluzzisce, anche i più nascosti, appena sono su una sedia li vedi che stanno subito dritti, petto in avanti per dire qui comando io. Son pochissimi e mi sembra quasi che Gregorio Magno lo stia dicendo nella Chiesa, quindi anche da noi, in mezzo a noi, purtroppo succede questo. Pertanto il consiglio è proprio quanto più sei grande tanto più fatti umile, cerca l’umiltà in tutto e per tutto perché troverai grazia davanti al Signore; è quanto dice il Vangelo di Maria. L’angelo le dice: “Hai trovato grazia presso Dio” e Maria canta: “Ha guardato l’umiltà della sua serva”. Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti. Voi vedete che è in corsivo questo versetto per indicare che nel testo greco non c’è e quindi è una glossa, possiamo dire, un commento di quello che ha detto in precedenza, quello che abbiamo ascoltato anche da Gregorio Magno: “Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi”.

Gli uomini orgogliosi e superbi hanno un grave rischio, come dice poi in seguito: quello che il loro orizzonte è chiuso, non vedono al di là di sé stessi, mentre il Signore ai miti rivela i suoi segreti, li introduce nella conoscenza di sé, sempre più in profondità e quindi è proprio la mitezza e l’umiltà che sono all’inizio della conoscenza . Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato: “perché”, notate, significa che sta spiegando il motivo per cui Dio rivela i suoi segreti ai miti, perché si riconoscono che grande è la potenza del Signore, si affidano a Lui, l’onorano, credono in Lui e dagli umili Egli è glorificato, quindi rivela: sono i piccoli che danno gloria al Signore, non sono i grandi, non sono i potenti, non sono coloro che si sentono qualcuno che danno gloria al Signore, anzi vogliono usurpare la Sua gloria e attribuirla a sé, invece i piccoli sono coloro che glorificano il Signore. Dopo aver raccomandato la mitezza e l’umiltà il Siracide aggiunge

Non cercare cose troppo difficili per te e non scrutare cose troppo difficili per te. Le cose che ti sono comandate, queste considera: non hai bisogno di quelle nascoste. Il Siracide pone un limite alla speculazione umana sulle opere del Creatore, cioè dice “non indagare le ragioni dell’agire di Dio e del perché delle Sue opere, ma fermati ai suoi comandamenti e meditali” perché già i comandamenti sono di una ricchezza così grande che ce ne è abbastanza per la mente nostra da indagare, noi non arriveremo mai al confine della parola del Signore che ci è stata rivelata e ci è stata comunicata, per cui non c’è bisogno che noi ci rivolgiamo alle cose
nascoste, che Dio ha nascosto, ha tenuto per sé, che non ha rivelato a noi uomini. Una speculazione ad esempio che fa capire la pazzia di alcuni è quella di voler scrutare quale sarà l’ultimo giorno, questa è una follia pura proprio perché si vuole indagare un segreto che Dio ha tenuto per sé e di cui nemmeno Gesù, il Figlio, rivela, perché non c’è nessun indizio nelle divine scritture, nella tradizione della Chiesa che ci possa dire: “Ecco è vicino l’ultimo giorno”. Per dire una delle follie che può prendere gli uomini perché indagare le cose nascoste, volere prendere possesso di quelle
nascoste porta alla follia, perché chi dice: “Il giorno del Signore è in quell’ora e in quel giorno” diventa folle; sarebbe come che uno dicesse ad un altro: tu in quel giorno e in quell’ora muori!

Diventa pazzo, è evidente! A meno che non sia già un Santo che Dio glielo rivela, perché dice ormai la tua vita è consumata stai venendo da me, ma è per amicizia che lo rivela, non tanto per incutergli timore, capite! Conoscere questo nostro confine nel quale noi siamo posti è conoscere la misura di
noi stessi. Quindi tutto il nostro anelito, il nostro desiderio è quello di conoscere i suoi comandamenti e di potere indagare riguardo alla nostra vita, su quello che siamo chiamati a fare. Difatti ci vuole un equilibrio tra la nostra vita come opere e la nostra indagine intellettuale speculativa. Se succede una scissione tra la nostra vita di pensiero, chiamiamo così, di conoscenza e la nostra vita quotidiana noi viviamo come due vite e siamo lacerati profondamente. La vera conoscenza è fare continuamente sintesi tra la conoscenza che abbiamo della volontà di Dio, che si esprime nei suoi comandamenti e quindi anche nella stessa natura di quella che è la scienza, nella nostra vita . Qui vedete c’è un punto di paura odierno perché c’è un pensiero che va oltre il fare e questo pensiero che va oltre il fare sta creando in noi uomini delle paure folli, perché c’è un progresso che è sganciato dalla vita e dall’attività degli uomini, perciò è un progresso nella morte, nel potere, nella distruzione della madre terra, nella distruzione dei popoli, quindi questa follia è talmente grave che minaccia il sentire umano per cui si vive a volte in paure folli di guerre catastrofiche, di distruzioni che sono tremende, di un dopo che sarà spaventoso come se il Signore
non reggesse più le sorti dei popoli e non stesse preparandosi una generazione che ci batterà come impegno, come serietà nella vita.

Io ne ho speranza, ma quasi ho una punta di certezza riguardo questo fatto. Non affaticarti in opere superflue, ti è stato mostrato infatti più di quanto possa comprendere la mente umana. Ecco questo testo vedete “non affaticarti” il verbo è molto più ricco della traduzione che qui c’è stata proposta, perché il verbo dice: “In ciò che trascende le tue opere, non t’intromettere, cioè non essere curioso, non indagare, non darti da fare, non essere in ansia, volere indagare quello che supera la nostra intelligenza è fatica vana e porta a delirare, il mito del progresso continuo, quello che la mente umana scopre oggi, scoprirà domani, è una pura follia che si sta rivoltando contro di noi, che sta distruggendo il tessuto sociale in nome di una libertà nel toccare dei ganci vitali della vita umana sia nel singolo che nella società stessa, per cui noi stiamo arrivando a dei deliri che portano a gravi danni. Difatti l’autore qui ci dice : “Se tu stai all’interno della parola di Dio che ti è stata rivelata tu hai già una ricchezza insondabile per cui non varcare quel confine per volere indagare misteri che Dio ha riservato a sé e che non comunica all’uomo, ma non li comunica perché sono quei misteri profondi dell’esistenza della realtà che Egli tiene in suo potere proprio perché governa il mondo con giustizia e lo vuole portare verso la sua pienezza. E aggiunge: La presunzione ha fatto smarrire molti e le cattive illusioni hanno fuorviato i loro pensieri. Quindi la presunzione, cioè la congettura, il volere presumere di conoscere realtà supreme, superiori alla nostra capacità d’indagine ha fatto smarrire molti e poi le cattive illusioni, qui un termine simili al precedente cioè le congetture, le ipotesi, il volere fare delle teorie costruite in modo arbitrario hanno forviato i pensieri di coloro che si sono dati a questa conoscenza.

Concludo con un pensiero del Papa Urbano a Carlo Magno che dice: “Non nella dialettica piacque a Dio salvare il suo popolo, il regno di Dio nella semplicità della fede non nella disputa dei discorsi” e questo è molto importante perché non vuol dire un semplicismo nel credere, vuol dire disciplinare il proprio pensiero, la propria ricerca partendo dalla fede, dalla conoscenza che la fede comunica, che quindi indirizza la nostra conoscenza non nel buio; come già vi ho detto si dice: la fede è un salto nel buio, macché la fede è un salto nella luce, nella pienezza della luce che ovviamente diventa oscurità per la nostra mente, un’oscurità della conoscenza che è importantissima proprio perché sfugge al potere dialettico. Difatti anche i grandi pensatori hanno sentito il bisogno di abbandonare la dialettica perché sentivano che la mente friggeva con la dialettica, si bruciava, non aveva olio, per cominciare a indagare per altre vie la conoscenza. Quindi vedete il Siracide mette l’umiltà e la mitezza come
base di tutto proprio perché il pensiero possa procedere in quella sicurezza, in quell’indagine, in quell’attenzione nella conoscenza anche nei rapporti vicendevoli, perché quando i rapporti sono umili anche il nostro pensare diventa umile, buono, mite; quando noi siamo irosi gli uni con gli altri, come poi dirà il testo che segue, è lì che noi roviniamo il nostro pensare e cadiamo in quelle forme chiuse, quei corti circuiti del sentire, del pensare, che bruciano tutte le nostre energie e ci distruggono dall’intimo.


Prossima volta Martedì 20/12/2011 SIRACIDE CAP 3 Versetti 25-31

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