“L’Arvèina” – La frana della Rovina

2014/09/28, Vergato –  Queste due belle foto in bianco e nero(Foto 1 e 2, proprietà di Dino Dondarini), che riprendono la zona nord di Vergato, prive di data e di informazioni circa l’identità delle persone che vi compaiono, ci hanno incuriosito e abbiamo cercato di saperne di più. Vediamo cosa per ora è emerso confidando che altri abbiamo altre informazioni da fornirci per completare la ricostruzione. Dopo la Viazza, il Fungo, la Ghiaia, Enrico Carboni ci parla oggi della Rovina:

LA ROVINA ( “L’Arvèina”) –  LA FRANA DELLA ROVINA

Le due foto illustrano una zona di Vergato nei primi anni trenta del secolo scorso, che nel tempo ha subito profondi cambiamenti per effetto delle frane che l’hanno interessata. Siamo nella parte Nord  del paese, oltre la Palazzina, in località la Rovina ed il nome già dice molto. La prima foto, ripresa dal ponte dell’America, mostra in primo piano un gruppo di persone sereno e sorridente in posa contro la bella ringhiera del ponte, in secondo piano la cosiddetta casa di “Pacifico” vista dalla parte del fiume, sullo sfondo la casa della Rovina circondata dalle frane che scendono dai piedi del M. Aldara e sulla destra lo spigolo del magazzino dell’Anas(?) che vi era nella curva degli scalpellini. Delle tre case indicate, due non ci sono più distrutte dalle frane che si sono succedute nel tempo, una, la Rovina, c’è ancora e ha finito per dare il nome a tutta la zona.

VN24_01_Dino Dondarini_Casa rovina e ponte (2) copia

Foto 1. La zona della Rovina vista dal ponte dell’America in epoca antecedente la frana del 1931. Notare gli evidenti dissesti già presenti sul versante che scende dai piedi del Monte Aldara. Il gruppo di persone non è stato ancora identificato.

La seconda foto mostra la casa di “Pacifico”, semidistrutta dal movimento franoso del 1931, ed un gruppo di persone curiose tenute ad una certa distanza dai carabinieri per l’evidente pericolo di crollo; siamo in inverno, piove e quasi tutti, carabinieri e civili, indossano la capparella“la caparela”, indumento ormai passato di moda. Merita di essere ricordato questo capo di abbigliamento così diffuso nei secoli scorsi, sia nelle classi meno fortunate (pastori, contadini, operai), ma anche in quelle ricche e agiate, (notai, dottori, proprietari terrieri), magari impreziosito da un collo di astrakan o di coniglio. A partire dagli anni 50/60, con il boom economico, è del tutto scomparso, sostituito dal cappotto che la nascente industria delle confezioni ha imposto sul mercato.

VN24_02_Casa Pacifico(1) copiaFoto 2. La casa di Pacifico pericolante, con i carabinieri che tengono lontano i curiosi, sullo sfondo il ponte della ferrovia del cimitero vecchio e il Reno in piena.

Dopo molti tentativi per sapere chi fosse questo “Pacifico”, proprietario della casa franata, ( quasi tutti gli anziani intervistati ricordavano “Pacifico”, anche nel suo aspetto fisico, ma nessuno ne ricordava il nome e il cognome), alla fine il passa parola del bar ha prodotto gli effetti sperati: “Pacifico” era il soprannome di un tal Flaminio Cevenini, nonno materno di Italo e della Grazia Zibelli. Nato a Vergato nel 1886 muore nel 1967, dopo una vita laboriosa passata a fare il muratore con Adelmo Benini (Dalmett) e Armando Abatucci.

VN24_04_PACIFICO alias Flaminio Cevenini copiaFoto 3. Flaminio Cevenini, detto “Pacifico”, muratore.(Foto di proprietà Grazia Zibelli)                                                                                     

Nella Foto 2, ripresa dal ponte dell’America, si vede in secondo piano, sulla destra, lo spigolo di un’altra casa che sembra essere quella dell’Anas che vi era nella curva degli scalpellini (altra piccola storia da ricostruire!) e che venne giù in occasione di una frana successiva( anche questa volta si trattò di una riattivazione di una frana precedente, probabilmente quella del 1931!) avvenuta in tempi relativamente recenti (anni 60). Distrusse il magazzino dell’Anas e interessò la sede della strada statale determinando la necessità di realizzare, fra l’altro, quella robusta gabbionata che ancora oggi si vede a protezione della strada e che fino ad oggi ha svolto bene la sua funzione di presidio.

Alcune  annotazioni tecniche sulla frana della Rovina del 1931. Tutto il versante che dalla Palazzina arriva fino alla località la Chiusa e che degrada dai piedi del Monte Aldara fino al fiume Reno è stato interessato nei secoli da frane che si sono in parte stabilizzate ed in parte  sono ancora in evoluzione, sono cioè suscettibili di ulteriori riprese di movimento alla ricerca di una configurazione più stabile del pendio. In questo contesto  geomorfologico va inquadrata la frana della Rovina del 1931, che non fu certamente la prima che sconvolse il versante e che interessò la casa della Rovina circondandola su tre lati pur senza danneggiarla in modo definitivo; mentre la casa di “ Pacifico”, più a valle, compresa fra strada e fiume, fu danneggiata in modo irreparabile (nella Foto 2 la casa è ancora in piedi, ancorché fortemente lesionata, il piazzale davanti alla casa si è però già scollato dall’abitazione ed è sprofondato nelle sottostanti cantine, il destino della casa è già segnato dalle profonde crepe che si vedono sulla facciata al punto che è già avvenuto lo sgombero totale della casa compresi gli infissi delle finestre e della porta d’ingresso). Non è dato sapere se la casa crollò definitivamente nei mesi successivi o se si provvide  in qualche modo alla demolizione e al recupero del materiale reimpiegabile, ipotesi molto più probabile dato che “Pacifico”, alias Flaminio Cevenini, era un abile muratore e un anno/due dopo ricostruisce la sua casa nuova. Certo è che in quell’area ( attuale parcheggio e svincolo stradale per Grizzana, di fronte al distributore di benzina ed alla strada che sale alla casa della Rovina) opportunamente, altre case non furono più costruite.

Lo stesso Pacifico per allontanarsi il più possibile dall’infausta  Rovina, ricostruì la sua nuova casa dalla parte opposta del Paese verso Sud, in località le Piane, su un terreno alluvionale privo di problemi di instabilità; una casa più piccola, a due piani, ma con un importante balcone al primo piano, proprio sopra all’ingresso ed una robusta recinzione che la separava dalla strada statale, dove ancora oggi si trova, sostanzialmente immutata nella sua struttura generale e con il suo balcone di allora.

VN24_03_Casa nuova Pacifico (2) 1935 copiaFoto 4. La nuova casa di “ Pacifico” in località le Piane, nell’anno 1935, da sinistra nell’ordine: Gina Ceveninini, il marito Giuseppe Zibelli, il padre Cevenini Flaminio (Pacifico), Rina Cevenini, sorella di Gina, la seconda moglie di Pacifico, in basso vestito da giovane balilla, Italo Zibelli, figlio di Gina, nato nel 1933 nella nuova casa. La bandiera italiana esposta al balcone e la divisa del piccolo Italo rimandano quasi sicuramente agli obblighi del sabato fascista istituito proprio nel 1935.(Foto di proprietà Grazia Zibelli)

Foto 5.6. – La casa attuale, detta ancora di “Pacifico”, anche se di nuovi proprietari, con il suo balcone di allora.

VN24_05_Casa-Pacifico-attualeVN24_06_Balcone-del-1933

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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