Candidatura delle città etrusche a patrimonio Unesco: per l’Emilia-Romagna c’è Marzabotto

2018/06/26, Marzabotto – Firmato il protocollo per la candidatura delle città etrusche a patrimonio Unesco: per l’Emilia-Romagna c’è Marzabotto. 

Sottoscritto il protocollo che dà l’avvio alla candidatura a patrimonio Unesco delle città etrusche di Perugia, Orvieto, Arezzo, Formello, Piombino, Marzabotto, Tarquinia e Volterra. 

È stato firmato lo scorso 19 giugno a Perugia il protocollo d’intesa tra tutti i comuni partecipanti al progetto di candidatura unitaria delle “Spur – città etrusche” al patrimonio Unesco. Tra i comuni, unica città etrusca dell’Emilia-Romagna c’è Marzabotto, rappresentata dal sindaco Romano Franchi.

Abbiamo avviato un percorso che speriamo si concluda positivamente, perché potrebbe dare rilevanza al nostro territorio” ha commentato il primo cittadino di Marzabotto. “Un percorso che vede coinvolte tante amministrazioni di regioni diverse, unite dall’obiettivo di salvaguardare e promuovere il patrimonio culturale lasciatoci dalla civiltà etrusca”.

Il protocollo dà il via libera alla redazione del dossier di candidatura per entrare a fare parte della Heritage list Unesco: fa seguito ad una prima sottoscrizione, avvenuta il 24 gennaio 2017, tra i comuni di Perugia ed Orvieto in qualità di soggetti capofila. In questo accordo oltre a Perugia e Orvieto si sono aggiunte le firme di Arezzo, Formello (Roma), Piombino, Marzabotto, Tarquinia e Volterra.

Secondo quanto previsto dal protocollo, il programma operativo della candidatura proseguirà ora con quattro fasi: la definizione degli accordi fra le istituzioni promotrici con la nomina del gruppo di lavoro e raccolta dei documenti; la stesura del documento preliminare del dossier di candidatura, del format per la candidatura e del piano di gestione; la presentazione dei documenti elaborati agli organi competenti e redazione definitiva del dossier; la traduzione in francese o inglese dei documenti e consegna finale agli organi competenti.

Le città partecipanti al progetto sono rappresentative del concetto stesso di Spur, ovvero città etrusca, in grado di riassumere tre elementi: il primo  legato al sistema difensivo che ben si legge nelle città definite murate, caratterizzato da grande valenza paesaggistica; il secondo, riferito alla religiosità nel particolare rapporto che gli Etruschi avevano con la  divinità, il terzo, infine, riguarda l’esperienza ingegneristica di cui gli etruschi furono maestri.

Nell’ambito del progetto Perugia si caratterizza per l’unicità della sua cinta muraria, Orvieto quale sede del santuario federale del Fanum Voltumnae, Marzabotto è esempio unico di città pianificata, Populonia (nel comune di Piombino) è esempio di città di produzione, Veio (Comune di Formello) è unica per le testimonianze relative al sacro, Gravisca (comune di Tarquinia) è il porto etrusco meglio conosciuto, Volterra è nota per l’articolazione dell’acropoli, Arezzo-Castelsecco è esempio del complesso suburbano tempio-teatro.

A coordinarlo saranno i professori Mario Torelli, per la direzione storica e archeologica e Paola Falini, per il coordinamento del gruppo di lavoro.

Il modello di città lo hanno inventato i greci, intorno al concetto di agorà –ha spiegato il prof. Torelli – ma il loro era un modello debole. Gli etruschi vi hanno aggiunto un elemento fondamentale, quello religioso, che ha avuto la funzione di collante e che si ritrova, forte, nelle regole di costruzione delle città stesse, che poi i romani hanno fatto proprie. Per questo –ha aggiunto ancora il professore – ho voluto incentrare il progetto di candidatura, perché ritengo che il concetto di città etrusca, con questa forte base ideologica sia indistruttibile e mi auguro che l’Unesco voglia proteggere questi concetti che sono alla base della nostra identità.”

Tutti i rappresentanti istituzionali hanno sottolineato l’importanza di fare rete, di condividere e valorizzare progetti comuni di accompagnamento all’obiettivo principale del riconoscimento Unesco.

Fonte; Ufficio Stampa Unione dei comuni dell’Appennino bolognese

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