Paolo Rossi – “Un week-end fuori dal mondo “ Cereglio – Riola – Tolè

2018/03/08, Vergato – “Un week-end fuori dal mondo “ Cereglio – Riola – Tolè.

A completamento dell’articolo presentato alcuni giorni fa su questo sito web, sempre tratto da una pagina del Resto del Carlino di giovedì 1 giugno 1972 dimenticata in qualche cassetto di casa, ecco l’ultimo inserto giornalistico dell’epoca dal titolo “Un week-end fuori dal mondo” dedicato ad alcune vicine frazioni del capoluogo vergatese: Cereglio, Riola, Tolè.

Buona lettura.

Paolo Rossi

Un week-end fuori dal mondo

Un soggiorno più o meno lungo è consigliabile a chi cerca la quiete, a chi ama scoprire i posti tranquilli fuori dal mondo per dimenticare nel silenzio di una natura ancora intatta il frastuono e l’ansia della vita di tutti i giorni. Passeggiate, dunque: passeggiate che si possono fare partendo o dal capoluogo o dalle vicine frazioni per raggiungere angoli ombrosi e freschi, o per arrampicarsi sui monti. Sono tante, ed elencarle tutte sarebbe impossibile. Non possiamo far altro, adesso, che indicare almeno le tre tappe d’obbligo di un soggiorno a Vergato. Sono punti d’arrivo e, allo stesso tempo, di partenza.

CEREGLIO

Una collina indorata dal sole, l’aria limpida e stimolante, boschi secolari di castagni che la sovrastano: Cereglio, 700 metri s.l.m., un balcone che si schiude su uno dei più suggestivi panorami dell’Appennino bolognese, è la meta ideale per un week-end.

Come Vergato, da cui è separata da una serpentina di undici chilometri, anche Cereglio ha scoperto il “nuovo corso” del turismo e si è attrezzato soprattutto per accogliere i giovani (per i quali la serpentina è un invito ad emulare gli assi del motore che qui si danno battaglia).

Sport, (tennis in particolare) e serate danzanti, spettacoli folcloristici e buona cucina e ancor migliore acqua: ecco cosa offre Cereglio, un centro dalle origini quasi millenarie. Si sa, infatti, che nel 1117 era governato da un feudatario e 200 anni dopo era dei Panico. La sua chiesa (S. Biagio), è riconosciuta fin nel 1300, ma un secolo dopo, quasi del tutto rovinata doveva essere ricostruita. Nel ‘600 un’altra ricostruzione: negli anni immediatamente successivi all’ultima guerra mondiale, ancora un intervento. Da restauratori, stavolta, chiamati a riparare i danni (della seconda ricostruzione è il campanile).

RIOLA

Adagiata ai piedi delle colline, in una valle dal colore dello smeraldo, Riola presenta ancora oggi la testimonianza del suo passato, un passato che si fa risalire addirittura a cinque secoli a.C. se è vero che sono del 525 le tre tombe etrusche scoperte nei paraggi. Alcune case all’imbocco nord della galleria ferroviaria, che spiccano tra il rosso dei mattoni per il loro colore nero, opera dei famosi maestri Comancini sono le sole superstiti di quell’antico borgo medioevale di Lissano, la cui chiesa parrocchiale, dedicata a S. Michele, crollò per una frana.

Subito al di là del ponte sul Reno, costruita in stile arabo-moresco un secolo fa, la Rocchetta Mattei domina il paese. Il conte Cesare Mattei, che la fece costruire dove c’era il castello di Savignano, accoglieva qui i tanti illustri personaggi che a lui, studioso delle virtù mediche delle erbe si rivolgevano provenienti da tutta Europa. Fra le montagne che riparano Riola spicca Montovolo, dove si innalza un Santuario: monte Palese lo chiamavano una volta in ricordo della Dea Pale che i pastori etruschi, che qui pascolavano i loro greggi, adoravano. Con la diffusione del cristianesimo il Tempio a Pale fu sostituito da una chiesa.

TOLE’

Uno dei paesi più suggestivi dell’Appennino bolognese, a mt.700 s.l.m., circondato da boschi di secolari castagni, fu anticamente teatro di lotte e incursioni e devastato più volte dagli invasori; anche nell’ultima guerra fu quasi totalmente distrutto.

Centro di una vasta parrocchia, se ne ignora l’origine (forse nel 1100 apparteneva a Matilde di Canossa), a giudicare dalle vecchie torri, ora ridotte a qualche rudere, si deve ritenere molto antico. Nel 1326 si dice che il castello di Toleto venisse distrutto da Maghinardo figlio di Tordino conte di Panico, che bruciò le case, uccise molti castellani facendo ricchissima preda delle loro cose e bestiame. Conobbe successivamente periodi di ricchezza per l’agricoltura e il commercio, favorito com’era dalla sua posizione sulla strada che da Bologna conduceva in Toscana. Fu comunque autonomo: ma nel 1803 venne assegnato a Vergato.

Dove andiamo domenica  – VERGATO…”una perla verde sul Reno”

 

 

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