Carnevale a Vergato di Italo Brizzi

2013/01/28, Vergato – Italo Brizzi, che abbiamo conosciuto attraverso gli articoli precedenti: Tiro a Segno: Italo Brizzi, Carlo Varetto e la ricostruzione, nel raccontino: Don Anselmo Cavazza – Un raccontino di Italo Brizzi o in Gente di Vergato – Italo Brizzi in questo “Raccontino” ci parla di una sua grande passione, maturata all’inizio degli anni ’50, come ci ha descritto anche nell’intervista che ci ha rilasciato, parzialmente visibile nel video: C’era una volta il Carnevale di Vergato – Il promo

CARNEVALE A VERGATO

Intorno agli anni ’50, a Vergato, costruii un carro per il professor Otello Grossi, Direttore del locale Circolo Didattico: Un carro grande, rettangolare con parapetto in tutto il perimetro e al centro un monolito, un obelisco di circa tre metri e in cima un bambino vestito da pinocchio e assicurato in vita da una catena fissata ad un robusto palo di ferro.
Il secondo lo costruii per la nostra società carnevalesca; era una gradinata di quattro gradini a salire e quattro a scendere. Sopra quattro colonne e sopra le colonne una trave; il tutto bianco da parer marmo.

Sui gradini io e gli amici vestiti approssimativamente da antichi greci: gambe nude pelose, scarpe grosse e calzerotti di lana, lenzuola bianche addosso; serti di quercia ed alloro e mirto calcati in testa. Tutti a bere vino e cioccolato da vasi da notte o pitali o urinali, o canteri, che dir si voglia, dalle fogge e dai materiali i più svariati.
Il terzo carro era un aggeggio frutto di geniale ispirazione; voluto, creato e usato da tre cani sciolti: io e Gino che per l’occasione si vestì da soldato inglese, con elmetto a padella, divisa regolamentare e rete mimetica in aggiunta e da ultimo Saverio libero battitore con alfa; nel senso che seguiva a piedi la nostra macchina da guerra ed offriva prepotentemente a tutti ma in particolare alle autorità di ogni ordine e grado, sigarette alfa dentro luccicanti pacchetti di Camel o Luke Striche o Chesterfield. Solo alla prima pestifera boccata gli sfortunati si accorgevano dell’inganno.
Da Sibani, il meccanico, avevo fatto forare una tanica americana da benzina. Nei fori, uno d’entrata ed uno d’uscita, avevo infilato e fatto saldare ermeticamente, un tubo di ferro del diametro di circa quattro centimetri e lungo poco più di un metro. Prima però, al tubo, nella parte che sarebbe rimasta interna alla tanica, avevo praticato una fessura larga un centimetro e mezzo e lunga una trentina di centimetri.
Avevo collegato una bombola di metano ad una estremità del tubo e quando aprivo la bombola il metano, prima di uscire dalla estremità opposta , creava nella tanica un vortice che trascinava e proiettava al]1 esterno qualsiasi cosa avessi usato per riempirla e cioè: cenere, talco industriale, calce, farina, crusca o coriandoli o lenticchie o fagioli secchi: in commistione o separatamente.
La mia fiat 500 costituiva l’abitacolo, la parte motrice, il congegno direzionale, eccetera.
Avevo tolto il sedile del passeggero ed al suo posto, sul pavimento avevo sdraiato la bombola carica a 200 atmosfere e una cassetta di pesce del baltico. La capotta ribaltata allindietro, la tanica poggiata su un cuscino sulla cornice del parabrezza e saldamente tenuta da Gino in piedi con tutto il busto fuori dal marchingegno.
Gino inquadrava un bersaglio e diceva: “Fuoco!” . Io con la mano sinistra azionavo il volante e mediante una corta torsione del polso destro davo la stura al metano. Il getto di una decina di metri imbiancava o impallinava spettatori, carri, maschere, balconi e davanzali.
Di tanto in tanto, dopo urla di preavviso, Gino prendeva dalla cassetta una grande saracca andata a male e la lanciava altissima sulla folla. Grandi e piccini col naso per aria accompagnavano la traiettoria urlando in coro, ondeggiano, spingendosi l’un l’altro, nell’intento di allontanarsi dal punto di impatto della saracca marcia; a volte con scarso successo.
Per qualche giorno, quella volta, il carnevale andò avanti così.
Un carnevale da dopoguerra, un carnevale a suo modo feroce e da incoscienti.
Nessuno pensò a cosa sarebbe successo se una sola volta tutto quel metano avesse incontrato la brace di una sigaretta o una scintilla o una fiammella qualsiasi.

(un Raccontino di Italo Brizzi, Loiano: 3 Agosto 1999)

Il carro di Pinocchio, lo vedete anche nel filmato recuperato da Graziano Pederzani, uno dei bambini sul carro, (interpretava Geppetto), mentre tra le bambine si intravede, Elena Della Valle, la figlia del dott. Mario Della Valle.

Si ringrazia per le foto:  Mirella Teglia, Graziano Pederzani (foto e film), Umberto Bernardi.

 

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