Rita Ciampichetti – Quando il passato ritorna con una sorpresa

2026/03/07, Vergato – Quando il passato ritorna con una sorpresa: un racconto di Rita Ciampichetti.

Chi legge i miei racconti ormai sa quanto sono affascinata dal passato, dai costumi e modi di vivere dei nostri nonni, dalle tradizioni ormai quasi dimenticate, da chi eravamo e da dove proveniamo.

Molti mi dicono il mondo ormai è globalizzato, quello che è stato è acqua passata, occorre essere al passo con i tempi anche per non diventare elementi pensanti fuori dal branco o patetici nostalgici.

Senza diventare anacronistici e comunque grati per quanto il progresso ha portato in termini di benessere non dobbiamo però seppellire e dimenticare le tradizioni del nostro territorio e, per quanto è possibile, perpetuarle anche solo a livello di ricordo nelle generazioni più giovani per instillare in loro quel senso di appartenenza al luogo in cui vivono, dove prima di loro sono vissuti i loro antenati depositando nel tempo cultura, saperi e tradizioni.

Forse per questo mio essere sono sempre alla ricerca di elementi del passato, siano essi ricordi delle poche persone anziane superstiti, oggetti ormai dimenticati, documenti storici e appunto un po’ di tempo fa alla ricerca di quest’ultimi in un vecchio cassettone di famiglia, proprio in fondo ho trovato una vera “chicca”.

Ricordo che diversi decenni fa venne a trovare mia suocera Rosita un suo amico di infanzia e le portò da vedere un vecchio quaderno datato 4 maggio 1930, in cui Lollini Luigi, a quei tempi conosciuto compositore locale di zirudelle, aveva trascritto le sue poesie.

Nel quaderno era trascritta una zirudella datata 1890 che raccontava una spiacevole avventura capitata a Bologna al nonno di mio suocera, Ubaldo Colombarini.

Dalle mie recenti ricerche per la ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia di mio marito che mi ha portato indietro negli anni fino al 1784, il suo bisnonno Ubaldo Colombarini, soggetto del racconto, nacque a Casigno in Comune di Castel d’Aiano nel 1829.

Nell’atto ritrovato del suo matrimonio, avvenuto l’8 maggio del 1871 con Rosa Costantini, è riportato che era un “possidente” probabilmente perché a Casigno era il proprietario del Mulino della Valle.

Non dimentichiamo che alla fine dell’ottocento ed inizi del novecento nelle nostre zone il mugnaio era un personaggio direi fondamentale per la vita economica e sociale delle nostre comunità montanare.

Ora i campi sono abbandonati all’invasione di rose canine, rovi, ginestre e ginepri, ma una volta ogni metro quadrato di terreno per quanto impervio poteva essere era destinato alla coltivazione di prodotti in grado di sfamare quindi grano, mais, segale, orzo e castagne.

Il lavoro del mugnaio era appunto quello di trasformare questi prodotti in farina da destinare all’alimentazione quotidiana di uomini ed animali attraverso la gestione del mulino.

I nostri mulini erano posizionati in fondo valle, dove la forza idraulica generata dai torrenti di montagna garantiva il funzionamento delle mole, quindi al mugnaio veniva richiesto il possesso di competenze ed abilità ben specifiche per potersi occupare in modo efficiente del mulino e assicurare la sua perfetta funzionalità: doveva essere fabbro, carpentiere, meccanico, addirittura avere conoscenze di idraulica per il flusso dell’acqua, praticamente un tutto fare.

Il compenso per questa attività consisteva in quella che veniva chiamata “la molenda” cioè una piccola parte della farina macinata che era tratteneva come pagamento.

Il mulino diventava ovviamente un importante luogo di incontro per gli abitanti della valle. Mia suocera, che ha vissuto per qualche anno la vita del mulino, raccontava che la gente arrivava con i sacchi dei cereali da macinare trasportati sui muli o sui carri trainati dai buoi e spesso dovevano attendere il proprio turno per la macinatura, nel frattempo era una inevitabile occasione per chiacchiere e scambi di notizie.

Forse è per questo che il nostro “Ubaldet al muner” era un personaggio conosciuto da tutti ed occupava una posizione particolare nella comunità.

Poi le esigenze si sono modificate, l’ultima guerra ha avuto le sue conseguenze e il mulino cessò la sua attività, ora il mulino della Valle è un edificio che ha subito una ristrutturazione che purtroppo non ha salvaguardato gli elementi tipici per diventare una seconda casa nemmeno troppo abitata.

Per ritornare alla “chicca” ritrova, la lungimiranza della Rosita l’ha ispirata a fare una fotocopia del prezioso quaderno che, ormai dimenticata dal tempo, ha rivisto la luce.

Chissà se l’originale esiste ancora conservato da qualche erede o è andato perduto per sempre, io conservo questo prezioso reperto che riporta una raccolta di poesie, filastrocche e racconti alcuni anche descrittivi di eventi storici.

La zirudela d’Ubaldet però è così spassosa che vale la pena pubblicarla anche per ricordare anche il suo arguto compositore Lollini Luigi ormai sconosciuto ai più.

Buona lettura!

Rita Ciampichetti 03/2026

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