Ettore Bortolotti di Vergato – Tragica storia di fede, di guerra e d’amore parte 2

VN24_Vergato_Bombardata_Alfredo-12OLYMPUS DIGITAL CAMERA2016/04/07, Vergato – Dopo la prima parte sulla tragica vicenda subita da Ettore Bortolotti, continuimo con la parte seconda, sempre dalla ricerca effettuata da Alfredo Marchi e Franco Gamberi;

A questa azione di aggregazione sociale e di mutuo soccorso, oltre ai cattolici, parteciparano altri gruppi di ispirazione socialista. Le maggiori furono: la Società Cooperativa Muratori, la Società Cooperativa Birocciaie e la lega Femminile dell’Arte Tessile sorte fra il 1914 e il 1915. Tutte queste forme di cooperazione segnano, anche nella nostra zona un risveglio di nuove forze di ispirazione cristiana e socialista in contrapposizione a quelle liberali che detenevano da sempre il potere politico (6).
VERGATO BOMBARDATA0025 copiaIn questa realtà socio-politica, Ettore Bortolotti, coerente con i suoi ideali cristiani, si inserì attivamente nella organizzazione della Casse Rurali (attualmente BCC) della zona e in particolare nella Cassa Rurale di Salvaro – S. Martino – Sperticano, chiusa nel 1930 (7) e in quella di Calvenzano e Malfolle (Banca di Credito Cooperativo di Vergato).
Nel 1930, diventato segretario della Cassa Rurale di Calvenzano riuscì ad assolvere al difficile compito di mantenerla sufficientemente efficiente e capace da sola di sussistere, in un ventennio, quello fascista, in cui una congiuntura economica avversa alla disponibilità di denaro liquido e un generale processo di concentrazione bancaria attuato con azioni discriminatorie da parte della Banca d’Italia e del Ministero del Tesoro, causava sul territorio nazionale solo fra il 1926 e il 1929 la chiusura di ben 74 banche per complessive 1021 filiali (8). Anche la nostra vallata risentì di questi fatti con la chiusura o l’assorbimento di gran parte delle Casse Rurali e della Banca dell’Appennino (9). Ma cosa fece Ettore Bortolotti, per garantire la sopravvivenza della Cassa Rurale di Calvenzano?
Lo chiediamo ancora a Francesco Marchi, ex consigliere della Cassa Rurale Artigiana: «.Bortolotti, con il tacito consenso della banca in cui lavorava, il Credito Romagnolo, anch’esso era allora nell’ambito del mondo cattolico, indirizzava i piccoli investimenti di agricoltori e di artigiani verso la Cassa Rurale Artigiana, mentre quelli più grossi lasciava che confluissero al Credito Romagnolo, così mediante i consigli e il prestigio che godeva presso i suoi concittadini, riuscì a garantire anche alla piccola Cassa Rurale Artigiana di Calvenzano quegli investimenti che le consentirono di continuare la propria attività».
Bortolotti così profondamente religioso non poteva escludere dalla sua sfera d’azione le attività parrocchiali e così si fece animatore del gruppo «uomini cattolici». Questi erano otto o dieci uomini, già membri del Partito Popolare, disciolto dal regime fascista. Essi si riunivano in parrocchia e, sensibili agli inviti del papa, pensavano di far sorgere anche a Vergato l’Azione Cattolica. Significativa a tale riguardo è una annotazione del verbale dell’assemblea dei soci della Cassa Rurale e Artigiana di Calvenzano dell’anno 1931.

…Il segretario (Ettore Bortolotti), col consenso del Presidente, rivolge ai soci, prima che l’assemblea si sciolga, alcune parole, in relazione al movimento dell’Azione Cattolica, raccomandata e voluta dal Sommo Pontefice, che in quest’ultimo tempo va prendendo in ogni angolo d’Italia un sì notevole e lusinghiero sviluppo. Fa esortazione ai presenti, affinchè anche nella nostra zona abbia presto a sorgere un qualche gruppo di tale movimento, che in sintesi vuole l’azione esteriore, preceduta da una azione interiore profondamente e integralmente cattolica, col fine principale di cercare la gloria di Dio e la salute delle Anime.

Come potesse Bortolotti far fronte a così numerosi impegni professionali, sociali, politici e religiosi è difficile da comprendere se non si tiene conto delle parole del vecchio parroco di Vergato don Ettore Mattioli, dalle quali emerge una chiara e specifica vocazione di Bortolotti per una vita di apostolato laico fra la nostra gente. Il suo attivismo trovava sostanza e slancio proprio nella fede che lo induceva ad operare instancabilmente per salire in alto con lo spirito.
Dopo cinque anni di vedovanza, ebbe il continuo appoggio della seconda moglie, Ada Marchetti, vergatese, alla quale si unì in matrimonio il 20 marzo 1930. Il loro amore fu intenso, delicato e mistico nella «buona e nella cattiva salute».
La conferma di questo ci viene, oltre che dalle testimonianze di chi lo conosceva, anche
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dagli scritti di Ettore Bortolotti e dalla memoria scritta in occasione della sua morte. Quando non osava (o forse a quei tempi non si usava darsi del tu) Ettore per manifestare ad Ada i propri sentimenti e chiederle di sposarlo le scrisse questa lettera:

… Chiedo l’amore dal suo cuore, non per sciuparlo in una limitazione umana ed egoistica, ma per svilupparlo prima tra noi, poi alla nuova famiglia, poi alla figliolanza, poi finalmente, questo amore sviluppato e purificato, s’innalzerà verso la sua meta, il suo centro: la gloria di Dio e la salute delle anime nostre!.

Il matrimonio non portò però dei figli, nè la buona salute di Ada durò a lungo. Infatti dal 1935 cominciò a soffrire di una grave forma di artrite che in poco tempo, oltre che procurarle forti sofferenze la immobilizzo in casa. I due sposi però non per questo smisero di «amarsi» e rispettarsi. Ettore la sosteneva moralmente e si prodigava per ogni necessità, aiutato dalla sorella maggiore di Ada, Emma.
Come sempre Ettore continuava a parlare ad Ada anche per iscritto in occasione delle principali ricorrenze familiari. Il 27 marzo 1943 le scriveva in occasione del suo onomastico:

Ada mia carissima, quest’anno voglio scriverti in prosa. La poesia dovrà scaturire dai sentimenti che penso di esprimere in questa mia.
Sentimento primo è la compassione per le tue sofferenze fisiche e soprattutto per le tue sofferenze spirituali. Queste ultime che io, più di ogni altro essere umano conosco, mi danno maggiore pena, poichè so quanto sia forte la sensibilità del tuo cuore. Vorrei a questo punto essere ben compreso da te e dimostrarti la ragione per la quale la mia compassione è rivolta più fortemente alle tue sofferenze spirituali, a quelle del tuo cuore, giacche sono, a mio parere, quelle che più ti tormentano e ti turbano. So bene che le sofferenze spirituali sono causate dalle fisiche, ma è altrettanto vero che se tu avessi un cuore ed un ’anima meno sensibile le tue pene morali sarebbero molto minori. Solo Iddio sa curarle e guarirle e solo un marito ed un marito che sappia ben penetrare nell’intimo della sua sposa, pud fare qualche cosa che conforti il suo animo afflitto.

Le sofferenze spirimali a cui si fa riferimento derivano oltre che dal dolore fisico anche dalla impossibilità che Ada aveva di recarsi in chiesa per partecipare alla messa domenicale. Ettore non mancava comunque di farle avere in casa i sacramenti che ella desiderava e attendeva la grazia della guarigione per la quale teneva viva anche in lei la fiducia.

Il Signore premierà la tua generosità con la guarigione. Pensa alla salute di un tempo! Tornerà e noi riprenderemo ad uscire, andremo alla Santa Messa, al Rosario, anche zoppicando, ma insieme! Pensa che consolazione!.

Passarono così gli ultimi anni del periodo fascista senza che nessun miglioramento avvenisse per Ada. La vita pubblica di Ettore, imposta dalla dittatura si limitava ormai a rare e formali comparse in camicia nera, quale ufficiale rappresentante della banca, lasciando così più spazio alle attività sociali e religiose di cui abbiamo già parlato ed alle premurose cure per la moglie.
Nell’«Impero» si combatteva già e la guerra incombeva sempre più minacciosa anche sulla «madrepatria».
Di ciò che Bortolotti pensava del fascismo ce ne riferisce Francesco Marchi:

«Bortolotti, per via del posto che occupava, venne costretto a prendere la tessera del partito fascista, ma non fece mai attività a favore del fascismo. Ricordo che un giorno, andando assieme, come facevamo spesso di domenica dopo la Messa, a piedi verso Calvenzano, si parlava del fascismo che sembrava stesse sempre più imponendosi. Io dicevo che poteva essere un fatto importante e che forse apportava anche idee nuove. Ettore invece mi rispondeva che bisognava stare attenti, perchè era molto facile che il fascismo ci portasse alla guerra e alla morte di tante persone. Queste cose me le diceva ammonendomi e invitandomi a verificare le mie idee».

E la guerra arrivò! Prima quasi come un gioco, lontana da noi, poi si fece sempre più vicina. Giunse a Vergato con la sua violenza distruttrice il 27 novembre 1943 con la prima rovinosa incursione aerea (10). Questo avvenimento maturò nei Vergatesi e nei numerosi
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sfollati che qui erano giunti da Bologna, la considerazione che il paese era diventato un punto militarmente strategico per le vie di comunicazione che lo attraversavano, per gli arrivi di contingenti militari tedeschi dal nord e per la presenza di un comando fascista.

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Vista la pericolosità di risiedere a Vergato, gli abitanti si videro costretti a «sfollare», alloggiando in qualche casolare delle frazioni vicine e tornando in paese solo per il lavoro o per gli acquisti con la «tessera». Al mattino presto la gente preoccupata e timorosa ritornava in paese negli uffici, nei negozi, nei laboratori o per controllare la propria casa che aveva dovuto abbandonare, prontissima comunque, appena scattava l’allarme aereo a cercare riparo nel più vicino rifugio, se rifugi si potevano chiamare le vecchie e insicure cantine utilizzate a questo scopo.

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Anche Bortolotti e la moglie condivisero la sorte degli altri vergatesi e si trasferirono nel podere di Ponzano a pochi chilometri a ovest di Vergato, a monte della strada provinciale per Labante. Ettore continuò comunque a svolgere il suo lavoro nei locali del Credito Romagnolo sotto l’incubo delle frequenti incursioni aeree, fino al 22/8/44, data dell’ottavo e più devastante bombardamento su Vergato. La morte lo sfiorò rinchiuso nella cantina della banca. La distruzione totale colpi tutte le costruzioni dal Palazzo Comunale al Credito Romagnolo, alla Chiesa parrocchiale (11).

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Dopo quel 22 agosto 1944 a Vergato non si poteva più vivere; nessun civile si azzardava a metterci piede, sia per la scena apocalittica del paese completamente distrutto e sconvolto, sia per i pericoli dei ripetuti bombardamenti aerei e delle artiglierie pesanti che si fronteggiavano dalle opposte sponde del Reno. Ettore, salvati alla meglio i libri contabili della banca, si mise al completo servizio di Ada, ad assistere la quale si era già associata, dopo lo sfollamento, anche la sorella di lei, Emma. È di quei giorni l’inizio di un diario personale… continua!

 

 

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