La ferrovia Porrettana a Vergato – Il “Muro dei Francesi”

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Foto; Massimo Gamberi da Sei di Vergato se

2015/05/09, Vergato – Enrico Carboni ripercorre la storia del paese attraverso la ricostruzione di luoghi, fatti e persone che ne hanno caratterizzato lo sviluppo e l’attuale assetto ambientale e urbano, processi che hanno subito nel tempo molte modificazioni e dei quali si sta perdendo la memoria. Dopo : La Viazza, Il guado della Ghiaia, La frana della Rovina, Il Fungo scomparso, L’Asilo Burdese, La casetta Olivi è ora la volta del “Muro dei Francesi”.

IL MURO DEI FRANCESI

Sulla sponda destra del Torrente Vergatello, poco prima della confluenza in Reno, poco oltre “la cà ed la mascarena”, si può ancora notare l’esistenza di un grosso muro semicircolare che a Vergato, i più anziani ricordano come:”il muro dei Francesi”.

Muro dei francesi

Il muro, dello spessore di oltre un metro in sommità, di circa tre metri alla base e altrettanti in altezza, costruito in sassi di fiume, si presenta in ottimo stato di conservazione e quel che ne resta è rimasto inglobato fra le case costruite nei primi decenni del dopoguerra, sul confine delle proprietà Benassi, e la più recente palazzina sorta dove c’era la casa di Mario Fornasini e Adriana Vignudelli.

Le poche voci raccolte in paese circa tale muro sono concordi nel definirla come un’ opera idraulica realizzata al tempo dell’amministrazione francese (da cui il muro dei Francesi) nei primi anni del ‘800, a difesa dell’abitato di Vergato dalle piene. In effetti il problema dei ricorrenti allagamenti del paese in occasione di piene concomitanti del Torrente Vergatello e del Reno è sempre esistito; la concomitanza fra i due eventi di piena è la causa principale dell’alluvione in quanto l’acqua del Vergatello non riuscendo in queste condizioni  a scaricare in Reno, saliva rapidamente, quindi fuoriusciva dalla rampa del guado della ghiaia, s’incanalava lungo la via principale del paese rientrando in Reno solo alla Campana dopo aver allagato tutti gli scantinati del paese. In caso di eventi concomitanti eccezionali con tempi di ritorno superiori ai 200 anni , l’alluvione del paese potrebbe ancora verificarsi!

Ora per fare fronte a questo rischio idraulico ricorrente sarebbero state necessarie  opere di difesa in sinistra idraulica in grado cioè di contenere i livelli d’acqua prima ricordati, cosa peraltro che si è fatta nella seconda metà del ‘900 con la costruzione dei muri lungo la sponda sinistra del Vergatello, divenuti in tempi recenti marciapiedi con muretti sopraelevati a quote di relativa sicurezza.

Quel muro semicircolare in destra idraulica, prima dello sbocco in Reno,  certamente non poteva difendere il paese dalle piene, né d’altra parte nella sponda opposta esistevano a quel tempo costruzioni o edifici da difendere essendo la zona esclusivamente agricola.

Poteva trattarsi, a detta di alcuni, di un opera a difesa della ferrovia, una sorta di repellente a difesa del ponte e del rilevato anche se la sua forma, ancorché visibile in parte, non dia sufficienti ragioni di come avrebbe potuto svolgere questa funzione di difesa; e poi perche solo in sponda destra e non anche in sinistra?

L’opera idraulica a difesa del paese o della ferrovia indicata dalle testimonianze raccolte non risulta alla prova dei fatti convincente.

Le funzioni di quell’imponente opera muraria devono essere altre! Non disponendo per ora di dati certi,( testimonianze, documenti, immagini), si possono fare solo congetture, ipotesi. La più credibile sembra la seguente, si potrebbe trattare del muro di contenimento di una piattaforma girevole per fare invertire il senso di marcia (giramento) alle locomotive a vapore provenienti da Bologna al momento dell’entrata in esercizio del 1° tronco Bologna -Vergato della ferrovia Bologna – Pistoia (1862). In effetti molti elementi concorrono a sostegno di questa ipotesi  risultando convincenti:

  1. La forma arrotondata del muro per ospitare una piattaforma rotonda, l’altezza del muro che è allo stesso livello del rilevato ferroviario, la sagoma a scarpa esterna e le dimensioni del muro che lo caratterizzano come un muro di contenimento di un’opera importante collegabile alla ferrovia (la parte fuori terra che ancora oggi si vede, costituisce la parte semicircolare che chiudeva l’opera verso l’esterno, l’opera si completava con il proseguimento dei muri, oggi non più esistenti a formare un secondo semicerchio fino a chiudere il collegamanto contro il rilevato ferroviario) .
  2. Il fatto che in stazione a Porretta vi fosse una piattaforma girevole simile che è rimasta attiva fino agli anni 90 per essere poi demolita per fare posto al sottopasso è un altro elemento a sostegno del fatto che analoga struttura doveva esserci anche a Vergato .
  3. Il fatto che sia ancora ricordato dai vecchi vergatesi come “ il muro dei Francesi” non sta a significare che è stato realizzato dall’Amministrazione francese ai primi dell’800, ma testimonia che è stato realizzato in occasione della costruzione della ferrovia Bologna-Pistoia, che come è noto è stata progettata da un gruppo di ingegneri francesi guidati da J. L. Prochte cui si deve anche la direzione lavori di tutta l’opera comprese le opere accessorie come la piattaforma girevole. Dal 1860 al 1862 fu realizzato il primo tronco da Bologna a Vergato, nei tre anni a seguire fino al 1865, il secondo tronco fino a Porretta ed il terzo fino a Pistoia.
  4. Il primo tronco fino a Vergato, inaugurato nel 1862, entrò subito in funzione determinano la necessità dell’opera in questione. Le locomotive a vapore che allora trainavano i convogli, arrivate a Vergato avevano la necessità di esser ruotate di 180 gradi per riprendere la marcia verso Bologna. Questa rotazione detta “giramento delle locomotive” avveniva su apposita piattaforma girevole che aveva le seguenti caratteristiche che, unitamente alla figura che segue, ci consentono di immaginare come fosse l’opera nel suo complesso. Questa la descrizione della piattaforma che troviamo nel manuale-Veicoli ed Impianti- edito dal Ministero dei Trasporti – Ferrovie dello Stato, messo gentilmente a disposizione da Armando Carboni, capo macchinista in pensione, in essa si distinguono:
  5. Il piatto mobile sul quale appoggiano le rotaie destinate a ricevere le locomotive che devono girarsi.
  6. Il perno centrale che sostiene il piatto e ne permette la rotazione.
  7. Le ruote che sostengono il piatto alla periferia e lo seguono nella rotazione.
  8. Il piano di rotolamento sul quale girano le ruote.
  9. La fossa entro la quale è situata la piattaforma.
  10. I naselli o fermagli di arresto che servono a fissare la piattaforma in una determinata direzione.

La dimensione caratteristica delle piattaforme è il diametro che nel caso delle locomotive varia da un minimo di m.9.50 ad un massimo di m. 21,50 come quella rappresentata nella figura che segue. Altro elemento di rilievo è che tali piattaforme, nella maggior parte dei casi, venivano azionate a mano da due fino a sei operai in base alla dimensione . 

Carboni Enrico_Piattaforma girevole copiaLe considerazioni svolte ci fanno ragionevolmente ritenere di aver risolto l’interrogativo sul muro dei francesi, si tratta del muro di contenimento della fossa sulla quale era impostata una piattaforma girevole per il giramento delle locomotive. Ci auguriamo comunque che qualche lettore più informato possa confermare, oppure perché no, confutare l’ipotesi formulata, magari fornendo qualche dato documentale certo che in questa fase non è stato trovato.

 

Vergato 9 maggio 2015, Enrico Carboni

 

 

 

 

 

 

 

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